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Enzo Guarna: la relazione di Gerardo Pagano alla Cassiodoro

Soverato - tavolo dei relatori
Soverato – tavolo dei relatori

SOVERATO – Presso la sala convegni dell’Istituto Alberghiero di Soverato, nei giorni scorsi si è tenuto un incontro culturale in memoria di Enzo Guarna. L’iniziativa prevista nel calendario degli incontri culturali del venerdì del XVIII Anno Accademico è stata organizzata dall’Università della Terza Età e del Tempo libero Magno Aurelio Cassiodoro di Soverato. Tema dell’iniziativa: “Ricordando Enzo Guarna dieci anni dopo la conferenza “In forma di parole” da lui tenuta presso l’Università della terza età il 14 febbraio 2003. Dopo i saluti del Presidente dell’Università Dott. Francesco Grisafi e una relazione del Prof. Gerardo Pagano e la lettura di brani di Lino Posillipo si è passati alla proiezione di alcuni filmati che ricordano l’iniziativa in cui il compianto Preside Guarna, recitò a memoria versi della letteratura italiana, fra cui l’intero canto V dell’inferno di Dante e una sua composizione poetica “Elegia al padre”. Riportiamo di seguito il testo dell’intervento della relazione che ci ha fatto pervenire il Preside Pagano intitolato “La dignità della decenza quotidiana”. Scrive Pagano: GLi amici dell’Università della 3^ età mi hanno invitato a parlare dell’opera letteraria di Enzo Gurna e dei suoi scritti. Per l’immensa stima che ho avuto per Guarna letterato, critico della poesia del Novecento, acuto lettore della poesia di Montale, e uomo di scuola, ho l’obbligo di premettere a quanto sto per dire la mia dichiarazione di non essere un critico letterario, avendo dedicato i miei studi per lo più alla filosofia e alla religione, alla storia e alla politica. L’opera letteraria di Guarna solo ora, in questi primi mesi del 2013 comincia a varcare i confini della nostra regione e a trovare estimatori nel più vasto circuito della critica letteraria europea, come più avanti potrò documentare. Parlando in un altro incontro della nostra università, quando Enzo era scomparso da pochi mesi, lamentai che a Soverato nessuna istituzione rappresentativa della comunità aveva pensato di fargli omaggio di qualche riconoscimento per il contributo dato alla crescita della città e del comprensorio attraverso il lavoro di educazione e culturale svolto con passione e intelligenza. Oggi dobbiamo dare atto al Comune di Satriano di aver pubblicato alcune, certo le più significative, opere di Guarna sotto il titolo Visse per ischerzo, che è quello dell’epigrafe che egli lasciò per la sua tomba. Voglio augurarmi che questo libro abbia la diffusione e il consenso che merita, perché possiamo, quelli che abbiamo stimato Enzo Guarna, continuare ad averlo come compagno di viaggio. Tale, infatti, diviene un autore quando attraverso la lettura dei suoi versi o della sua prosa instauriamo con lui un dialogo, nel quale noi ci poniamo in ascolto di parole elaborate con finezza di letterato, ma anche con una umanità autentica, intrisa di generosità aperta e di mesta accondiscendenza alle vicende della vita.
Gli scritti pubblicati a cura del comune di Satriano hanno la prefazione del prof. Antonio Barbuto, che con felice intuizione di critico ma insieme con partecipazione intima di amico scrive: “Guarna avrebbe potuto scrivere volumi di critica letteraria, romanzi, poesie ma non ha scritto quasi niente perché come il Fadin montaliano la sua “parola non era forse di quelle che si scrivono”.Io credo però che al fondo di tutte le sue convinzioni ci fosse il tarlo della certezza che lui era destinato all’incompiutezza, dilaniato da un dissidio profondo e irrisolvibile. Ogni riga, ogni gesto sono indizi palesi o sottintesi d’una determinazione accanita di lasciare tutto incompiuto, nella vita come nel suo mestiere di letterato finissimo.” E a proposito di “Elegia al Padre” di cui aveva avuto modo di elaborare una premessa critica Barbuto ha segnalato che la poesia “fu consacrata da un intellettuale di sommo prestigio, Sebastiano Timpanaro” a cui Barbuto aveva mandato il testo. In una lettera del 26 febbraio 1972 – racconta Barbuto – Timpanaro gli scrisse a proposito di “Elegia al padre”: “Io ho scarse letture di poesia contemporanea, e spesso non riesco a capire e ad apprezzare. Ma questa volta credo di aver capito tutto e sono rimasto ammirato: molto raramente, mi sembra, ho letto versi di questa forza: la rappresentazione, commossa e lucida al tempo stesso, di un dramma individuale che è, insieme, il dramma di una società. Tutto questo lei lo dice molto meglio di me nella Sua premessa critica: Le spetta il merito di avere scoperto un poeta vero e alto. Se ha occasione di vedere Vincenzo Guarna, vorrei che gli esprimesse la mia sincera ammirazione”. (Timpanaro, nato nel 1923 e morto nel 2000, è stato un maestro della filologia classica e moderna .e uno dei più fini esegeti della poesia e della filosofia di Leopardi. ). A distanza di 30anni , la stessa ammirazione esprime la scrittrice e studiosa di origine sarda Rina Brundu in un post da titolo “La poesia e l’arte solo ora sublime del calabrese Vincenzo Guarna: alcune brevi considerazioni critiche”: “Il problema è che dopo Guarna non si può neppure morire in pace! Per capire di cosa sto parlando basti pensare che sull’esterno del monumento funebre di Dante, a Ravenna, vi sarebbe scritto soltanto “DANTIS POETAE SEPULCRUM”. L’epitaffio sulla tomba dell’incommensurabile bardo di Stratford-upon-Avon, recita invece (traduzione in italian ndr):
« Caro amico, per l’amor di Gesù astieniti,
dallo smuovere la polvere qui contenuta.
Benedetto colui che custodisce queste pietre,
E maledetto colui che disturba le mie ossa »
Che è scrittura che impressiona sicuramente ma forse più per l’ammonimento in essa contenuto che per la sua qualità estetica. Certo, le cose migliorano in quel di Roma, laddove sulla tomba dello straordinario poeta inglese John Keats (1795-1821), gli amici vi fecero incidere anche le sue ultime parole famose, o almeno quelle che lui avrebbe voluto fossero considerate tali: “Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua”. Descrizione indovinatissima per raccontare una vita che è stata un soffio di vento nel mare magnum dell’eternità, ma che in quel suo brevissimo istante ha saputo fare una differenza e caricarsi di una qualità estetica assolutamente unica. Però, si sa, qui si sta parlando di John Keats, vale a dire di uno dei più grandi poeti di ogni tempo! Il contemporaneo Vincenzo Guarna (1934-2005) era invece un pressoché sconosciuto professore di Lettere, nonché Preside di alcuni istituti secondari di Calabria, sua terra d’origine (lui era nato in Croazia), e oltre a dedicarsi all’insegnamento si era fatto conoscere per gli studi su Eugenio Montale. Tuttavia, sul suo sepolcro si legge una EPIGRAFE veramente sublime.” L’ascolteremo fra poco da Mario Posillipo. E la Brundu continua: “Mai, nei quasi venti anni in cui mi sono occupata di scrittura, e specialmente di scrittura digitale, dunque anche di poesia fondamentalmente digitale (in senso lato), mi è capitato di leggere qualcosa di così esteticamente valido, stilisticamente nuovo e filosoficamente intenso in un autore contemporaneo. Mai! Ed è tale la mia ammirazione per quest’uomo che – pur volendo scrivere della sua straordinaria capacità di gioco con le parole, della sua quanto mai appropriata scaltrezza grammaticale, della sua inimitabile capacità di poetare seguendo la “musica” del discorso piuttosto che la forma ingessante, della sua facilità nel costruire e de-costruire ogni struttura poetica omologata, del suo mirabile saper cogliere la sostanza e le ragioni dell’Essenza; e, pur desiderando di provarmi in una analisi stilistica e tecnica di tutte e tre le opere pubblicate in questo pezzo – preferisco fermarmi qui. Preferisco non rischiare di “offendere” anche con una sola parola di troppo tanta bellezza-dell’-anima. Sarà quindi per un’altra volta. Di certo c’è soltanto che se sono sempre poche le persone che si vorrebbe conoscere per davvero, per quanto mi riguarda Vincenzo Guarna era una di quelle! Semplicemente straordinario!” Non è facile leggere Guarna. Si tratta di una lettura esigente: le parole rimandano ad una trama di pensieri, di riflessioni, di elaborazioni culturali, consolidatesi nel tempo dopo la formazione all’Università di Messina alle lezioni di autorevoli professori, la cui memoria resta nella storia della cultura italiana. La finezza dell’eloquio rappresentava l’innata signorilità del portamento e insieme l’intelligenza acuta applicata alla analisi dei fatti letterari e, in particolare della poesia di Montale. Al quale si accostò per una spontanea condivisione della visione del mondo e concezione dell’esistenza. Il pessimismo era in lui distacco nella considerazione degli eventi, assenza di coinvolgimento, ironia. Come si rileva soprattutto nelle sue prose. Il frammento di romanzo “Satriano 1936 e dintorni” e “Fenomeno Pecci ovvero gli ammonitori”. Il godimento della lettura non deriva solo dalla eleganza dell’eloquio, che ho già rilevato, ma anche dai richiami ad autori e testi della nostra letteratura, cui faceva riferimento con la sua memoria prodigiosa, dagli oratori barocchi del Seicento, a Foscolo, Manzoni e l’inevitabile Montale, che sembra far da guida alla rappresentazione delle case e delle ville della via Panoramica di Soverato o del quartiere Cittadella di Satriano. Una lettura esigente, dicevo, che rimanda alla conversazione brillante, alle vaste letture, ad una dimensione delle conoscenze e delle intuizioni, per allargarsi al di là dei confini del chiacchiericcio paesano o dei pettegolezzi delle gazzette locali, in cui, pure, secondo l’interpretazione di Barbuto, finiva per rinchiudersi per una sorta di pigrizia caratteristica dell’intellettuale meridionale. Che per Enzo Guarna è la dignità della decenza quotidiana, la più difficile delle virtù …… che intanto è difficile in quanto è senza eroismo e senza gloria e va scontata giorno per giorno in silenzio. Ma la lettura degli scritti di Enzo induce a sentirsi partecipi della sua ironia, del non prendersi sul serio …..pensate agli instanti bic o alle sue ripetute esperienze di impegno elettorale. “Visse per ischerzo”, ma ad un livello intellettuale non comune. Potrei continuare in questa analisi, ma è preferibile continuare ad ascoltare direttamente Guarna, e soprattutto esprimere l’auspicio che sia portata a conclusione l’iter amministrativo di intitolazione a lui di questo Istituto, come segno non solo di attenzione,ma di perenne memoria di una persona per la quale la cultura era vita. – Soverato, 15 febbraio 2013 – Gerardo Pagano