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L'addio annunciato di Galliani al Milan

MILAN NEWS – Il geom., per tutti dott. Galliani, dice addio al Milan, ormai un po’ al suo Milan, dopo ben ventotto anni e dieci mesi di reggenza assoluta ed incontrastata. Sì avete letto bene: dopo quasi un trentennio l’a.d. Galliani ha avuto il ben servito dal Presidente Berlusconi, per volontà della giovane rampolla Barbara, per una irrisolvibile incompatibilità. Si parla di divergenze di vedute nella gestione tecnica ed aziendale della società, ma secondo quanto dichiara l’ormai prossimo ex a.d. del Milan, si tratta, invece, di un sistema poco british di mettere alla porta un uomo, prima ancora che un semplice dirigente, che ha dato tutto ed oltre per la società milanese. Un conto è una sostituzione, altro è sbattere la porta in faccia non curando il senso di reputazione e di dignità che tutti e sempre meritano. E’ vero, il mondo è cambiato, l’economia è cambiata ed anche il calcio in tal senso non è rimasto troppo indietro.  L’entrata in scena degli sceicchi arabi o petrolieri dell’est a capo delle più rinomate società europee ed internazionali,degli americani alla guida della Roma o ancora dell’indonesiano Tohir al vertice dell’Inter al posto della famiglia Moratti, sta affiancando un lento,ma inesorabile ed implacabile processo di rottamazione, per alcuni, per me di più rispettoso ricambio generazionale, che sicuramente gioverà al pianeta calcio, però la memoria di quel che è stato non dev’essere corta o alle volte inesistente. Barbara Berlusconi, alla guida della società del padre, darà nuove motivazioni ed energia positiva, ma sta di fatto che un dirigente come Galliani che ha contribuito molto alla crescita ed affermazione sul piano del business e calcistico della squadra aiutando a renderla la più titolata al mondo forse, e ripeto forse, meritava ben altro trattamento. Galliani, dopo il suo addio, annunciato per giorno 11 dicembre al termine dell’importante match di Champions contro l’Ajax,verrà ricordato per gli acquisti Reiztiger,Guly,Didac Vilà,o di Traorè, ma anche per quelli dei famigerati tre olandesi,di Shevchenko, di Kakà e ancora di Nesta, Pirlo o Seedorf, spesso per cifre bassissime, realizzando non solo semplici affari, ma autentici capolavori sportivi-dirigenziali. Ultimamente, Ancelotti lo ha definito il top dei dirigenti, da pallone d’oro. Non è bastato; ha vinto l’affetto, la spinta della famiglia, della figlia sul padre, e dinnanzi a questo c’è solo da arrendersi, da issare bandiera bianca. Forse, non sarebbe stato male aver ancor per un po’ un insegnante di nome Adriano Galliani, perché alla fine, si dice che comunque l’allievo in genere supera sempre il maestro. Dunque, buon lavoro al nuovo che avanza, anche nello sport e nel calcio.

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