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Scuole: il preside eletto, il modello tedesco e i requisiti d'accesso alla dirigenza scolastica

Il dibattito, lanciato dal nostro sondaggio (Tecnica della Scuola ndr), sulla possibilità di una figura eletta dai docenti con le funzioni di preside è senz’altro interessante ma per completezza sarebbe giusto introdurre una riflessione sulla figura del capo d’istituto nei vari Paesi europei. Una sorta di comparazione che è possibile fare sinteticamente, perchè la scelta dei “dirigenti scolastici” (usiamo l’espressione italiana) nonostante abbia caratteristiche diverse per ciascun paese, è accomunata da diversi elementi.
In premessa però, è giusto osservare, che qualche anno fa in una comunicazione intitolata “Migliorare le competenze per il 21° secolo” la Commissione Europea ha messo in evidenza come le scuole dell’Europa, divenute “organizzazioni sempre più complesse ed autonome”, necessitano di capi d’istituto che siano in grado di coniugare gli aspetti di management scolastico del loro ruolo con quelli di una leadership focalizzata sull’apprendimento”.
Aspetti questi ultimi che in maniera marcata in alcuni casi e più lieve in altri, si ritrovano nei criteri di reclutamento dei dirigenti scolastici di ogni paese d’Europa.
Pertanto sarebbe opportuno, per chi propone di affidare ai docenti la scelta del proprio dirigente attraverso una modalità che rappresenta senz’altro una grande prova di maturità e democrazia, assicurare che i “candidati” siano in grado “di coniugare gli aspetti di management scolastico del loro ruolo con quelli di una leadership focalizzata sull’apprendimento”: in sostanza si dovrebbero inserire dei requisiti minimi d’accesso per chi si candida a dirigere una scuola.
Un modello di reclutamento, che nonostante non abbia i caratteri elettivi, presenta momenti di partecipazione delle varie componenti del mondo scolastico (insegnanti, genitori, alunni) nella selezione dei dirigenti lo troviamo in Germania.
Lo Schulleiter, con cui si indica in generale il capo di istituto che ha un nome specifico a seconda del livello d’istruzione che a sua volta può cambiare nei diversi Lander (ad es. Rektor nella primaria, Realschulrektor nella secondaria inferiore) è un impiegato dello Stato.
La messa a bando dei posti disponibili di Schulleiter viene periodicamente resa pubblica attraverso bollettini ministeriali e fra i requisiti considerati per l’aspirante vi sono quelli di avere un certo numero di anni d’insegnamento; quindi si valutano le capacità e abilità in campo amministrativo e didattico nonché la valutazione dei risultati ottenuti in qualità di docente.
Circostanza quest’ultima che richiama un tema, quello della valutazione dei docenti, molto attuale e che pur non affrontato in questa sede è utile non trascurare anche sotto il profilo di una sua possibile applicazione nella direzione della scelta dei dirigenti futuri.
Vero è che in genere, in Germania, a fare domanda per diventare Schulleiter sono coloro che hanno assunto le vesti nel corso degli anni di vice capo di istituto. In diversi Lander nel processo di selezione sono chiamati gli enti locali che sono anche coloro che finanziano le scuole pubbliche e la Schulkonference, ovvero un organo consultivo scolastico che vede la partecipazione della componente docenti, genitori e studenti.
In alcuni Lander il coinvolgimento della Schulkonference consiste nel diritto di proporre una candidatura mentre in altre di escludere un candidato. L’ultima parola, comunque, resta all’ispettorato scolastico. Messe da parte le mansioni del dirigente scolastico in Germania molto simili a quelle italiane: amministrative e pedagogico didattiche, è giusto rilevare come lo Schulleiter continua ad esercitare l’attività d’insegnamento ma con un orario ridotto perchè evidentemente impegnato in altre funzioni.
Adottare un modello di reclutamento dei dirigenti simile in Italia non è escluso possa appassionare i sostenitori del “preside elettivo”, anche se, “scimmiottare” esperienze d’altri spesso si rivela poco efficace. Vero è che in Germania che ha un modello di gestione scolastica diverso dall’Italia, una figura di dirigente più versato alla didattica che al “management scolastico” è giusto immaginarlo come espressione di una scelta partecipata e non frutto di una decisione esclusivamente meritocratica, basata su un concorso. In Italia i dirigenti scolastici, per i compiti che a loro sono stati affidati e considerato il contesto (la cd autonomia) in cui operano, devono per forza di cosa essere o diventare più “manager” dei colleghi tedeschi.
Trovare un manager è difficile però. Non basta un concorso a cui si può partecipare per avere un certo numero di anni di esperienza di docenza, né è sufficiente un corso-concorso perché è difficile credere che un corso possa rivelarsi sufficiente a compensare i limiti per alcuni derivanti dalla mancanza di conoscenze in campo economico e giuridico necessarie per diventare un dirigente manager.
Negli enti locali, per fare un esempio, un ingegnere che per tanti anni ha retto l’ufficio tecnico del comune, non matura il titolo per partecipare al concorso per segretario comunale, destinato a laureati in materie giuridiche, economiche o equipollenti. Perchè invece nella scuola basta essere un insegnante con alcuni anni d’esperienza per poter diventare preside-manager?
Se dunque non cambieranno i requisiti d’accesso per il reclutamento dei futuri dirigenti scolastici, l’idea del preside elettivo non sarebbe in fondo così cattiva e forse potrebbe produrre migliori risultati.

Fabio Guarna (fonte: Tecnica della Scuola)

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