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Il derby dei pugni, delle pietre e delle bombe

Uno spettacolo riprovevole fuori, mentre fortunatamente esaltante nel rettangolo di gioco. Se fuori si decideva animalescamente di infrangere vetri e di colpire autobus, per vincere la gara del chi la fa peggiore e più grave, sul prato verde, Juventus e Torino si scambiavano colpi d’autore, agonismo e occasioni a raffica. Mentre fuori, la tensione era alle stelle, dentro il campo vinceva la sportività ed il rispetto tra calciatori maturi e responsabili, privi di remore e voglie di rivincita. Nel corso dei novanta minuti e poco più di giuoco, si andava avanti a colpi di pali, super parate e azioni veloci ed elaborate, fuori dallo stadio risuonavano gli insulti ed i tentavi di aggressione, difficilmente sedabili dal sevizio d’ordine preoccupato e non ben attrezzato. Questo alla fine è stato il derby della Mole, nel quale ha prevalso la squadra più debole e spesso negli ultimi tempi più sfortunata , il Torino, che torna a vincere dopo vent’anni. E’ l’ex Quagliarella a consegnare ai supporters granata quella sensazione di goduria e di allegria, che nella città piemontese mancava forse da troppo tempo. Così il coriaceo Ventura si leva pure questa soddisfazione, dopo quelle della qualificazione in El, delle salvezze tranquille e non affannose alle quali eran abituati in casa Toro, oltre che il lancio, nel grande palcoscenico europeo, di calciatori importanti , quali Immobile e Cerci. Tutto questo in quattro anni, nei quali non è mancato soprattutto l’ elemento portante del suo calcio sfolgorante ed innovativo, motivo d’ispirazione non celato, per tanti nuovi validi allenatori. Per la Juventus, invece, una festa soltanto rinviata, presumibilmente di qualche giorno, sfruttando i passi falsi di Lazio e Roma, sue inseguitrici più accreditate, ormai con il fiato sul collo per la corsa incalzante e ritmata del Napoli di Benitez, distante dalle due squadre capitoline, rispettivamente due e tre distanze, con ancora sei giornate da disputare. Non vogliamo in ultimo dimenticare, la vittoria dell’Inter, divertente ed incostante, le badilate dell’Udinese ai danni del sempre più malcapitato Milan di SuperPippo, abbandonato pure dalla società( Galliani) e non dai calciatori, perché forse questi a lui non sono veramente mai stati vicini. Senza trascurare in tutto questo, le zampate di una delle ultime leggende del calcio nostrano , Luca Toni, autore di una doppietta sfavillante ai danni dell’ ormai salvo Sassuolo, e le botte da orbi, scambiate dai calciatori di Empoli ed Atalanta, dopo un pirotecnico 2-2, che nulla toglie e nulla dà, benché con poca lode e molta infamia.ROBERTO TOTINO