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Satriano: dormono sulla collina

satriano dormono sulla collina
Satriano dormono sulla collina

SATRIANO – Il viaggio dentro un cimitero non genera mai tristezza. Quando esci, ti accorgi di essere più capace di capire il passato e il presente di un paese, di una collettività. Passeggiando per le lapidi, fra i mucchi di terra,trovi madri, padri, figli, figlie, bimbi, giovani, anziani, belli, belle, buoni, cattivi, felici, infelici, fortunati, sfortunati. I mestieri sono tanti: l’artigiano, il professionista, il contadino, l’impiegato, il professore, il notabile, l’artista, il disoccupato, l’imprenditore, il nullatenente, il sacerdote, etc. Le foto che si passano in rassegna sono in b/n o a colori, ed alcune il tempo ha cominciato a dissolverle. Accanto alle immagini campeggiano frasi che raccontano seguendo un copione universale una delle tante “spoon river” del mondo. Non c’è miglior luogo che sia in grado di trasmettere la quotidianità di un popolo conservata in quei nomi anonimi, in quelle facce incastrate in una cornice di metallo e corredate da fiori veri e di plastica. Anche qui a Satriano, come nell’antologia Spoon River “dormono sulla collina”. Chi era quel militare così distinto, ti chiedi, la cui vita era durata dal 1898 al 1963 e che condivide la data di morte con JFK? Quanti cognomi uguali portano le tombe, osservi… e, proseguendo noti che c’è anche il loculo di un giovane caduto durante la seconda guerra mondiale; intanto in mezzo al verde fra le tombe di nuova costruzione appaiono volti di gente che era da un po’ che non vedevi e che a tua insaputa si erano trasferiti sulla “collina”. Su una lapide si legge il segnale che al momento di ricongiungersi nell’aldilà una coppia si era dato, scolpiti nei versi di un noto poeta: “Avevamo studiato per l’aldilà/un fischio, un segno di riconoscimento./Mi provo a modularlo nella speranza/che tutti siamo già morti senza saperlo. Ed infine, in prossimità dell’uscita secondaria, lo sguardo volge ad un epitaffio : Scrivete sulla mia tomba: Visse/per ischerzo”. Il mio/inferno/in questa epigrafe. Perchè/i giorni tramarono vicende/e io in quelle vicende,/senza convinzione./Ho sofferto, ho lottato/senza convinzione: anima/divisa, inerte/volontà. E vissi/per ischerzo e oggi/nulla/è veramente mio. Un muro/sotto la luna, il tedio/dei ricordi, questo/vuoto disagio.
Il viaggio dentro a un cimitero è un viaggio dentro il ricordo, è un viaggio nell’intemporaneo, al termine del quale ti sembra di avere letto nuovamente i versi di Edgar Lee Masters adattati alla tua versione personale e preferita. All’uscita un soffio di vento ti sussurra dei versi, quasi come fosse un saluto, che dicono: “….Soltanto il sole ardente e le stelle quiete sono le stesse./E noi—noi, le memorie, restiamo qui sgomente,/gli occhi chiusi per la stanchezza del pianto—/in una stanchezza infinita!

Fabio Guarna

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