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Juve, aspettando Berlino: dalla morte alla resurrezione

Non pare del tutto vero che a distanza di nove anni circa da quella storica prima partita in serie B, a Rimini, dopo un mondiale conquistato fresco fresco, e a oltre dodici anni di distanza dall’ultima finale persa in un altrettanto storico e leggendario derby, contro il Milan a Manchester, la squadra bianconera diretta dalla nuova regia Agnelli-Marotta-Allegri, senza voler dimenticare nessuno e fare in alcun modo un torto, potesse sfidare i marziani del Barcellona, a Berlino il 6 di Giugno prossimo. Senza dimenticare che proprio nell’amena città teutonica, nel 2006 i nostri valorosi eroi azzurri, alzavano al cielo la quarta coppa mondiale. Non pare possibile, perché dopo gli incalcolabili punti di penalizzazione comminati al club bianconero, da Ruperto, Sandulli & co., nella non troppo distante estate del 2006, si dovette assistere al fuggi fuggi generale dei big presenti in squadra, oltre che alle forzate scelte societarie, dilaniando un patrimonio aziendale di milioni e milioni di euro di fatturato, che solo ora cominciano ad intravedersi nuovamente.
Lontani non troppo sono gli anni in cui, la Juve perdeva a Mantova o veniva fermata dall’Albinoleffe, senza voler nulla togliere a nessuno. Neanche poi troppo lontani gli anni in cui si alternavano allenatori su allenatori, in ordine: Deschamps, Ranieri, Ferrara, Zaccheroni, Del Neri ecc. Sono gli anni anche degli addii al calcio di Nedved e Del Piero, e quelli alla Juve di gente come Camoranesi e Trezeguet. E non è finita qui! Si può tornare indietro col pensiero agli strapagati flop di mercato Diego, Felipe Melo e Krasic. Si può ancora riflettere ancora alla “cacciata” di Blanc, Secco e Cobolli Gigli, alla guida del club, dopo uno straziante settimo posto ed in precedenza annate non propriamente aderenti alla storia della società torinese. Ma non è finita qui. Non dimentichiamoci infine, della nuova casa juventina, inaugurata a Settembre del 2010, vera chiave di successo e rinascita per l’intero popolo cresciuto col mito di Scirea e Platini.
Poi, in serie i quattro scudetti di fila, due supercoppe ed infine le due finali ancora da disputare, in Coppa Italia e CL.
Alla fine, ha ragione da vendere il buon Del Piro a scrivere sul suo profilo Facebook: ” Dalla Berlino alla B, dalla B a Berlino”. Il passo non è stato né breve e né lungo, ma da vera trama di un romanzo di altissima tiratura. Roberto Toino

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