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Nucleare Iran: rush finale

Iran foto wikipedia
                Iran (fonte Wikipedia)

Siamo ormai al rush finale per l’accordo globale sul programma nucleare iraniano. La data fissata è martedì 30 giugno, quando al gruppo dei 5+1, ovvero Usa, Russia, Cina, Francia, Germania e Gran Bretagna a cui aggiungere l’Unione Europea e Teheran, toccherà definire l’accordo i cui punti generali sono stati sottoscritti a Losanna nella scorsa primavera. Ma non è escluso un rinvio di qualche giorno senza però mettere da parte la possibilità che tutto si concluda con un nulla di fatto. L’Iran pretende per assicurare la sua adesione, la revoca delle sanzioni mentre la controparte rappresentata dalla diplomazia occidentale ha messo un punto fermo sulla possibilità di effettuare ispezioni ai siti militari iraniani per accertarsi di un uso esclusivamente civile dell’uranio arricchito. Rohani, presidente dell’Iran e a capo della corrente dei moderati, pur essendo favorevole al nucleare, ha sempre condotto una linea aperta al dialogo con l’occidente soprattutto nella prospettiva di un rilancio dell’economia del paese. Lo sblocco dell’embargo internazionale, infatti, favorirebbe molto gli investimenti dall’estero che già si intravedono. Vero è però che qualche giorno fa, la Guida suprema Ali Khamenei in un suo intervento pubblico, ha tracciato i confini che i negoziatori non devono superare se vogliono chiudere l’intesa con il paese islamico. Si tratta di quelle che sono state definite “linee rosse”, ovvero l’Iran non è disposto a fermare le attività di arricchimento per un periodo di 10-12 anni e comunque nel periodo di stop l’Iran è determinato a proseguire nel programma di ricerca scientifica per lo sviluppo di tecnologia nucleare a scopi civili. Khamenei inoltre, fra le altre cose, ha manifestato pieno dissenso alla pretesa dell’occidente di effettuare ispezioni a siti militari. Alle dichiarazioni di Khamenei, hanno fatto seguito, qualche giorno dopo quelle del presidente Hassan Rohani, il quale, come riporta un post apparso su Irib Italia, ha affermato che “La Repubblica islamica continuerà i suoi negoziati sul nucleare con i sei paesi secondo le linee guida descritte dal sommo Ayatollah Khamenei”. Una forte resistenza alla firma dell’accordo è notoriamente quella dei Pasdaran, i guardiani della rivoluzione, che sembra possa superarsi, poichè secondo notizie rimbalzate su alcuni media, pare che ci sia la volontà – raggiunta l’intesa sul programma nucleare – di affidare loro, la gestione della rete ferroviaria e una parte dell’industria del petrolio. Una concessione per compensare alla perdita di finanziamenti statali che inevitabilmente dovrebbe subire il settore bellico dopo l’accordo. Se a questo quadro generale si aggiungono le dichiarazioni del Ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, rimbalzate sulla stampa d’oltreoceano “Failure In Nuclear Talks Wouldn’t Be ‘End Of The World’” (il fallimento nei colloqui sul nucleare non sarebbe la fine del mondo), l’ipotesi che l’accordo non si chiuda entro il 30 giugno non è da escludere. Un’intesa definita storica dai media internazionali al termine dell’incontro tenutosi a Losanna in cui erano stati definiti i parametri la scorsa primavera e annunciato da una dichiarazione congiunta dalla nostra italiana ora a capo diplomazia Ue Federica Mogherini e dallo stesso ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif. I punti concordati nel pre-accordo politico (definiamolo così) di Losanna sono pubblicati sul sito del Dipartimento di Stato Americano (JPCOA – link ) . Si tratta del JPCOA (Joint Comprehensive Plan of Action) dove si legge fra le altre cose (per la lettura completa si rinvia al precedente link) – che l’Iran ha accettato di provvedere ad una riduzione di un consistente numero delle sue centrifughe e di non arricchire l’uranio al di là della soglia del 3,67 % per almeno 15 anni nonché di non costruire per lo stesso lasso di tempo altre installazioni per l’arricchimento; inoltre l’Iran ha accettato di trasformare la centrale di Fordow in centro nucleare, fisico, tecnologico e di ricerca per fini pacifici e ha consentito di ricevere ispezioni regolari in tutte le sue centrali nucleari dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA). Nei punti del “JPCOA” è stabilito che quando la IAEA verificherà il rispetto di tali parametri da parte dell’Iran, le sanzioni imposte al paese islamico da UE e USA saranno rimosse e che verranno reintrodotte in caso di violazione dell’accordo. Intanto è proprio di qualche giorno fa la notizia che il Parlamento iraniano ha approvato con una larghissima maggioranza un disegno di legge in cui stabilisce il divieto per le nazioni straniere di accedere ai siti militari del paese. Si tratta di un disegno di legge che ancora deve essere approvato ma che non è certo un segnale incoraggiante per chi vuole l’accordo entro il 30 giugno 2015. L’appuntamento fra l’Iran e i negoziatori del gruppo 5+1 è fissato a Vienna per il fine settimana ma come andrà a finire resta un’incognita

Fabio Guarna

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