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Eptacaidecafobia: non è vero e non ci credo!

gatto neroL’eptacaidecafobia è il timore del numero 17. Quando poi questo numero si abbina al venerdì, i superstiziosi stanno particolarmente in guardia. Le origini del timore del 17 e del venerdì sono diverse e risalgono a lontano nei secoli. Ad esempio i pitagorici rifuggivano dal 18 perchè si trova fra il 16 e il 18, numeri perfetti per la rappresentazione dei quadrilateri 4×4 e 3×6. Così come in latino la scritta VIXI, anagramma di XVII (17) significa “vissi”, ovvero “sono morto” ed era molto frequente trovarla sulle tombe dei romani. Il venerdì è considerato un giorno nefasto perchè è il giorno in cui la bibbia riporta la morte di Gesù. Generalmente gli italiani nonostante difficilmente ammettano di essere superstiziosi, non mancano quando capita di “prendere precauzioni”. Per sensibilizzarli sul tema ma nel verso contrario, ovvero quello dell’anti-superstizione ci ha pensato il Cicap che ha promosso per venerdì 17 luglio 2015 un giorno di mobilitazione nazionale chiamato appunto “Giornata Anti Superstizione”. Massimo Polidoro, Segretario Nazionale del CICAP, già docente di Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca spiega che “essere superstiziosi condiziona negativamente la vita delle persone, che senza accorgersene alterano il proprio comportamento finendo per provocare proprio gli eventi sfortunati che tanto li spaventano. Oppure, interpretano in modo negativo qualunque circostanza legata a un oggetto ritenuto “porta-jella”. In ogni caso, questo tipo di atteggiamenti si trasforma in una profezia che si autoavvera. Non dimentichiamo, infine, che la memoria è selettiva, vale a dire che tendiamo a ricordare di più gli eventi che confermano le nostre credenze, piuttosto che quelli che le smentiscono”. La giornata anti-superstizione, inventata e organizzata all’insegna dell’ironia si svolgerà in alcune regioni d’Italia (Toscana, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Piemonte), ed il tema sarà quest’anno quello della “superstizioni a tavola”. Per conseguire l’attestato di “non superstizioso” bisognerà rovesciare il sale, incrociare le posate, etc. Chi non si troverà di persona a partecipare alle iniziative promosse dal Cicap (banchetti, cene, pizzate) potrà, rilanciare attraverso i sociale network lo slogan della giornata “Non è vero e non ci credo” modificando il proprio avatar di facebook, twitter, etc. con un gatto nero e magari anche su WhatsApp. Per i più scaramantici potrebbero essere utili “i pensieri di Bellavista” di De Crescenzo in cui si legge: “Non bisogna essere superstiziosi. Oltre tutto porta male”.

Fabio Guarna