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La musica delle discoteche, il gallo con sindrome da jet lag e la cicala di Trilussa

galloSOVERATO E DINTORNI – Mentre quest’estate tutti protestavano, organizzavano comitati, chiamavano in causa le istituzioni per far cessare il rumore elevato delle discoteche così da poter trascorrere serenamente la notte, allo scrivente capitava (e non è detto che ancora non capiti) invece di subire il canto di un gallo colpito probabilmente da sindrome da jet lag. Infatti, il povero animale, diversamente dalle abitudini dei suoi colleghi a cominciare dalle 2,00/2,30 am e senza sosta, avvisava (e ancora avvisa) il vicinato che era l’ora della sveglia. Un chicchirichì degno da guinness, tanto che riusciva a coprire il suono proveniente dai lidi e dalle discoteche. Il diritto a rivendicare un buon riposo si sarebbe potuto esercitare contro il gallo? Se per i forti suoni notturni è facile trovare solidarietà fra la popolazione in questi casi le cose si complicano . Infatti, il gallo, davanti a possibili drastiche soluzioni per fare cessare il suo consueto verso avrebbe potuto contare su numerose associazioni animaliste che si sarebbero senz’altro attivate per evitare che il povero animale subisse qualche ritorsione e comunque gran parte della gente avrebbe certamente espresso solidarietà per la povera bestiola, colpevole di fare soltanto troppo in anticipo il suo dovere. Né – a dire il vero – soluzioni shock anche a costo di perdere il sonno allo scrivente sarebbero piaciute. Pertanto se al canto del gallo aggiungiamo anche quello estivo della cicala, quella a cui Trilussa dedicò i versi che in coda riportiamo, è proprio il caso di dire che è più semplice far cessare la musica assordante delle discoteche che il canto del gallo, il quale insieme alla cicala di cui sotto, non distingue – almeno così sembra – né stagioni, né giorni della settimana in cui concentrare il suo canto e continua senza sosta. E in autunno che sarà? Le discoteche chiuderanno e il gallo – ci chiediamo – guarirà? E comunque, anche se si ristabilisse, resterebbe la cicala, che si è sistemata col grillo (cfr. sotto).

Fabio Guarna

La Cecala d’oggi – Trilussa

Una Cicala che pijava er fresco
All’ombra der grispigno e de l’ortica
Pe’ dà’ la cojonella a ‘na Formica
Canto ‘sto ritornello romanesco:
-Fiore de pane,
lo me la godo, canto e sto benone,
E invece tu fatichi come un cane.
Eh! da quì ar bervedè’ ce corre poco:
– Rispose la Formica-
Non t’hai da crede’ mica
Ch’er sole scotti sempre come er foco!
Ammomenti verrà la tramontana:
Commare, stacce attenta…
Quanno venne l’inverno
La Formica se chiuse ne la tana,
Ma ner sentì’ che la Cecala amica
Seguitava a cantà’ tutta contenta,
Uscì fora e je disse: -Ancora canti?
Ancora nu’ la pianti?
Io? – fece la Cecala – manco a dillo,
Quer che facevo prima faccio adesso:
Mò ciò l’amante: me mantiè quer grillo
Che ‘sto giugno me stava sempre appresso
Che dichi ? l’onestà ? Quanto sei cicia!
M’aricordo mi nonna che diceva:
Chi lavora cià appena una camicia,
E sai chi ce n’ha due.? Chi se la leva.

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