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In ricordo di Montanelli a 15 anni dalla scomparsa

delitti contro economia pubblica montanelli15 anni fa ci lasciava Montanelli e io lo ricordo ripubblicando questo mio articolo….

Non è mia abitudine raccontare pubblicamente i miei ricordi ma stavolta mi scappa la penna (oops, nell’era digitale sarebbe il caso di dire tasto). E sebbene qualche tasto della mia tastiera, consumata a buttare giù articoli, lettere, atti, etc. non mi aiuti molto, provo a raccontarvi la mia piccola (purtroppo antica perché gli anni passano) esperienza della tesi di laurea in giurisprudenza. Lo faccio indotto da un casuale risultato ottenuto cercando su Google la seguente frase virgolettata “delitto contro l’economia pubblica”. Ebbene fra i link ottenuti ne è apparso uno che dopo averlo cliccato mi è rimasto molto caro. Si tratta di una domanda pubblicata con ampio risalto sul Corriere della Sera a mia firma e conservata negli archivi on-line del giornale di Via Solferino. Una domanda rivolta al grande Indro Montanelli sulla sua “Stanza” che aveva ad oggetto la tesi di laurea che stavo preparando. Montanelli rispose e peraltro dopo il suo intervento ne seguì uno dell’ex Presidente della Repubblica Giovanni Leone che era stato ordinario di Diritto Processuale Penale il quale interessato dalla risposta di Montanelli decise di scrivere la sua sull’argomento, consentendomi così di valorizzare la mia tesi arricchendola di due testimonianze autorevoli. Argomento del mio lavoro era il c.d. “gigantismo nei delitti contro l’economia pubblica“. La dottrina in larga misura ritiene che si tratti di una enfatizzazione degli elementi del reato voluta dal legislatore proprio per rendere inapplicabili le norme. Con semplicità e con estrema efficacia degna non solo del miglior giornalista ma anche di un ottimo giurista Montanelli mi rispose. E fra le cose che mi scrisse riporto una parte e di questa – essendo in pieno amarcord – mi piace evidenziare le ultime parole che porto ancora nel cuore: “…non mi stupirei se, – rispose Montanelli – come tu sospetti, la parte relativa al ‘delitto contro l’economia pubblica’ fosse stata artatamente ingigantita e ingarbugliata da Rocco in modo da renderla nella pratica inapplicabile. Questi erano stratagemmi a cui sotto il fascismo si ricorreva di frequente e non si è mai capito se il duce non se ne accorgeva o fingeva di non accorgersene. Le due più illuminate riforme della prima fase del fascismo, quella scolastica di Gentile e quella del codice Rocco, furono opera di uomini di formazione liberale sicché ritengo molto probabile che anche il delitto contro l’economia pubblica sia stato uno di essi. Buon anno, ragazzo mio.” Stava per finire l’anno (quegli auguri li porto nel cuore), mi avvicinavo alla laurea e non riuscivo ancora a capire – come è facile intuire – se il mio destino sarebbe stato quello di dedicarmi al giornalismo, alla professione forense o ad altro ancora. Ma fin qui nulla di strano per un neolaureato. Purtroppo – e chiudo con una battuta – ancora oggi quando sono trascorsi tanti anni da allora non ho trovato una risposta.

Fabio Guarna