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Porto di Gioia Tauro: non solo porto di ‘ndrangheta

Ci dispiace pensare che del Porto di Gioia Tauro si parli solo in occasione di grossi colpi al narcotraffico e si trascuri la sua importanza non solo per la Calabria che deve gran parte del suo PIL proprio ad esso ma per l’intera Italia. Intanto è giusto rilevare che chi ha ben compreso come sfruttare l’infrastruttura è la criminalità organizzata che produce economia sommersa diretta ad irrobustire il suo apparato, mettendo con le spalle al muro in primo luogo la libertà economica e successivamente la vita democratica del paese. Esiste fortunatamente l’opera di magistrati bravissimi, come Nicola Gratteri, protagonista recentemente dell’ennesimo colpo al narcotraffico, questa volta dalla Procura di Catanzaro in qualità di Procuratore Capo da meno di un anno insediatosi dopo quelli già inferti in passato dalla Procura di Reggio Calabria come Procuratore Aggiunto. Pertanto se i magistrati lavorano e ottengono risultati perché il Porto non sia il dominio delle famiglie di ‘ndrangheta, è necessario che chi ha responsabilità amministrative cominci a valorizzare quella che possiamo definire una delle più grandi infrastrutture del sud e della Calabria, cominciando ad intervenire con politiche mirate a fronteggiare l’assalto di competitività che arriva da paesi situati sulla costa del mediterraneo, a partire da altri presenti nel nostro nord-Italia (si pensi a quello di Genova) pronti ad approfittare di ogni piccola falla (il termine ci sta tutto) che si apre.
Ma quali sono i punti forti del Porto di Gioia Tauro e cosa frena il suo sviluppo?
Intanto il Porto di Gioia Tauro è nato come porto di Trasbordo (Transhipment), ovvero il passaggio di carico da una nave ad un’altra, in genere con operazioni di scarico in porto e ricarico. Ciò è tipico dei porti hub (o di transhipment), ovvero terminali di traffico che non hanno bisogno di collegamenti diretti con il sistema terrestre perché si passa dalle portacontainer alle navette feeder che distribuiscono i prodotti verso destinazioni locali. E non sono pochi i paesi del mondo che dall’Oceano si appoggiano al Porto di Gioia Tauro che però insiste su un territorio, la cui rete dei trasporti su terra non è certo all’avanguardia e limita le potenzialità dell’infrastruttura. Inoltre non va dimenticato che dal punto di vista geografico, Gioia Tauro ha una posizione invidiabile perché si trova al centro del Mediterraneo fra lo stretto di Gibilterra e il Canale di Suez, in un mare che per quanto piccolo come superficie, ospita un grande traffico di merci (si pensi alle energie non rinnovabili ed in particolare al petrolio) destinato prevalentemente all’Europa. Appare dunque importante che all’energica azione della magistratura impegnata a togliere il controllo del porto alle ndrine che naturalmente hanno tutto l’interesse a frenare il suo sviluppo, si aggiunga la consapevolezza delle caratteristiche di Gioia Tauro, che potrebbero farne un ottimo volano di sviluppo non soltanto della Calabria ma dell’intero paese. E’ indispensabile, fra le altre cose, che ci siano più scelte coraggiose a livello nazionale che a Gioia Tauro consentano agevolazioni fiscali consistenti per attrarre nuovi investimenti. Ad es. SVIMEZ (associazione per lo sviluppo del mezzogiorno) propone una ZES ( zona economica speciale).

Fabio Guarna