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Un quarto di secolo dell’Osservatorio nelle scuole e la mia … “intervista”

“25 anni tra i ragazzi per la legalità” è il libro scritto a quattro mani da Carlo Mellea e Giulia Veltri che racconta in una serie di interviste un quarto di secolo d’iniziative dell’Osservatorio Falcone-Borsellino-Scopelliti dirette soprattutto agli studenti. A rispondere alle domande sono personaggi che hanno contribuito, partecipato e promosso le attività del sodalizio calabrese. Fra gli altri, magistrati come Antonino Di Matteo, Michele Del Gaudio, Salvatore Curcio, politici come Simona Dalla Chiesa, Giuseppe Lumia e Doris Lo Moro e Paolo Parentela, giornalisti: Enrico Bellavia, Arcangelo Badolati, Giuseppe Baldessarro, sacerdoti: Don Mimmo Battaglia ora Vescovo, esponenti del mondo della scuola, delle associazioni e più in generale della società civile. In mezzo a tanti nomi illustri, mi trovo anche io. Non certo per prestigio ma soprattutto per avere collaborato con l’Osservatorio in diverse occasioni, a volte come relatore in convegni, o assumendo le vesti di direttore responsabile di una collana giuridica (news dall’Osservatorio). Sono stato interpellato, in veste di figlio d’arte, ovvero per ricordare mio padre, preside che non c’è più. Fu tra i primi a capire Carlo Mellea, che con il suo stile artigianale (la definizione è mia) riusciva a fare quello che enti o grosse associazioni non erano in grado e riuscì a valorizzare il meglio che quest’associazione avrebbe potuto dare alla scuola italiana e in particolare all’istituto che dirigeva, una scuola professionale che qualcuno (Massimo Brutti, già sottosegretario alla difesa in diversi governi di centro-sinistra ndr) dichiarò pubblicamente durante un’iniziativa, assomigliare molto ad un’Università. Trovarmi nel libro mi ha fatto molto piacere anche se mi scapperebbe di dire “domine non sum dignus”. Sono stato presentato come giornalista, avvocato e docente, un vero atto di generosità perché l’intervistatrice avrebbe dovuto aggiungere modesto giornalista, modestissimo avvocato e infine chiarire che sono un docente tecnico-pratico. La Buona Scuola ha deciso infatti, nonostante ci fossero molti Professori con meno titoli ed esperienze di me per insegnare diritto (ho pure qualche “performance” di docenza all’Università SSPL) di farmi fare l’insegnante tecnico-pratico (spiegare come si gestisce la clientela in un albergo), facendomi abbandonare il sogno di educare i giovani alla legalità dopo che l’ho fatto per tanto tempo. Ma tant’è … Perciò, messa da parte la breve personale annotazione, vi consiglio di leggere il libro di Mellea, non perché c’è la mia intervista ma per l’ottimo lavoro svolto dai due autori: la prima, Giulia Veltri che ho avuto collega giornalista a “Il Quotidiano della Calabria” e con cui ho condiviso tante battaglie (ricordo una sua presa di posizione dal desk della redazione a mio sostegno in un periodo in cui qualche politico tentò di fare censurare i miei scritti) per avere saputo bene rappresentare il quarto di secolo dell’Osservatorio mentre l’altro, Carlo Mellea, ancora una volta per quello che con il suo stile artigianale di cui va (almeno così pare) fiero è riuscito a realizzare. Ed è riuscito a realizzarlo con la solita ostinazione che fa venire in mente la celebre frase dell’Alfieri: “Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli”.

Fabio Guarna

ps ai lettori della newsletter giro la mia intervista

Giornalista, avvocato, docente. Una personalità a più facce per racchiudere l’impegno di Fabio Guarna: nè potrebbe essere altrimenti per chi figlio d’arte si è misurato con l’impegno sempre lineare del padre Vincenzo, preside, docente, studioso e letterato

Suo padre è stato un pioniere in Calabria della diffusione dell’educazione alla legalità nelle scuole: come è nata questa grande intuizione?

Non è stata la prima innovazione a dire il vero ma sicuramente molto importante. Negli anni ’70 preside trentenne promosse la produzione di un film coadiuvato da registi e attori professionisti che collaboravano con gli studenti e agli inizi degli anni ’80 introdusse l’uso della videoconferenza per fare lezioni all’interno dell’istituto che dirigeva in contemporanea su più classi (all’epoca non c’era internet !!). Per non dire dei viaggi di istruzione all’estero con l’obiettivo di promuovere in sinergia con le varie ambasciate italiane la cultura italiana e calabrese. Vero è che sul tema dell’educazione alla legalità, l’intuizione che si trattasse di un tema importante e da approfondire uscendo dai rigidi schemi di una scuola che ancora non aveva realizzato in pieno la cd autonomia, fu proprio Mellea a fargliela venire. Mellea si presentò con il suo curriculum per fornire collaborazione e senza batter ciglio, ricordo che mio padre dopo avere osservato tutte le foto presenti a corredo del curriculum che ritraevano Mellea con personaggi del calibro di Caselli, disse che l’autorevolezza dei personaggi che gli stavano accanto erano sufficienti per affidargli una materia ancora nuova per le scuole italiane ma sicuramente meritevole d’essere introdotta. Così fu e l’educazione alla legalità fu introdotta nell’area formativa dei corsi che i presidi divenuti proprio all’epoca dirigenti scolastici organizzavano in sinergia con gli organi collegiali e mirati a fornire nuove competenze agli allievi per completare il percorso formativo

** Come è nato il rapporto con Carlo Mellea?

Carlo Mellea con il suo stile artigianale è capace di realizzare e organizzare iniziative di indubbio spessore e comunque non semplici da fare anche per chi è dotato di un grosso staff organizzativo. Fa tutto da solo e spesso con molti sacrifici che, devo dire, non sempre vengono compresi. Questo lo porta ad avere molti contatti con le istituzioni, soprattutto quelle scolastiche, e devo dire che – penso all’esperienza della scuola alberghiera di Soverato quando era diretta da mio padre – il contributo che il dinamismo di Mellea porta alle scuole e soprattutto agli studenti nonché a tutte le componenti scolastiche è senz’altro molto positivo. Credo che mio padre ha saputo cogliere quest’opportunità per la sua scuola, alla quale ha dato tanto, spesso facendo anche lui molti sacrifici.

** Sua padre che giudizio esprimerebbe sull’attuale classe dirigente calabrese?

Mellea pubblicò una rivista “News dell’Osservatorio” il cui direttore responsabile ero io. Mio padre, curava una rubrica “controcorrente”, dove vi erano raccolti una serie di epigrammi scritti in tempo reale e senza troppo impegno (quasi di getto) dedicati a tangentopoli e ai suoi variegati eventi. Ricordo che gli epigrammi in questione, furono letti dall’allora PM della Procura di Milano Gherardo Colombo durante una sua visita a Soverato con sosta per una colazione di lavoro all’Istituto Alberghiero e da quest’ultimo simpaticamente apprezzati. La invito a leggerli (si trovano anche in rete nell’ebook Visse per ischerzo (c’è anche la versione pdf), per cogliere l’ironia che probabilmente avrebbe usato anche per esprimere il suo giudizio sull’attuale classe dirigente calabrese ma probabilmente anche, per restare controcorrente, anche nei confronti dei “moralizzatori” di professione.

** Come rafforzare e rendere efficace il ruolo dell’antimafia in Calabria?

Le rispondo con un articolo che ho scritto per “La Tecnica della Scuola” con cui collaboro che invitava a introdurre il diritto penale nella cd area appena introdotta del potenziamento a supporto della quale vi sono state proprio quest’anno migliaia di assunzione. E’ un articolo molto attuale e lancia una proposta che ha ricevuto diversi riscontri positivi
Potenziamento: introdurre il diritto penale
Nei programmi scolastici delle scuole secondarie superiori è trascurato l’insegnamento di un ramo del diritto, ovvero il diritto penale. Si tratta di una scelta comprensibile, considerato che prima di addentrarsi in questa materia è necessario avere delle basi, tant’è che in molte università nei piani di studio delle facoltà di giurisprudenza, per sostenere l’esame di diritto penale, bisogna avere superato altre materie cd propedeutiche- In ogni modo, non sarebbe una cattiva idea, avvicinare l’insegnamento del diritto penale ai ragazzi, introducendolo nel PTOF o in altri momenti della didattica e affidandolo ai docenti del potenziamento. Del resto, è proprio la classe di concorso A019 (materie giuridiche ed economiche) quella che nel piano di immissioni in ruolo della buona scuola l’ha fatta da padrone con un numero altissimo di neoimmessi in ruolo.
In alcuni casi sono stati immessi in ruolo anche docenti che stavano o stanno esercitando le funzioni di VPO (vice procuratore onorario) e dunque risorse umane il cui curriculum potrebbe trovare una valorizzazione proprio in questo campo, alla luce del fatto che in materia di diritto penale costoro sono evidentemente molto ferrati e hanno molta esperienza. Non mancano peraltro fra i neoimmessi in ruolo avvocati e/o altri operatori del diritto, che si occupano della materia penale. Quale migliore occasione dunque?
Sino a questo momento, le occasioni di avvicinarsi al diritto penale agli studenti è stata spesso offerta nelle scuole dai progetti sulla educazione alla legalità durante i quali hanno avuto l’opportunità di incontrare e ascoltare magistrati, avvocati, uomini delle istituzioni impegnati in questo campo.
Vero è però che gli incontri, potrebbero avere un taglio più tecnico-giuridico piuttosto che etico come spesso accade, se gli studenti avessero anche un base minima di nozioni di diritto penale come ad esempio conoscere come è strutturato un reato, cosa sono le attenuanti o le aggravanti, in cosa consiste tecnicamente la differenza tra reato tentato e consumato, etc..
Ascoltando gli interventi di magistrati impegnati nella lotta alla criminalità, le riflessioni che essi fanno e su cui invitano gli alunni a ragionare sono contraddistinte da inviti più o meno generici al rispetto delle regole o si caratterizzano per la presentazione delle conseguenze di determinati comportamenti che hanno rilevanza penale non soltanto per i singoli individui ma per l’intera collettività etc.
Un refrain inevitabile, perchè chi si rivolge al pubblico, non può non tener conto del grado di istruzione in materia penale di chi lo ascolta e giocoforza assume le vesti di figura etica piuttosto che di tecnico del diritto come dovrebbe essere per la funzione che esercita e l’esperienza che ha accumulato operando nel settore della giustizia.
Non solo, ma in alcuni istituti, non sarebbe neanche una cattiva idea, offrire l’opportunità agli studenti soprattutto quelli degli ultimi anni di approfondire l’analisi di alcune fattispecie di reato, come potrebbe essere per gli allievi degli istituti tecnici economici, dove in questo caso la conoscenza del diritto penale commerciale, sarebbe senz’altro un arricchimento delle proprie competenze nella prospettiva di un ingresso nel mondo del lavoro o per il prosieguo degli studi, soprattutto se la scelta dovesse cadere su facoltà economiche o giuridiche.