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Bologna, il Pd e il termometro a mercurio

A Bologna, in merito alle politiche cittadine chi sta a sinistra, anche alcuni di quelli che bazzicano i collettivi, hanno sempre avuto inconsapevolmente un tratto comune. Nella gerarchia della propria azione pensano in primo luogo all’interesse collettivo della città a prescindere dal colore politico, quindi alla sinistra come aggregazione di idee che richiama valori di democrazia, partecipazione, solidarietà, integrazione, etc. e infine al partito come strumento per rappresentare e realizzare le istanze della collettività. Qualcosa però non sembra andare in questa direzione e devono essere letti così gli ultimi fatti che hanno riempito le colonne dei giornali in queste ore. Il Sindaco Merola, passando (in realtà seguendo il ragionamento non sarebbe un passaggio ma un naturale continuum) da Renzi ad Orlando non avrebbe fatto altro che agire come gran parte dei bolognesi di sinistra avrebbe fatto: prima la città, poi la sinistra e infine il partito, esattamente come alle prime battute Renzi prefigurava la sua linea che adesso invece sembra (ma è solo un sospetto) capovolta: prima il partito, poi la sinistra e infine l’interesse collettivo. Vero è che situazioni del genere possono portare ad affermazioni choc, come quelle dell’assessore Lepore che ha detto «In questo momento per gli elettori votare Pd è come votare il centrodestra di Berlusconi e Salvini, si fa fatica a vedere le differenze». Non è stata una battuta certamente elegante e l’area Renziana bolognese, rappresentata dalla senatrice Francesca Puglisi ha subito preteso le scuse, ma la circostanza che l’abbia fatto chi ormai da troppo tempo sembra avere assunto il ruolo di agit prop di Matteo Renzi, ha generato poco effetto.
Il caso Bologna, non può essere certo considerato espressione di ciò che sta avvenendo in Italia ma è senz’altro una spia importante da non trascurare nel grande dibattito congressuale che si è aperto nel centrosinistra. Perchè se nella città delle due torri, il rapporto fra il maggiore partito della sinistra e la città sembra avere raggiunto un punto tale per cui non appare una eresia prefigurare la nascita di movimenti in città, significa che qualcosa nell’apparato non sta funzionando ed anche in caso di conferma, come pare profilarsi, della segreteria a Renzi, bisognerà rivedere tante cose. Ricordate il termometro a mercurio? Quando cadendo per terra si rompeva, era impossibile raccogliere il metallo liquido perché ogni volta che lo si toccava si divideva in pezzi più piccoli e continuando ancora più piccoli, sino a scomparire. Ed è il rischio che corre il PD. Ed attenzione perché , a qualche “cattivo” o s qualche avversario sempre in agguato  il paragone potrebbe piacere e potrebbe aggiungere  che il mercurio è un metallo tossico,

Fabio Guarna