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Il codice civile persiano e la modernizzazione dell’islam

A proposito di uno dei miei ultimi articoli “Trump, i sauditi, l’Iran e la modernizzazione dell’islam” ho apprezzato le considerazioni che ho ricevuto e non solo di coloro che condividono l’idea che effettivamente la repubblica islamica dell’Iran, rispetto ad altri paesi musulmani appare spinta verso una modernizzazione che la rende agli occhi degli occidentali più diretta verso un modello di democrazia e di società alla quale i sauditi sembrano completamente estranei, ma anche di chi giustamente mi ha chiesto che venisse chiarito “quali sono gli elementi per dirsi avviato un processo di modernizzazione nel paese persiano, rispetto agli altri condannati ‘all’oscurantismo’ “. Messa da parte la circostanza che non ho assolutamente condannato nessuno all’oscurantismo ma semmai rilevato che l’Iran è fra i paesi musulmani più avanzati rispetto agli altri paesi mediorientali, vorrei fare qualche osservazione concreta. Qualche anno fa è stato tradotto in lingua italiana il codice civile persiano (Traduzione dal persiano di Raffaele Mauriello – Eurilink Edizioni) che rappresenta una indiscutibile fonte per comprendere la società persiana e sicuramente un ottimo strumento per chi opererà in Iran, considerato che dopo il ritiro dell’embargo a seguito dell’accordo sul nucleare i rapporti commerciali sono destinati ad aumentare. Non è certo questa la sede per analizzare i 1335 articoli in cui si sviluppa il codice persiano che peraltro giova rilevare, risente dell’influenza in diverse parti di alcuni codici dei paesi europei nonostante l’ispirazione religiosa che lo lega al Corano ma un accenno ad alcuni istituti potrebbe essere utile per avvalorare la tesi che rispetto al diritto islamico sunnita, l’Iran è più avanti, o meglio è più vicino a noi occidentali. E’ il caso del matrimonio previsto anche nella forma di “unione a tempo determinato”, estranea al diritto sunnita. Quanto al divorzio, ovvero il talaq che letteralmente significa ripudio c’è da dire che poiché è possibile solo per l’uomo chiedere il divorzio, il diritto persiano (ma anche quello sunnita a certe condizioni) ha trovato quella che ai nostri occhi potrebbe apparire una escamotage per consentirlo alla donna e quindi mettere in parità nella sostanza e non nella forma, i due sessi. In sostanza, poichè il matrimonio è un contratto sottoscritto dalle parti (marito e moglie), il mancato rispetto di alcune regole in esso previste consentono la risoluzione. La moglie contestando davanti al giudice alcune inadempienze del marito, può ottenere una sentenza che la delega a rappresentare il coniuge e attraverso la procura dare a se stessa il divorzio, o più letteralmente farsi ripudiare. La donna persiana inoltre rispetto a quelle di altri paesi musulmani (sunniti) in materia di successione ha qualche diritto in più. Infine, nel codice civile persiano non va trascurato il taglio liberale delle norme che riguardano la proprietà e l’impresa privata per le quali è assicurata tutela. Siamo dunque proprio convinti che la modernizzazione dell’Iran nel futuro non lo avvicinerà sempre più all’occidente? Puntargli, come ha fatto Trump, il dito contro, non sembra dunque essere stata una scelta molto felice, sebbene nell’attuale congiuntura potrebbe avere un senso ma solo se ci si limita ad un’analisi superficiale e a breve termine.

Fabio Guarna