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Evocazioni musicali – di Maria Palazzo

Credo che, se dovessi identificare la mia canzone fra le tante che amo, quella che, di più, mi appartenga, sia proprio IN THE AIR TOONIGHT di Phil Collins.
Non tanto per il testo, complesso e, in parte ermetico, il cui contenuto narra di un pathos emotivo e, a tratti, autobiografico dell’autore, quanto per la musica in sé. Che penetra, sconvolge e sembra lacerare l’anima, specie se ascoltata, a tutto volume, con le cuffie, in una notte insonne, immaginando un cielo stellato, in alta montagna, osservato da una vetta, al fresco estivo e silenzioso di un’estate che volge al termine, quasi percependo dentro di sé la via lattea che trapunta il buio…
Ascoltando soltanto il suono della inconfondibile, quasi metallica, mitica voce del grande Phil, unita alle sue magiche mani, tutt’uno con le bacchette che percuotono la batteria e che oggi lui non può più usare per i suoi atroci dolori…
Eterna, infinita musica, che sembra squarciare la buia aria della notte, come lampi susseguentesi, improvvisi, all’orizzonte…
Ho sempre pensato che, oltre alle evocazioni visive, In the air toonight ricordi il senso di un riconoscersi delle anime, oltre il mero incontro materiale sulla terra. Quel riconoscersi, che molti chiamano amore, altri chiama percezione, altri ancora chiama feeling o affinità elettiva.
Il brano parte con assonanze, più che suoni definiti. In sordina.
La voce, che parte dal profondo dei polmoni di Collins, sembra urlata, come una sentinella, nel buio e nel profondo di ciascuno di noi e lascia una traccia nel nostro obliquo universo, come un razzo tracciante nell’infinito. Si definisce, poi, pian piano, confondendosi con gli strumenti che si aggiungono via via, fino ad esplodere, pur senza mai essere solo rumore, in quei piatti, percussioni, tamburi che è, per noi, la batteria. Un crescendo, come un trionfo che unisce corpi e anime di un amore e trasporta in atmosfere che sanno d’ignoto, eppure accarezzano; che sanno di immenso, eppure si circoscrivono in un sentimento; che sanno di cosmo incommensurabile, eppure sbocciano in terra…
Travalicando il testo, le risonanze, le assonanze, le ridondanze sembrano farti esplodere nella bellezza di un fuoco d’artificio e ti senti fiamma, fiore, stella e lampo, tratto d’azzurro contro il nero della tempesta, assenza di nuvole e sogno impalpabile.
Il mondo ti gira intorno: è notte… Tu sei piccolo piccolo: atomo di nulla e di tutto. Solcato da lacrime che non ti spieghi: frutto emotivo e salato, eppure estremamente dolce; pervaso da quell’Amore più grande, che cerchi in un abbraccio e che ti rende sconfinato… Come la musica, come il tempo che non sai definire, lontano come una galassia che non vedrai mai, eppure vicino: come chi ami con tutto te stesso…

Maria Palazzo