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Un calabrese di Zara

“Poi fu la nostra infanzia, Zara”
UN CALABRESE DALMATA

La provincia di Zara, come effetto del Trattato di Rapallo di Giolitti, era circondata da ogni parte dal Regno di Jugoslavia, e popolata da italiani originari della città o di altre località dalmate passate a Belgrado.
Una tale posizione geografica, e la delicatezza della situazione politica, imponevano l’esigenza di truppe e forze di polizia, con particolare riguardo alla Guardia di Finanza.
C’informa il nipote Fabio che il maresciallo Francesco Guarna (24 II 1898 – 22 XI 1963), di Satriano, sulla costa ionica della provincia di Catanzaro, era stato in servizio nell’isola di Rodi, occupata dall’Italia nel 1912, e ottenuta come possedimento nel 1924. Anni dopo, trasferito in provincia di Zara, comandava la stazione di Finanza di Caisole, dove, il 25 novembre 1934, nacque il figlio Vincenzo. Ottenuto il congedo e decorato di medaglie al merito, tra cui quella per lungo comando, ricondusse la famiglia a Satriano, e fu nominato podestà del Comune.
Vincenzo sarà professore di lettere e apprezzato preside dell’Istituto Alberghiero di Soverato. Pubblicista, divenne noto come acuto cultore della poetica di Eugenio Montale. Aveva trascorso solo gli anni da bambino a Zara, di cui conservava però sempre un ricordo. Leggiamo alcuni suoi versi: “Poi fu la nostra infanzia, Zara, / Orsera, Fiume, S. Martino, Mattuglie, / Caisole. Di quegli anni non mi restano / che questi nomi, come un’eco / smarrita della memoria. / L’Europa s’estenuava in un’angoscia / di terrori e speranze quando / ti vinse la nostalgia dei ritorni…”.
Dotato di spirito malinconico tinto d’ironia, lasciò questo testamento spirituale: “Scrivete sulla mia tomba: Visse/ per ischerzo. Il mio / inferno / in questa epigrafe. Perché / i giorni tramarono vicende / e io in quelle vicende, / senza convinzione, / ho sofferto, ho lottato / senza convinzione: anima / divisa, inerte / volontà. E vissi / per ischerzo e oggi / nulla / è veramente mio. Un muro / sotto la luna, il tedio / dei ricordi, questo / vuoto disagio”.
Così abbiamo voluto ricordare questo meditabondo calabrese di Zara.

Ulderico Nisticò

Per gentile concessione dell’Associazione Nazionale Dalmata