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Scrittura creativa… Caro Amico, ti scrivo – di Maria Palazzo

Il maestro Antongiulio Iorfida con alcuni allievi

BADOLATO (CZ) – Parte, con CARO AMICO TI SCRIVO… UNA CANZONE, il primo laboratorio di scrittura creativa, a cura di Antongiulio Iorfida, presso l’Associazione Culturale “La Bemolle”, di Badolato Marina. Personalmente, la chiamo porta d’oro. Scrivo poesie, da quando avevo poco più di dieci anni, ho ricevuto vari premi nazionali e molti riconoscimenti letterari. Ho ricevuto altri riconoscimenti e premi anche per la narrativa (racconti). Scrivo articoli e piccoli saggi su varie riviste. Ma, ad un certo punto del mio cammino creativo, ho constatato, in cuor mio, che tutto pareva restringersi. La tendenza a cristallizzarsi è riscontrata in molti processi creativi, anche fra i più grandi autori, delle maggiori letterature. Il periodo storico non aiuta: l’aria che respiriamo nel quotidiano, non è delle migliori, per nessuno… Così i versi nelle poesie, a volte, ti si spengono in testa e nel cuore resta molto, tanto da dire, ma a te sembra di non riuscire più a dirlo. Mi lega ad Antongiulio una lunga amicizia familiare: con la madre ho frequentato i cinque anni della scuola elementare, a Lamezia. Le nostre famiglie erano, si può dire, quasi una sola, mio fratello ha ricevuto una grande formazione dal nonno di Antongiulio, che ha segnato una pietra miliare nel suo percorso umano. Come me, questo giovane portentoso, è un creativo. Spesso ho letto le sue poesie e i suoi componimenti e le idee scambiate sono sempre risultate di ottima qualità. Ho sempre seguito il suo percorso e la sua volontà di superare le difficoltà, in un ambiente che non favorisce, di certo, i sogni di chi guarda oltre la mera realtà… Vanta studi da paroliere, con Mogol, Francesco Gazzè, Giuseppe Anastasi. Nel corso, come ogni buon insegnante, aggiunge alle sue particolari esperienze in campo musicale, una cultura molto profonda. Appassionato, mette a disposizione dei suoi allievi, non solo la sua esperienza diretta, in campo musicale e testuale, ma anche le sue doti di poeta e creatore di testi. Senza mai frenare l’entusiasmo e le caratteristiche espressive dei suoi allievi, rilancia con la valorizzazione degli allievi stessi, incoraggiando, correggendo, dove occorra: aprendo gli orizzonti, appunto, su un mondo a cui noi aspiriamo, coordinando i nostri lavori e usando il confronto, come metodologia attiva. Le lezioni hanno parti teoriche, in cui apprendiamo, non solo le strutture di un testo atto ad essere cantato, ma nozioni di storia della musica contemporanea, dalle prime melodie, cosiddette leggere, al cantautorato, al pop e alle nuove forme testuali e musicali del velocissimo periodo che stiamo attraversando (rap, trap, indie, ecc.). Si passa, poi, ai lavori pratici: ai testi creati e al vero e proprio laboratorio, in cui si impara a non banalizzare l’uso delle parole, a non dare per scontata la conoscenza grammaticale (uso degli aggettivi, dei verbi, ecc.) lessicale e stilistico. Il tutto servito senza retorica. E’ un corso che presuppone un impegno notevole, ma è sviluppato con intelligenza e con un metodo che non affatica. Si riesce, poi, ad avere ognuno il proprio spazio, il confronto fra allievi, la possibilità di scambiare idee, opinioni, emozioni, riguardo alla musica e alla scrittura. Non è raro che si descriva il momento in cui nasce un testo e il come nasce, creando momenti ameni e pieni di delicatezza o leggerezza, a volte, esilaranti, come quando raccontai del mio testo T.I.R. o come quando la mia compagna di corso, Ilenia Mantello, ha raccontato del suo modo di immedesimarsi in ruoli diversi, quando scrive. O ancora dell’esperienza musicale di Pietro Sinopoli, giovane cantautore o dell’amore per la scrittura di Antonino Iorfida o di quella complessa e articolata, di Matteo Muscolo. Le fasi laboratoriali mettono in discussione le composizioni: è questo ciò che mi mancava. La poesia è un aspetto troppo intimistico della scrittura. La vena poetica, in parte, ti rinchiude nel tuo mondo. Esprimi le tue emozioni, le tue sensazioni. Condividere, invece, il tuo modo di scrivere, con altri, in vista di un testo ascoltato da un bacino più vasto, ti pone, non solo di fronte a te stesso, ma anche al mondo intero. Senti che la scrittura non è fine a se stessa, non è solo per esprimerti, ma per trovare altri canali di comunicazione. Imparo che la scrittura di un testo parte da noi, ma poi può assurgere a testo universale, che resta impresso, che colora gli istanti, fa compagnia, unisce. Non è forse questo il valore di una canzone: non solo ricordarci un momento, ma citarne una frase, per avvalorare un nostro pensiero? Si spalanca, appunto, quella porta che rivela un orizzonte più vasto, al di là di ciò che vediamo e ci indica sentieri nuovi da percorrere. Ci si rende conto che occorre cultura, grande interesse e forza propulsiva per scrivere, ma anche tanta volontà di apprendere, di elaborare i concetti, certi che il talento creativo sia un dono, ma il rendere un prodotto fruibile è frutto di lavoro minuzioso, sia pure appagante. Finalmente qualcosa che non mescola e rimescola luoghi comuni e retoriche trite e ritrite: un corso di formazione ver,: umana, pratica, culturale. Un’esperienza unica che, spero, continui, per procedere in un campo meraviglioso, che può dare frutti rigogliosi. Il corso si propone di farci creare ed elaborare dei testi finiti, pronti per essere musicati e cantati. Anche attraverso la riscrittura su alcuni ritmi e melodie.
“Ricordate che una canzone non si scrive per se stessi, ma per essere cantata, musicata, fruita”: è il leitmotiv del corso.
Un grazie ad Antongiulio Iorfida e ai suoi collaboratori, per l’entusiasmo, la pazienza e la voglia di spaziare. E per questa idea, a dir poco, geniale, che ci coinvolge e ci spinge verso nuovi percorsi.

Maria Palazzo