Satriano, elezioni: l’ipotesi di un consolato per le prossime amministrative

SATRIANO – Le amministrative per il rinnovo del consiglio comunale si stanno avvicinando. Il totosindaco è iniziato ma bisogna registrare – al momento – una certa difficoltà a prefigurare scenari in cui diventi possibile individuare precise alleanze. Non si può escludere che a generare questo stato di cose siano, da un lato le ambizioni di molti a sedere sulla poltrona di sindaco, troppe forse, anche se non manifestate apertamente dagli interessati (se non addirittura smentite), e dall’altro la difficoltà nel riconoscere “senza se e senza ma”, da chi si sta impegnando a creare un’aggregazione/coalizione, un leader a cui affidare la responsabilità di guidare la squadra per governare città. Che fare? L’appello all’unità della città, a prescindere dai colori, e all’identità satrianese a dire il vero non manca e potrebbe essere lo start di una discussione. Forse – aggiungiamo noi – per una futura lista potrebbe essere preso a prestito adattando al caso, un nome che in passato fu pensato per le amministrative soveratesi. La lista si chiamava “Soverato – Soverato” il cui leader era lo stimato professionista, avvocato del foro di Catanzaro, Giuseppe Costarella, anche lui fra l’altro, ora come allora, legato e molto sensibile al bene della comunità di Satriano. La formazione pur avvicinandosi alla vittoria per governare la città ebbe il merito di testimoniare con sole due parole l’affetto e l’attenzione agli elettori per la propria città. “Satriano – Satriano” dunque: due parole che potrebbero esprimere molto più di un intero programma.
Ma Satriano – Satriano potrebbe anche esprimere un nuovo modo di operare e di chiudere con un passato di divisioni e aprire con un futuro di collaborazione, in cui le due o più Satriano sappiano riconoscersi in una unica coalizione che opera per il bene della città.
Diventerebbe necessario a questo punto costruire un accordo politico adottando il modello della repubblica consolare di Roma. Riproviamo a spiegare, come avvenuto in altra e diversa occasione, di cosa si tratta. In sostanza, bisognerebbe concludere un accordo secondo il quale, la guida politica di Satriano spetterebbe non ad un solo uomo ma a due, con pari poteri. Naturalmente, dal punto di vista giuridico ci sarebbe sempre un sindaco, una giunta e un consiglio ognuno con le sue competenze e responsabilità ma le decisioni politiche e nello specifico quelle attribuite al primo cittadino dovrebbero cadere su due uomini: individuati magari nel sindaco e vicesindaco. Cosa produrrebbe una siffatta situazione? Innanzitutto una maggiore coesione sociale e l’eliminazione dell’inevitabile risentimento di esclusione degli sconfitti che genera, specie nelle piccole comunità, il proliferarsi di litigi e battaglie spesso poco utili alla collettività. Non solo. A volte gli sconfitti hanno buone idee e capacità amministrative che essendo attribuibili ai perdenti non trovano molto spazio a farsi avanti per un naturale orgoglio che caratterizza l’azione dei vincitori. Quindi una volta stabilito “il consolato” bisognerebbe ragionare anche sul modo attraverso il quale, questo potere “consolare” dovrebbe esercitarsi. Un’indicazione ci arriva proprio facendo riferimento alla forma di governo dell’antica Roma che va sotto il nome di repubblica consolare. In sostanza vi erano due consoli che avevano pari poteri. Nel caso uno di essi prendeva una decisione che l’altro non condivideva quest’ultimo poteva esercitare la c.d. intercessio (il veto), ovvero opporsi al provvedimento impedendone l’esecutività. Per evitare situazioni di stallo gli antichi romani in genere organizzavano il comando in forza di accordi politici tra i consoli in maniera tale che in distinti settori di attività un solo console esercitava in effetti il potere, senza che l’altro esercitasse “l’intercessio”. Il sistema più in uso e conosciuto era quello dei turni, secondo il quale i due consoli dividevano l’anno in mesi in cui si davano il cambio nel disbrigo degli affari. Oppure i consoli si dividevano le competenze che ciascuno di essi esercitava per la sua parte in via esclusiva. Un’ultima osservazione di natura storica che potrebbe essere letta in chiave ironica pensando a Satriano. I romani solevano riconoscere gli anni a secondo del nome dei consoli (consoli eponimi). Ad esempio l’anno 59 a.C. in cui i consoli erano Giulio Cesare e Marco Calpurnio Bibulo era chiamato “consolato di Cesare e Bibulo”. Scherzosamente però i cittadini dell’antica Roma erano soliti indicare quell’anno, considerando l’autorevolezza di uno dei due consoli, (il grande Cesare) così: consolato di Giulio e Cesare. Sarà così anche a Satriano? Per il momento di “Giulio Cesare” non se ne vedono. Forse di Bibulo ce ne sono tanti.

Fabio Guarna