Di sera, a Soverato … ai tempi del coronavirus – di Maria Palazzo

Super Luna : foto scattata da Soverato

Stendo sempre i panni, di sera…
Un privilegio che mi concedo, con qualunque stagione anche col freddo intenso, in inverno…
Guardo in alto: sembra ci sia una piccola porta sull’Universo, che puoi attraversare, per scoprire altri mondi. A volte ci sono le nuvole, altre ci sono le stelle, altre è tutto buio, altre ancora la luna sorride.
Mi incanto…
Quando rientro in casa, mi accorgo di essere stata fuori più del dovuto. Magari, stendere i panni è solo una scusa: cosa direbbero i miei vicini di casa, che affacciano sul cortiletto, se mi vedessero troppo spesso col naso all’insù?
A me piace stare col naso all’insù, sotto la volta celeste…
Il silenzio della notte mi conforta.
Stasera stendo lenzuola colorate. Mi piacciono molto: sono allegre e spensierate. In questo periodo cupo, è quello che ci vuole: un po’ di spensieratezza che svolazza al vento allegramente, incurante di tutto. Loro, le lenzuola, possono prendere tutto con nonchalance, andare oltre la realtà, oltre il contingente. Non sono umane, le lenzuola, eppure sembrano parlarmi, col loro sventolìo…
Mentre tutto sembra avvolto in un silenzio assordante, io dialogo persino con loro.
Da quando siamo in riposo (si fa per dire) forzato, a causa del coronavirus, la sera è il momento della giornata che temo di più. Di giorno, sono sempre stata abituata a fare mille cose. Ma la sera, si affaccia il magone, occhieggiando fra le ombre della casa, fra le pieghe delle cose, quando sei in silenzio e non parli, né ascolti più nessuno…
Allora esci, sul balcone, con i panni, con uno straccio i mano e immergi le mani nel cestino delle mollette… Il rumore si staglia netto, contro il muro di fronte. La strada tace, un cane abbaia lontano, il fischio del treno, che immagini vuoto in tempi come questi, rimbomba sinistro e la voce dell’altoparlante della stazione, prima in italiano, poi in inglese, si distingue, netta, in tutte le sue parole, mentre prima si percepiva appena, fra gli altri rumori della città. Poi il treno parte e non più un fiato, non più un grido: solo il vento.
Ogni tanto sbatte un infisso…
Ti senti piccolo: un puntino nell’universo, come il brillìo di qualche stella più lontana. Ci sentiamo forti, ma siamo fragili. Un minuscolissimo nemico invisibile ci attacca a tradimento e nessuna delle nostre armi ci difende. Da troppo tempo, ci sentiamo invincibili… Sappiamo di non esserlo, eppure facciamo finta. Per non accettare tale spada di Damocle, rischiamo pure il peggio: il contagio, la morte. Diventiamo fatalisti, dicendoci che la vita è breve e vogliamo viverla fino in fondo, sognando scenari da Termopili, ma con un coraggio fasullo.
Vogliamo noi, questo silenzio? Forse… Eppure, voglio ancora prenderne il meglio. La Primavera è in anticipo, quest’anno: nelle annate bisestili, di solito, in marzo, fa troppo caldo o troppo freddo, per la stagione… Marzo è un mese che adoro, con la sua luminosità, ma anche con la sua imprevedibilità, con le sue notti limpide: io lo amo. Ha un volto che sogno e mi fa sperare. Marzo ha in sé il presagio di un tempo che migliora e di un clima consolante, che scivola, lentamente verso l’estate. Come i nati di marzo: a volte li vedi cupi e pensierosi, poi si rischiarano e sembra che il sole spunti dietro le nuvole. E ti senti felice.
Ma ora è sera. Le lenzuola crepitano al vento, e sempra di sentire la voce dei ciocchi, nel camino. Sono la solita sbadata: mi sono infreddolita, la notte è fresca, anche se primaverile.
Rientro.
Chiudo i vetri e osservo il buio da fuori.
Mi sento, un po’ nella tempesta, quella vissuta dai pirati, che leggevo da bambina.
Ho paura per chi, in questo momento, non si trova a casa o a casa non può stare.
La sera è soveratese: si sente il mare da lontano…
Possa questo marzo essere presago di gioia, di speranza, di ritorno al meglio. Alla normalità, non più ignari, ma con una consapevolezza tutta nuova: quella di essere ancora in grado di ascoltare il silenzio.
E di trovarvi dentro tante, tantissime parole…

                                                                     Maria Palazzo