Dantedì e dintorni – di Maria Palazzo

Oggi, 25 marzo 2020, si celebra il DANTEDÌ, la prima giornata dedicata a Dante Alighieri, in preparazione delle celebrazioni solenni del prossimo anno (1321-2021). Non posso non pensare al famosissimo quadro del pittore preraffaellita Henry Holiday, conservato nella Walker Art Gallery di Liverpool, Dante e Beatrice, ogni volta che un verso di Dante si affaccia alla mia mente… In quel quadro è racchiuso tutto il mio immaginario della forza e della grazia che emana dalla poesia dantesca e dalla prosa delicata della Vita nova. È un quadro di fantasia, in cui i personaggi sono esaltati nelle linee e nei colori, quasi fossero in rilievo, mentre lo sfondo di Firenze è sfumato e quasi evanescente. Si coglie, in esso, la visione che il pittore ha, dell’incontro fra Dante e Beatrice, secondo la sua particolare concezione artistica. Eppure, questo quadro comunica al di là della forma, imprimendosi nell’anima, col suo movimento e tutta la folgorazione di un incontro che non si dimentica. Nella nostra fantasia si incide come se ci appartenesse e immediatamente guardiamo oltre Dante con gli occhi del cuore. Pensiamo, così, al momento in cui la nostra persona del cuore è venuta fuori dall’ombra, sancendo un nuovo inizio per noi. Erroneamente si crede che l’opera di Holiday si ispiri al primo incontro fra il poeta e la sua amata, ma così non è: secondo la Vita nova, Dante vide, per la prima volta Beatrice, che era poco più che un bambino e Beatrice era vestita di colore rosso, sanguigno appunto, mentre nel quadro indossa un vestito chiaro. “Nove fiate già appresso lo mio nascimento era tornato lo cielo de la luce quasi a uno medesimo punto, quanto a la sua propria girazione, quando a li mei occhi apparve prima la gloriosa donna de la mia mente, la quale fu chiamata da molti Beatrice li quali non sapeano che si chiamare. Ella era in questa vita già stata tanto, che ne lo suo tempo lo cielo stellato era mosso verso la parte d’oriente de le dodici parti l’una d’un grado, sì che quasi dal principio del suo ann nono apparve a me, ed io la vidi quasi da la fine del mio nono. Apparve vestita di nobilissimo colore, umile e onesto, sanguigno, cinta e ornata a la guisa che a la sua giovanissima etade si convenia.” (Dante, Vita nova). Il dipinto si riferisce, probabilmente, agli incontri successivi, quando Beatrice, sdegnata dalle donne schermo, non vuole dargli più retta… Così, forse, il poeta passa, dallo stato di incanto, a quello doloroso della realtà e, nel quadro, non più giovinetto, si porta la mano sinistra al cuore, per rivelare la tristezza dell’incomprensione… Il paesaggio sbiadisce tutt’intorno e lo sguardo dell’amato, quasi implorante, trepidante, si posa sull’amata… Quante volte è capitato a noi, di trepidare altrettanto, nel non saper distinguere il pensiero dell’amato, che ci appare fulgido, nel suo splendore, in quegli attimi che precedono gli incontri che porteranno ad un amore dichiarato o condiviso. Quante volte l’amato ci appare irraggiungibile, nella sua luce lontana, quando noi siamo ancora nella fase in cui il nostro amore è quasi segreto, anche se sappiamo che lui lo ha notato e non è del tutto indifferente… E quante altre volte, se ne riparlerà, insieme, poi, di quei momenti, prima solo nostri, che riveleremo all’amato e quante volte lui ci ascolterà, rapito, senza parlare, magari abbassando la testa o rivolgendoci uno sguardo complice, con voce accorata, per la gioia di essere stato oggetto di cotanto amore…
L’attualità del quadro è questa, mentre quella di tutta la poesia dantesca parte da piccole cose, dalla descrizione precisa del tempo del primo incontro, per assurgere ai massimi gradi della lirica e della filosofia, quasi a indicarci, persino oggi in umondo che corre, che ogni grande cosa viene generata da un primo, lieve scintillìo, per elevarsi all’assoluto. La poesia di Dante, oggi, è metafora di tutto ciò che desideriamo, partendo da un piccolo inizio e scegliendo di non fermarci. È metafora dell’amore che non si ferma lasciando la fiamma al minimo, ma facendola, pian piano, assurgere al grande fuoco dello spirito. L’attualità di Dante, nel nostro tempo, è quella di farci perdere la patina della banalità quotidiana, contro lo spettro della futilità delle cose, del piattume insignificante, dello sciocco e trito tratto di una scialba visione della vita avulso dal meglio che essa può offrire. Il quadro di Holiday, forse per primo, attualizzò l’esperienza dantesca, quasi avvicinando Dante alla gente comune. Ed è, forse anche questo, lo scopo del Dantedì, che parte quest’anno, perché il Sommo Poeta non resti confinato alle pagine ingiallite di un libro scolastico, ma esploda con la sua luce rinnovata, in ognuno di noi… – di Maria Palazzo