L’Inter ha vinto. Prima giornata, primi tre punti. 5-0 al Torino, a Milano. Gol di Bastoni al 18’, Thuram al 36’, Lautaro al 52’ e ancora Thuram al 62’, Bonny al 72′. Una partenza solida. Una vittoria netta. La squadra ha risposto. I tifosi anche. Io, invece, avevo scelto il silenzio. Dopo la finale persa in Champions, avevo deciso di fermarmi. Di non scrivere nulla. Non per rabbia. Ma per quel senso di vuoto che arriva quando ti svegli da un sogno proprio mentre stavi per toccarlo. Ma soprattutto perché mi mancava la tentazione di scrivere di calcio nerazzurro, a cui cedo sempre. Dopo la Champions, per settimane, ho lasciato. Poi, un pensiero inatteso. Un nome: Giacomo Leopardi. Sì, proprio lui. Il massimo poeta dell’Ottocento, che non ha mai smesso di parlarci. Non solo letteratura. Ma filosofia. E con Il sabato del villaggio, Leopardi ci ha detto qualcosa che, per chi ama il calcio, suona tremendamente vero: la felicità non sta nel giorno della vittoria, ma nei giorni che la precedono. Quando la Champions era ancora un sogno, ogni partita aveva un sapore speciale. La corsa, l’illusione, la speranza. Era tutto lì. Poi la finale. E il risveglio. Ma quella felicità, quella gioia profonda e vibrante dell’avvicinarsi, l’abbiamo provata solo noi e la squadra che ci ha battuti. Le finaliste: Paris Saint Germain e Inter. Le contendenti vere. Le uniche ad aver assaporato l’attesa della vetta. Così come è avvenuto a Napoli e Inter per lo scudetto. Tutte le altre squadre, fuori da quei traguardi, non hanno potuto nemmeno sfiorarla, quell’attesa. Ed è questo, in fondo, il premio nascosto. La vittoria invisibile. Essere arrivati lì. A un passo. Dove pochi possono stare. La felicità — se provo a leggere Leopardi in chiave sportiva — non è nella celebrazione, ma nella tensione che ti porta fin quasi a toccarla. Non nel giorno in cui alzi qualcosa al cielo, ma in quello in cui alzi gli occhi per inseguirlo. Ecco perché oggi, dopo la vittoria sul Torino, non è solo un inizio di campionato. È qualcosa di più. È il ritorno dell’attesa. Di quel momento fragile, ma autentico, in cui si può ancora credere che tutto sia possibile. Per questo scrivo. Perché la stagione è appena cominciata, ma la felicità — o meglio, l’illusione della felicità — quella che vale, è già qui. Quella dell’attesa, quella che precede. Quella che ci ricorda che oggi, più che il posticipo della prima giornata (lunedì) di campionato, è un “sabato”. Un sabato nel senso del sabato del villaggio: un giorno carico di speranza, di immaginazione, di possibilità. Un giorno in cui la felicità esiste perché ancora non si è mostrata per davvero, e che — c’insegna Leopardi — non esiste se non nella sua illusione. Un’illusione che i nerazzurri hanno provato. E l’Inter è tornata a sognare.
Fabio Guarna
Soverato News

