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Sulla soglia dei defunti, fra i viali della memoria

Al cimitero si notano tante cose, fa parte del cammino: si osservano i fiori ordinati, i nomi familiari, le fotografie ingiallite, le frasi sulle tombe, i segni lasciati da chi è passato prima. Ogni elemento sembra avere un suo posto. Alcuni attirano l’attenzione più di altri. E, a volte, lo sguardo si sofferma su un dettaglio che, in altre visite, era rimasto in disparte. Sono al cimitero di Satriano, questa volta noto la data. In alto, accanto ad essa, il titolo di un’epigrafe con al seguito il testo: “visse per ischerzo …”. La rileggo e quindi mi concentro sui numeri della data. Penso: fra un mese saranno vent’anni!! Mi fermo qui. E da quella sosta il pensiero comincia a concentrarsi su quel segno… Cammino oltre, leggo altri marmi, altri nomi, altre partenze. Eppure quel segno, come una riga tracciata nella memoria, mi accompagna lungo tutta la visita diventando riflessione silenziosa e costante, come un’ombra che cambia forma ma non si stacca mai davvero. E ogni nuova data non è più solo una combinazione di cifre: è la distanza da un giorno che si è staccato dalla vita terrena, come un filo che si scioglie lentamente dal tessuto del presente, senza però spezzarsi mai del tutto, come se quel filo continuasse, invisibile, a intrecciarsi con il nostro tempo. C’è qualcosa, in questi numeri incisi nel marmo, che si rivolge direttamente a chi guarda. Non sembrano dire solo quando è successo, ma quanto è trascorso da allora. E in quel quanto, a volte, si resta impigliati, avvolti da una rete invisibile che trattiene. Perché ci sono assenze che non sono mai diventate davvero tali: sembrano avere attraversato con noi ogni giorno, provenienti da un altrove dove il tempo non è assente, ma semplicemente diverso. E così, quelle presenze che chiamiamo assenze, sono parte del nostro andare e continuano ad esserlo accanto a noi, silenziose ma vigili, condividendo in qualche modo anche il tempo che abbiamo vissuto, in una forma che non ci è dato comprendere. Sembrano ancora a un passo, appena dietro l’angolo del presente. Si è soliti dire che sembra ieri. Ma non è questo il punto. È che certe distanze non si misurano con gli anni. Si percepiscono. Si portano addosso. E restano lì, intatte, anche quando tutto intorno cambia. Proseguo il mio percorso, ma senza distogliere davvero il pensiero da quel punto iniziale, continuando ad osservare le date. Quasi che la riflessione fosse rimasta lì, accanto alla prima, discreta ma ancora presente, come luce fioca che non si spegne. E forse è proprio questo che resta: la sensazione che il tempo, pur essendo passato, non abbia mai davvero separato ciò che, attraverso un filo infinito, continua a restare accanto a noi, e continuerà.

Fabio Guarna

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