Il mare calabrese è caldo. Lo dicono da settimane i bagnanti e le elevate temperature raggiunte dalle acque del Mediterraneo sono un fenomeno che gli studiosi seguono con attenzione. Del resto, ogni estate porta con sé il solito refrain. «Un caldo così non si era mai visto», «il mare non è mai stato così caldo». La memoria meteorologica personale è però breve e qualche prudenza, quando dalle sensazioni si passa ai fenomeni atmosferici, è sempre opportuna. Resta una domanda interessante proprio mentre agosto comincia a cedere lentamente il passo a settembre. Che cosa accade a tutto il calore accumulato dal mare calabrese durante l’estate? Il mare non si raffredda insieme al calendario. Conserva una parte importante del calore ricevuto durante i mesi estivi e può continuare a restituire calore e umidità all’atmosfera anche quando sulla terraferma le temperature cominciano a diminuire. È qui che la questione diventa meteorologicamente interessante. Quando sul mare ancora caldo arrivano masse d’aria più fresca e condizioni atmosferiche favorevoli all’instabilità, quell’energia può contribuire ad alimentare la convezione e fenomeni temporaleschi anche intensi. Può contribuire, appunto. Non significa che necessariamente accadrà. Un mare caldo non produce da solo nubifragi e alluvioni. Per arrivare a fenomeni importanti devono combinarsi diversi elementi, dalla circolazione atmosferica alle correnti in quota, dall’umidità alla persistenza delle precipitazioni. In Calabria entra poi in gioco una conformazione del territorio particolare, con montagne molto vicine alle coste, capace in determinate situazioni di incidere sull’evoluzione delle precipitazioni. Gli studi sugli eventi intensi che hanno interessato il Sud Italia hanno mostrato proprio questa complessità. In alcuni casi le alte temperature superficiali del mare hanno favorito condizioni calde e umide nei bassi strati e una maggiore energia disponibile per i sistemi convettivi. Ma sono state necessarie precise configurazioni atmosferiche perché quell’energia entrasse effettivamente in gioco. C’è poi un elemento che riguarda direttamente la Calabria. Uno studio pubblicato nel 2024, analizzando i massimi di precipitazione in un’ora registrati nella regione nel periodo 1961-2020, ha rilevato che nella parte più recente della serie, settembre è risultato il mese con il maggior numero di massimi annuali, mentre in precedenza il primato apparteneva soprattutto a ottobre. È un dato interessante, ma va letto per quello che è. Racconta il comportamento delle precipitazioni calabresi nel passato e non permette di prevedere ciò che accadrà nel settembre di quest’anno. Ed è forse questo il modo più corretto di guardare oggi il mare calabrese. Non come una minaccia e neppure come la promessa di un autunno difficile, ma come un grande serbatoio di calore che arriva alla fine dell’estate ancora carico di energia. Se nelle prossime settimane arriveranno configurazioni atmosferiche favorevoli ai temporali, il calore e l’umidità disponibili sul mare potranno rappresentare uno degli ingredienti da tenere in considerazione. Se quelle condizioni non arriveranno, nessuna temperatura marina particolarmente elevata potrà inventarsele. Nessuna profezia, dunque. Soltanto un mare calabrese ancora caldo e settembre ormai vicino. E forse, mentre continuiamo tranquillamente a farci il bagno, vale la pena osservare un po’ più attentamente quel grande serbatoio azzurro che circonda la Calabria.
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