Bivongi e il Mercato della Badia: due giorni dentro la storia di un borgo

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BIVONGI – Per due sere Bivongi ha cambiato il passo. Quello normalmente quieto di un piccolo borgo della Vallata dello Stilaro è diventato il passo lento di tanta gente che si è infilata nei vicoli, si è fermata davanti alle botteghe, ha assaggiato i prodotti della terra e, quasi senza accorgersene, ha portato via con sé un’emozione, un ricordo, forse anche un piccolo frammento della storia e dell’anima di questi luoghi. È accaduto il 17 e 18 agosto con il Mercato della Badia, giunto alla XXXI edizione, che ha riportato nel centro storico artigianato, antichi mestieri, produzioni agroalimentari, musica e piccoli spettacoli lungo le strade. Una manifestazione che ha fatto registrare un notevole successo di pubblico e che, dietro l’aspetto immediato della festa, conserva un significato più interessante. Il richiamo alla storia, infatti, non è un semplice espediente scenografico. Il Mercato recupera idealmente le antiche consuetudini della Vallata dello Stilaro e le riporta tra vicoli e piazzette attraverso mestieri, produzioni artigianali e agroalimentari. Ma per capire il Mercato della Badia bisogna soprattutto camminarci dentro. Il percorso attraversa un paese curato nei particolari, con angoli addobbati in maniera caratteristica, luci, vecchi catoi riaperti e botteghe che sembrano riprendere vita. C’è il cosiddetto vicolo degli innamorati e c’è quel vicoletto strettissimo nel quale quasi viene spontaneo mettersi di profilo, insieme a tante altre piccole viuzze. Ci sono scorci nei quali basta alzare lo sguardo per accorgersi della particolare architettura del borgo, con case addossate l’una all’altra, scale e costruzioni che sembrano arrampicarsi verso l’alto. Intanto il mercato continua. Tra uno stand e l’altro arrivano musica e intermezzi di spettacolo perfettamente inseriti nell’atmosfera, incontrati quasi per caso mentre si attraversano le strade. Ed è forse questa una delle caratteristiche più riuscite. Non un paese che ospita un palcoscenico, ma un paese che diventa esso stesso palcoscenico. Naturalmente ci sono i sapori. Formaggi, salumi, miele, preparazioni della cucina locale e quel mangiare semplice che nelle feste di paese conserva ancora un significato particolare. C’è il vino, espressione conosciuta di questo territorio, e c’è l’olio, presente in diversi stand e, prima ancora, nella storia agricola di queste terre. Perché da queste parti l’ulivo non è soltanto una coltivazione. Basta osservare il territorio intorno

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a Bivongi per capire quanto appartenga al paesaggio e alla cultura contadina della Vallata dello Stilaro. L’olio che arriva sulle tavole nasce da lì, da alberi, terreni e lavoro che precedono di molto la festa. Trovarne diverse produzioni lungo il percorso assume allora un significato particolare, perché significa portare dentro il Mercato un pezzo autentico della terra che lo ospita. Bottiglie diverse, produttori differenti, ma dietro ciascuna la stessa antica presenza dell’ulivo. E forse manifestazioni come questa servono proprio a ricordare che un territorio si promuove anche attraverso ciò che riesce a produrre, soprattutto quando qualità, tradizione e paesaggio finiscono per raccontare la stessa storia. E accanto all’olio, come dicevamo, c’è il vino, altro elemento che da queste parti non rappresenta soltanto qualcosa da versare nel bicchiere. Bivongi ha legato il proprio nome al vino al punto da farne un segno di riconoscimento del territorio. Vigneti e cantine appartengono alla storia agricola della Vallata e il “Bivongi” porta già nel nome il luogo dal quale proviene. Così, tra gli stand, anche un assaggio diventa in qualche modo una presentazione del paese. Olio e vino finiscono per raccontare la stessa terra in due forme diverse, prodotti da gustare certamente, ma anche un patrimonio da conservare e, soprattutto, da far conoscere. Una manifestazione di queste dimensioni, soprattutto quando si sviluppa dentro un centro storico, mette inevitabilmente insieme esigenze molto diverse, dagli accessi alla sicurezza, dai residenti agli espositori, dalla viabilità alla pulizia, fino agli spettacoli e a un flusso consistente di visitatori.

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E proprio osservando il paese nei due giorni della festa si aveva la sensazione che questi diversi tasselli fossero riusciti a trovare una loro collocazione. È probabilmente questo il riconoscimento più significativo per il lavoro svolto dall’amministrazione comunale guidata dalla sindaca Grazia Zaffino, dagli altri amministratori, dalle associazioni e dalle tante persone impegnate nell’organizzazione. Non tanto le parole spese alla fine, quanto ciò che il visitatore ha trovato arrivando, un paese preparato, ordinato, accogliente e capace di utilizzare una propria antica tradizione per mostrare qualcosa di sé. Mettere insieme tutto questo non è sempre semplice. A Bivongi, questa volta, l’incastro sembra essere riuscito particolarmente bene. E poi, come spesso accade, nelle storie riuscite avviene qualcosa che prova inutilmente a cambiare il finale. Pare infatti che qualcuno abbia pensato di aggiungere al selciato qualche elemento decisamente fuori programma. Piccole punte di… dissenso, diciamo così, che qualche pneumatico potrebbe non avere gradito. Non vale la pena concedere all’episodio più spazio. Anche perché chi pensava forse di sgonfiare la festa ha ottenuto esattamente l’effetto contrario. Bivongi ne è uscita ancora più gonfia d’orgoglio per il successo di pubblico e di qualità delle due giornate. Alla fine delle due giornate rimangono le immagini delle strade affollate, delle botteghe aperte, di un bicchiere di vino, dell’olio della Vallata, dei profumi della cucina, di uno spettacolo incontrato dietro un angolo e della gente che continua a salire e scendere lentamente per i vicoli. Forse il successo del Mercato della Badia sta proprio qui. Non inventare qualcosa per attirare visitatori, ma mostrare bene ciò che Bivongi possiede già. Tradizioni, prodotti, luoghi e una comunità che sembra avere compreso come il passato, quando viene custodito senza trasformarlo in una reliquia, possa diventare una delle strade migliori per far conoscere il territorio nel presente. E, a giudicare dalla gente che in queste due sere quella strada l’ha percorsa, la direzione sembra quella giusta.

Fabio Guarna