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In Catilinam

Traduzione libera in italiano dal latino – Cicerone – in Catilinam III, 14

TESTO LATINO Primum mihi gratiae verbis amplissimis aguntur, quod virtute, consilio, providentia mea res publica maximis periculis sit liberata. Deinde L. Flaccus et C. Pomptinus praetores, quod eorum opera forti fidelique usus essem, merito ac iure laudantur. TRADUZIONE LIBERA IN ITALIANO Per primo mi viene espressa la più viva gratitudine poiché con valore, intelligenza e lungimiranza ho liberato la Repubblica da gravissimi pericoli. Ottengono meritate lodi anche i pretori Lucio Flacco e Caio Pomptino per avere cooperato alla mia azione con forza e lealmente

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Traduzione libera in italiano dal latino – Cicerone – in Catilinam III, 12-13

TESTO LATINO Ac mihi quidem, Quirites, cum illa certissima visa sunt argumenta atque indicia sceleris, tabellae, signa, manus, denique unius cuiusque confessio, tum multo certiora illa, color, oculi, voltus, taciturnitas. Sic enim ob stupuerant, sic terram intuebantur, sic furtim non numquam inter sese aspiciebant, ut non iam ab aliis indicari, sed indicare se ipsi viderentur. Indiciis expositis atque editis, Quirites, senatum consului, de summa re publica quid fieri placeret. Dictae sunt a principibus acerrimae ac fortissimae sententiae, quas senatus sine ulla varietate est secutus. Et quoniam nondum est perscriptum senatus consultum, ex memoria vobis, Quirites, quid senatus censuerit, exponam. TRADUZIONE LIBERA IN ITALIANO Del resto, o Quiriti, se tavolette, sigilli e una volta per tutte le ammissioni di ognuno mi sembravano prove indiscutibili, ancora di più lo erano il biancore, gli occhi, il volto, il silenzio di questi uomini. Erano così stupiti, gli occhi piantati a terra, gli sguardi nascosti  uno all'altro, che le accuse sembravano partire da loro stessi piuttosto che dagli altri. Verbalizzate e lette le deposizioni, o Quiriti, ho domandato al Senato che determinazioni avesse intenzioni di assumere nell'interesse della Repubblica. I primi a dire si sono espressi con la massima durezza e la loro indicazione è stata approvata unanimente dal Senato. Considerato che non è stato ancora verbalizzata la seduta, o Quiriti, vi riferirò a memoria come si è svolta.

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Traduzione libera in italiano dal latino – Cicerone – in Catilinam III, 11

TESTO LATINO Volturcius vero subito litteras proferri atque aperiri iubet, quas sibi a Lentulo ad Catilinam datas esse dicebat Atque ibi vehementissime perturbatus Lentulus tamen et signum et manum suam cognovit. Erant autem sine nomine, sed ita: 'Quis sim, scies ex eo, quem ad te misi. Cura, ut vir sis, et cogita, quem in locum sis progressus. Vide, ecquid tibi iam sit necesse, et cura, ut omnium tibi auxilia adiungas, etiam infimorum.' Gabinius deinde introductus cum primo impudenter respondere coepisset, ad extremum nihil ex iis, quae Galli insimulabant, negavit. TRADUZIONE LIBERA IN ITALIANO Di colpo Volturcio ci domanda di portare la missiva che Lentulo gli avrebbe rimesso per Catilina e di aprirla. Lentulo benché fortemente turbato, riconosce il suo sigillo e la sua grafia. La lettera era senza nomi ma si leggeva: “Chi sono lo saprai da chi ti ho mandato. Cerca di essere uomo e valuta fino a dove ti sei spinto. Ti è chiaro ormai il tuo compito (ciò che devi fare), garantisciti il sostegno di tutti, anche dei più plebei". Quindi viene convocato Gabinio, il quale comincia a rispondere arrogantemente, ma al termine non smentisce nessuna delle accuse dei Galli.

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Traduzione libera in italiano dal latino – Cicerone – in Catilinam III, 10

TESTO LATINO Leguntur eadem ratione ad senatum Allobrogum populumque litterae. Si quid de his rebus dicere vellet, feci potestatem. Atque ille primo quidem negavit; post autem aliquanto, toto iam indicio exposito atque edito, surrexit; quaesivit a Gallis, quid sibi esset cum iis, quam ob rem domum suam venissent, itemque a Volturcio. Qui cum illi breviter constanterque respondissent, per quem ad eum quotiensque venissent, quaesissentque ab eo, nihilne secum esset de fatis Sibyllinis locutus, tum ille subito scelere demens, quanta conscientiae vis esset, ostendit. Nam, cum id posset infitiari, repente praeter opinionem omnium confessus est. Ita eum non modo ingenium illud et dicendi exercitatio, qua semper valuit, sed etiam propter vim sceleris manifesti atque deprehensi inpudentia, qua superabat omnis, inprobitasque defecit. TRADUZIONE LIBERA IN ITALIANO Gli viene data lettura della missiva, di simile contenuto, diretta al Senato e al popolo degli Allobrogi. Gli concedo, se intendere dire altro, di parlare. In un primo momento dice di no, ma, poco dopo, quando la deposizione viene trasmessa per il verbale e letta, si alza in piedi; domanda ai Galli di spiegare meglio quali rapporti intercorressero tra di loro perché si fossero venuti a casa sua.; similmente fa con Volturci. I galli gli rispondono telegraficamente e in maniera decisa, svelando il nome di chi li aveva condotti a lui e il numero degli incontri; gli domandano a loro volta, se non abbia nulla da dichiarare riguardo gli oracoli sibillini; allora Lentulo, improvvisamente, perde la ragione innanzi al suo crimine, facendo vedere quanto sia devastante averne consapevolezza. Poteva negare l'incriminazione; invece confessa, improvvisamente, contro il parere di tutti. In questo mondo, non solo gli venne meno l'acutezza e la capacità oratoria, da sempre basi della sua vitalità (forza). Ma, per la gravità e la chiarezza del suo crimine, lo abbandonarono anche quella arroganza e quell'assenza  di scrupoli che lo rendevano senza uguali.

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Traduzione libera in italiano dal latino – Cicerone – in Catilinam III, 9

TESTO LATINO Hanc autem Cethego cum ceteris controversiam fuisse dixerunt, quod Lentulo et aliis Saturnalibus caedem fieri atque urbem incendi placeret, Cethego nimium id longum videretur. Ac ne longum sit, Quirites, tabellas proferri iussimus, quae a quoque dicebantur datae. Primo ostendimus Cethego; signum cognovit. Nos linum incidimus, legimus. Erat scriptum ipsius manu Allobrogum senatui et populo sese, quae eorum legatis confirmasset, facturum esse; orare ut item illi facerent, quae sibi eorum legati recepissent. Tum Cethegus, qui paulo ante aliquid tamen de gladiis ac sicis, quae apud ipsum erant deprehensa, respondisset dixissetque se semper bonorum ferramentorum studiosum fuisse, recitatis litteris debilitatus atque abiectus conscientia repente conticuit. Introductus est Statilius; cognovit et signum et manum suam. Recitatae sunt tabellae in eandem fere sententiam; confessus est. Tum ostendi tabellas Lentulo et quaesivi, cognosceretne signum. Adnuit. "Est vero", inquam, "notum quidem signum, imago avi tui, clarissimi viri, qui amavit unice patriam et cives suos; quae quidem te a tanto scelere etiam muta revocare debuit." TRADUZIONE LIBERA IN ITALIANO Essi (i Galli) inoltre raccontano di una discussione insorta fra Cetego e gli atri congiurati, questi ultimi insieme a Lentulo consigliavano di stabilire la strage e l'incendio della città per i Saturnali, Cetego riteneva questa data troppo distante. Per non tirar per le lunghe, Quiriti, facciamo portare le tavolette che essi avrebbero siglato. Il primo a cui esibiamo il sigillo è Cetego: conferma essere suo. Tagliamo lo spago. Vi era scritto di sua stessa mano al Senato e al popolo degli Allobrogi che avrebbe mantenuto le promesse fatte agli ambasciatori; chiedeva agli Allobrogi di eseguire, a loro volta, gli impegni presi dai loro rappresentanti. Non appena leggiamo la sua lettera, allora Cetego, che sino a poco prima sulle armi rinvenute nella sua abitazione (spade e pugnali) aveva risposto spiegando di essere un collezionista, tace improvvisamente, compresso, stroncato dalla coscienza del suo crimine. Viene introdotto Statilio che conferma il suo sigillo e la sua grafia. Gli vengono lette le tavolette che descrivono quasi l'identico contenuto delle precedenti. È reo confesso (confessa). Quindi esibisco le tavolette a Lentulo e gli domando se riconosce il sigillo. Annuisce. “Lo riconosci senza alcun dubbio (certamente) – lo incalzo – Mostra l'effigie del tuo avo, uomo di grande virtù e valore che amò unicamente la patria e si suoi concittadini”, anche muta, questa effigie, avrebbe dovuto fermarti da un crimine così nefando”.

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Traduzione libera in italiano dal latino – Cicerone – in Catilinam III, 8

TESTO LATINO Introducti autem Galli ius iurandum sibi et litteras ab Lentulo, Cethego, Statilio ad suam gentem data esse dixerunt, atque ita sibi ab his et a L. Cassio esse praescriptum, ut equitatum in Italiam quam primum mitterent; pedestres sibi copias non defuturas. Lentulum autem sibi confirmasse ex fatis Sibyllinis haruspicumque responsis se esse tertium illum Cornelium, ad quem regnum huius urbis atque imperium pervenire esset necesse; Cinnam ante se et Sullam fuisse. Eundemque dixisse fatalem hunc annum esse ad interitum huius urbis atque imperii, qui esset annus decimus post virginum absolutionem, post Capitoli autem incensionem vice simus. TRADUZIONE LIBERA IN ITALIANO Quindi tocca ai Galli i quali dichiarano che Publico Lentulo, Cetego e Statilio avevano giurato e consegnato loro delle missive dirette  al loro popolo nelle quali era scritto che insieme a L.Cassio chiedevano ai Galli di inviare in Italia e in fretta la Cavalleria, la fanteria (le milizie a cavallo) non sarebbe mancata. Lentulo, inoltre, aveva garantito che, secondo gli oracoli sibillini e i responsi degli aruspici, era lui il terzo Cornelio destinato a raggiungere la massima autorità civile e militare sulla città; in precedenza era toccato a Cinna e a Silla. Lentulo aveva aggiunto anche che, nell'anno in corso, il decimo dall'assoluzione delle Vestali e il ventesimo dall'incendio del Campidoglio, si sarebbe realizzata l'inevitabile caduta della Città (di Roma) e dell'impero.

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Traduzione libera in italiano dal latino – Cicerone – in Catilinam III, 7

TESTO LATINO Atque interea statim admonitu Allobrogum C. Sulpicium praetorem, fortem virum, misi, qui ex aedibus Cethegi, si quid o telorum esset, efferret; ex quibus ille maximum sicarum numerum et gladiorum extulit. Introduxi Volturcium sine Gallis; fidem publicam iussu senatus dedi; hortatus sum, ut ea, quae sciret sine timore indicaret. Tum ille dixit, cum vix se ex magno timore recreasset, a P. Lentulo se habere ad Catilinam mandata et litteras, ut servorum praesidio uteretur, ut ad urbem quam primum cum exercitu accederet; id autem eo consilio, ut, cum urbem ex omnibus partibus, quem ad modum discriptum distributumque erat, incendissent caedemque infinitam civium fecissent, praesto esset ille, qui et fugientis exciperet et se cum his urbanis ducibus coniungeret. TRADUZIONE LIBERA IN ITALIANO Contemporaneamente, su suggerimento degli Allobrogi, ho inviato in casa di Cetego, il pretore Caio Sulpicio, uomo di forte temperamento, a sequestrare le armi che avesse rinvenuto; ha requisito pugnali e spade a volontà. Ho introdotto Volturcio senza i Galli. Con l'accordo del Senato, gli garantisco immunità. Lo invito a rivelare senza timore quanto è a conoscenza. Quindi, riprendendosi a stento da una forte paura, rivela di avere ricevuto da Publio Lentulo delle indicazioni e una lettera per Catilina in cui lo si invitava di utilizzare gli schiavi e di muoversi al più presto con l'esercito verso l'urbe. Il loro intento era di incendiare in ogni zona l'urbe, come era stato deciso in origine e di provvedere al massacro di tutta la cittadinanza, il destinatario della missiva (Catilina) doveva trovarsi sul luogo per fare prigionieri i fuggitivi e congiungersi ai capi rimasti nell'urbe.

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Traduzione libera in italiano dal latino – Cicerone – in Catilinam III, 6

TESTO LATINO Cum summis et clarissimis huius civitatis viris, qui audita re frequentes ad me mane convenerant, litteras a me prius aperiri quam ad senatum deferri placeret, ne, si nihil esset inrentum, temere a me tantus tumultus iniectus civitati videretur, negavi me esse facturum, ut de periculo publico non ad consilium publicum rem integram deferrem. Etenim, Quirites, si ea, quae erant ad me delata, reperta non essent, tamen ego non arbitrabar in tantis rei publicae periculis esse mihi nimiam diligentiam pertimescendam. Senatum frequentem celeriter, ut vidistis, coegi. TRADUZIONE LIBERA IN ITALIANO Quando, sul far del giorno, gli uomini più autorevoli della nostra città, sono venuti a conoscenza di quanto avvenuto, si sono precipitati (si precipitano nel racconto) numerosi a casa mia e (mi suggeriscono) mi hanno suggerito di aprire le lettere prima di portarle in Senato, affinché se nel loro contenuto non si fosse trovato nulla di importante, avremmo evitato di generare inutili tumulti in città;  ho negato di fare ciò, avevo l'obbligo in una situazione di pericolo pubblico, di riportare la questione integralmente al senato. Invero, o Quiriti, anche se quanto mi era stato raccontato non fosse stato vero, giudicavo di non dover temere l'accusa di scrupolo esagerato, trattandosi di pericoli seri per la Repubblica. Ho convocato immediatamente una seduta del Senato, come avete visto è stata piena di presenze.

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Traduzione libera in italiano dal latino – Cicerone – in Catilinam III, 5

TESTO LATINO Itaque hesterno die L. Flaccum et C. Pomptinum praetores, fortissimos atque amantissimos rei publicae viros, ad me vocavi, rem exposui, quid fieri placeret, ostendi. Illi autem, qui omnia de re publica praeclara atque egregia sentirent, sine recusatione ac sine ulla mora negotium susceperunt et, cum advesperasceret, occulte ad pontem Mulvium pervenerunt atque ibi in proximis villis ita bipertito fuerunt, ut Tiberis inter eos et pons interesset. Eodem autem et ipsi sine cuiusquam suspicione multos fortis viros eduxerant, et ego ex praefectura Reatina complures delectos adulescentes, quorum opera utor adsidue in rei publicae praesidio, cum gladiis miseram. Interim tertia fere vigilia exacta cum iam pontem Mulvium magno comitatu legati Allobrogum ingredi inciperent unaque Volturcius, fit in eos impetus; educuntur et ab illis gladii et a nostris. Res praetoribus erat nota solis, ignorabatur a ceteris. Tum interventu Pomptini atque Flacci pugna, quae erat commissa, sedatur. Litterae, quaecumque erant in eo comitatu, integris signis praetoribus tradunturipsi comprehensi ad me, cum iam dilucesceret, deducuntur. Atque horum omnium scelerum inprobissimum machinatorem, Cimbrum Gabinium, statim ad me nihildum suspicantem vocavi; deinde item accersitus est L. Statilius et post eum C. Cethegus; tardissime autem Lentulus venit, credo quod in litteris dandis praeter consuetudinem proxima nocte vigilarat. TRADUZIONE LIBERA IN ITALIANO Quindi, ieri, ho convocato i pretori Lucio Flacco e Caio Pompino, cittadini di provato valore e della massima devozione alla Repubblica, per esporre loro lo stato delle cose, li ho informati sul mio progetto. Immediatamente, senza esitazione, senza alcuna osservazione, in quanto nutrono per la Repubblica i sentimenti più nobili, hanno accettato l'incarico e, verso il tramonto, si sono mossi in segreto verso ponte Milvio. In quel luogo, nascondendosi nelle vicine abitazioni, si sono divisi in due gruppi così da avere in mezzo il fiume Tevere e il ponte. Senza provocare alcun minimo sospetto, avevano portato al loro seguito molti uomini coraggiosi e io avevo inviato dalla prefettura di Rieti un gruppo di giovani muniti di armi di cui spesso mi avvalgo della loro opera a presidio della Repubblica. Si erano fatte quasi le tre del mattino, quand'ecco giungere al ponte Milvio gli ambasciatori degli Allobrogi con grande seguito e Volturcio, vengono subito attaccati, da entrambi gli schieramenti si sfoderano le spade. Soltanto ai pretoni erano  note tutte le cose, gli altri non sapevano nulla. Quindi per intervento di Pompino e Flacco, lo scontro che era iniziato, cessa. Tutte le lettere scoperte nelle mani degli uomini del seguito sono rimesse ai pretori con i sigilli integri e all'alba gli arrestati vengono condotti da me. Io faccio convocare con immediatezza lo scellerato artefice di tutte questi gravi misfatti Cimbro Gabinio che non sospettava nulla; quindi convoco anche Lucio Statilio e, dopo di lui, Cetego;  per ultimo in ordine di tempo arriva Lentulo, probabilmente perché la notte precedente contrariamente alle sue abitudini, era stato sveglio per scrivere la sua lettera.

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