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Con la morte di Vincenzo Guarna è in lutto la cultura calabrese

Sono trascorsi tre mesi dalla scomparsa di Vincenzo Guarna. Vogliamo ricordarlo attraverso la testimonianza di Pietro Melia pubblicata sull'ultimo numero di Punto e a Capo che di seguito vi riportiamo Con la morte di Vincenzo Guarna è in lutto la cultura Calabrese Per anni ho “inseguito” il preside Vincenzo Guarna. Volevo riportarlo alla scrittura. M'interessava e m'intrigava, il suo modo di raccontare, l'ironia nella quale intingeva la penna, la sua conoscenza delle “cose di casa nostra”. Inventò quel viale Tubarisc” (da tubi, ovviamente tradotti dal…russo!) che rimarrà nella storia della nuova “toponomastica” di Soverato. Lo incontravo, puntuale quasi ogni mattina, all'edicola di Domenico Corapi: acquistava giornali ed allegati, le “collane” di libri in offerta (relativa) dei più grandi quotidiani del paese, riviste di largo e modesto interesse. E puntualmente gli chiedevo: Preside, Punto&@Capo aspetta i vostri contributi, di qualunque genere e su qualsiasi argomento. Saranno sempre graditi. E lui, che era di poche parole: vedremo, vedremo. Non senza aver ringraziato per l'attenzione. Trascorrevano mesi. E articoli non ne arrivavano. Finché un giorno Domenico mi consegna una busta gialla. L'ha lasciata il Professore … Fabio, il figlio, che è nostro collaboratore a fasi alterne, quando gli gira, istrione ed ironico quasi quanto il padre, me lo aveva anticipato al telefono: a Papà è forse venuta la voglia di scrivere una storia di Satriano, il paese d'origine, ma stai attento che gli è venuta un po' lunga… Bene, riposi. Semmai la utilizzeremo in due puntate, in due numeri. E cosi è stato. Orgogliosamente ritirai la busta e orgogliosamente pensai: forse sono state anche le mie insistenze a farlo cedere. E se ha ceduto una volta, chissà che adesso non ci provi gusto… Qualche mese fa chiamo Fabio per sollecitargli una collaborazione professionale. Mi dice che non può, è per strada, diretto al nord, suo papà ricoverato. M'informo delle condizioni, capisco dalla voce di Fabio che la situazione è grave, se non disperata. Il Professore non ce la farà a recuperare. E con lui, intellettuale piuttosto contro che pro, ci lascia un pezzo importante della cultura di questa regione. Ma per me è come se non fosse morto. E ogni mattina, all'appuntamento con l'edicola, m'illudo di poterlo rivedere. Sempre col suo fascio di giornali e riviste, gadget compresi, premurosamente sottobraccio (piemme). di Pietro Melia

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Il delitto d'aggiotaggio

Innanzi ad un mercato azionario che coinvolge sempre più italiani ritengo sia opportuno analizzare gli strumenti che il nostro legislatore ha predisposto per prevenire alcune ipotesi delittuose configurabili come l'aggiotaggio. E questo soprattutto perché il reato di aggiotaggio presente nel nostro Codice Penale fin dalla sua promulgazione ha trovato sempre difficile applicazione stante il carattere macroscopico del dolo che la norma prefigura. Alla luce anche delle vicende che attualmente stanno investendo il mondo finanziario italiano può apparire attuale il contenuto di uno studio condotto in passato dal sottoscritto e che di seguito si riporta. Recita l'Art. 501 del C.P. RIALZO E RIBASSO FRAUDOLENTO DI PREZZI SUL PUBBLICO MERCATO O NELLE BORSE DI COMMERCIO.- Chiunque, al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica o altrimenti divulga notizie false, esagerate o tendenziose o adopera altri artifici atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili sul pubblico mercato, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da uno a cinquanta milioni51di lire. Se l'aumento o la diminuzione del prezzo delle merci o dei valori si verifica, le pene sono aumentate. Le pene sono raddoppiate: 1°) Se il fatto è commesso dal cittadino per favorire interesse stranieri; 2°) Se dal fatto deriva un deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli di Stato ovvero il rincaro di merci di comune e largo consumo. Le pene stabilite nelle disposizioni precedenti si applicano anche se il fatto è commesso all'estero in danno della valuta nazionale o di titoli pubblici italiani. La condanna importa interdizione dai pubblici uffici Anche questo articolo, come altri presenti nel libro II titolo VIII del C.P. "Dei Delitti contro l'Economia Pubblica", presenta, nella fattispecie incriminatrice, il connotato di "gigantismo" che ne rende estremamente difficile l'applicazione. Quest'ultimo, in particolare, si connette con il "dolo". Che si palesa chiaramente come "dolo specifico" posto che l'azione criminosa voluta e/o intrapresa dall'agente (pubblicazione o, comunque, diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, ovvero ricorso ad altri artifici atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato) deve avere il "fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci". Un "dolo specifico", dunque, che, come tale, necessariamente deve essere ricercato e accertato in sede giudiziaria. Il che non è, né appare, certamente, facile. Anche perché chi, nella realtà, ponga in essere la condotta criminosa di che trattasi lo fa soprattutto (se non esclusivamente) per servire e perseguire un suo interesse privato e non già per il fine astratto di recare turbativa alla quotazione dei valori e delle merci, ossia all'economia nazionale. Proprio sulla base di queste considerazione e, contestualmente, per prospettare una concreta operatività della norma, qualcuno, in sede interpretativa, ha suggerito/valutato che il fine di recare turbamento al mercato sia compreso nella condotta fraudolenta e truffaldina dell'agente nonché nella consapevolezza e volontà da cui essa non può non discendere; e che esso non esiga pertanto ulteriori accertamenti. Altri Autori, invece, muovendo dalla medesima volontà di rendere praticabile la norma, ma ritenendo, più correttamente, non potersi, stante il suo dettato, rimuovere, per via interpretativa, la necessità dell'accertamento, nell'agente, del fine di turbare il mercato interno dei valori e delle merci, ossia il "dolo specifico", né altrimenti e in sostanza assumere l'equivalenza di questo con il "dolo generico", arrivano a suggerire una riscrittura della fattispecie incriminatrice di che trattasi in cui chiaramente il primo risulti assolto e assorbito nel secondo Infine, ad abundatiam, il Fornasari dopo aver fatto riferimento alla legge 17 Maggio 1991, n. 157 sulla disciplina penale dell'INSIDER TRADING e delle frodi mobiliari e, più precisamente all'art. 556 di detta legge il quale comprende nei primi tre commi tre distinte ipotesi di pratiche fraudolente e manipolatrici del mercato mobiliare (che, sono assimilabili "al genus dell'aggiotaggio") osserva che, ivi, il legislatore significativamente ha previsto il dolo specifico (lo stesso dell'aggiotaggio comune) sia nel secondo che nel terzo comma mentre non lo ha previsto nell'ipotesi base del primo comma. A suo giudizio, questa circostanza, che non lascia spazio a distinte interpretazioni, porta - "anche alla luce del fatto che l'art. 5, 1° comma, a parte il silenzio sul dolo specifico, ricalca esattamente, diminuendo la pena inflitta, la fattispecie dell'art. 501 c.p. " - ad una sola conclusione, quella, cioè, da cui discende la definitiva conferma che "il fine di turbamento del mercato interno delle merci o dei valori non può essere legittimamente estromesso dal novero degli elementi di fattispecie dell'art. 501, visto che il legislatore del 1991 ha consapevolmente optato per una distinzione tra ipotesi a dolo generico e a dolo specifico ed ha cancellato la previsione di questo, con rilevanti conseguenze sul piano del trattamento sanzionatorio, laddove ha voluto prescinderne". A dire il vero, l'argomento utilizzato dal Fornasari a sostegno della sua interpretazione in ordine all'ineludibile presenza nella previsione di fattispecie dell'art. 501, del "dolo specifico" - interpretazione che, peraltro, sentiamo di condividere in pieno - ci appare, absit iniuria verbis, piuttosto debole e opinabile. Anche perché sarebbe agevole pervenire a conclusioni opposte alle sue utilizzando gli stessi argomenti ma richiamandosi, il luogo che alla legge n. 157 del 17 maggio 1991 al 1° coma dell'art. 501 bis del c.p. in cui il legislatore del 1976 (tutto sommato coevo a quello del 1991), rappresentando una condotta criminosa decisamente simile a quella prevista nella fattispecie del precedente art. 501, non la connette al dolo specifico ma chiaramente la situa nell'ambito del dolo generico. Dei restanti nodi interpretativi che la norma in esame presenta - tutti, del resto, concorrenti col primo del quale abbiamo sin qui discusso - uno riguarda la configurazione del reato. Per la giurisprudenza, - ristretta, peraltro, all'esiguo numero dei casi esaminati - si tratta di un reato di "pericolo". Concorda con questo indirizzo il Manzini che però preferisce qualificare il pericolo come "presunto". "Si tratta di pericolo presunto dalla legge, come risulta dal testo dell'art. 501, perché non si richiede la prova che un pericolo effettivo sia corso o sia stato corso, in quanto l'art. 501 fa consistere la pericolosità del fatto per l'economia nazionale nell'uso di mezzi atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato". Altri Autori, invece, come il Pedrazzi, il Polvani, la Bertolino, il Fiandaca-Musco, il Fornasari ritengono non doversi valutare, nel caso, la concretezza del pericolo e, per questo, hanno elaborato il concetto di pericolo "astratto"66 bis. Per essi dunque, la condotta criminosa non deve contenere in sé, se non in astratto, l'attitudine a causare l'evento; è sufficiente, insomma, che essa sia tipicamente orientata a produrre un rialzo o un ribasso dei prezzi. Se così non fosse, d'altronde, se fosse, cioè, necessario accertare in concreto la sua pericolosità, la novità legislativa di cui l'art. 501 è portatore per il fatto che la sua formulazione non adegua l'usato disegno dei resti di danno, perderebbe la ragion d'essere. Senza contare che, in conseguenza, verrebbe meno ogni reale possibilità di perseguire i reati di aggiotaggio. Difforme è, per contro, l'interpretazione che della natura del pericolo, nella norma di che trattasi, danno il Conti, l'Azzali, il La Cute ed il Mazzacuva. Per questi autori esso sussiste soltanto quando si a "concreto", quando, cioè, la condotta criminosa abbia effettivamente in sé la capacità di produrre il danno. Per il Mazzacuva, inoltre, è solo assumendo la sua concretezza che si rispetta il principio costituzionale della necessaria lesività delle fattispecie penali. Non è mancato, infine, chi, in materia, ha tentato una terza via ipotizzando il pericolo concreto generico. Un altro nodo che l'interpretazione della norma in esame rappresenta è costituito dal cosiddetto "tentativo" che, per alcuni Autori, "trattandosi di delitto a consumazione anticipata … non è ammissibile", mentre, per altri qualche volta può esserlo. E questo accade quando la dinamica del delitto in questione si presenta scomponibile, ad esempio, in due fasi successive una delle quali può coincidere, appunto, con il tentativo e l'altra con la consumazione vera e propria. Non esistono, invece, sostanziali contrapposizioni nella dottrina, e tra quest'ultima e la corrispondente giurisprudenza, per quanto riguarda, ad esempio, l'individuazione dell'oggetto giuridico (del quale abbiamo implicitamente parlato nelle precedenti pagine trattando del "dolo") che la norma tutela. Si tratta, in questo caso, dell'economia nazionale ossia dell'interesse pubblico o collettivo che con questa coincide e cui il rialzo ed il ribasso, artificialmente creato, dei prezzi delle merci e dei valori recherebbe sicuro nocumento. La giurisprudenza contigua (ci riferiamo, segnatamente, alla sentenza della Corte Costituzionale 20 maggio 1976) ha espresso analogo orientamento sostenendo che la norma ha lo scopo di evitare il possibile pregiudizio, mediante una determinazione fraudolenta dei prezzi delle quotazioni, dell'interesse economico legato alla circolazione ed allo scambio delle merci e dei valori. Per la Corte Costituzionale, l'art. 501 ha uno specifico referente "nell'art. 47 Cost. nelle parti in cui si pongono tra i fini della Repubblica l'incoraggiamento e la tutela del risparmio, la disciplina, il coordinamento ed il controllo dell'esercizio del credito, il favore per il diretto ed indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese". Si tratta di un doppio riconoscimento. Il primo riguarda l'interesse collettivo, (dunque l'economia nazionale) e la sua prevalenza sugli interessi dei singoli operatori economici; per il secondo la corretta determinazione delle quotazioni di mercato deriva oltre che dal concorso e dalla competizione, tra di loro, delle forze economiche (secondo lo schema liberista), anche dai legittimi interventi che lo Stato adotta a tutela dei prezzi ricadenti sotto il suo controllo. Ancora: non esistono sostanziali difformità di vedute, in dottrina, per quanto riguarda - a parte il "dolo" dell'agente - la percezione della condotta incriminata o l'individuazione dell'oggetto materiale del reato o la definizione dell'evento. Né per quanto riguarda il significato da annettere e il campo di azione e/o interazione da attribuite al verbo "pubblica" o al successivo verbo "divulga", nonché agli aggettivi "falso", "esagerato", "tendenzioso" e alla locuzione "altri artifici". Semmai si nota qualche differenza di valutazione tra giurisprudenza e dottrina nella valutazione di alcuni casi particolari.. Come quando, ad es. la prima ritiene che la semplice comunicazione di notizie false ad una o più persone determinate non integri gli estremi del reato; mentre, al contrario, per le seconde quegli estremi possono sussistere e la comunicazione può assumere valenza di "artificio" se essa si dimostra capace di suscitare, nel prosieguo, la propagazione della notizia di cui è portatrice. Del pari, la giurisprudenza ritiene/ha ritenuto che un mezzo in sé lecito non possa essere considerato un "artificio" risalendo alle intenzioni fraudolente dell'agente che lo adopera. Può assumere il carattere di "artificio" solo se e quando si componga di elementi oggettivamente ed intrinsecamente illeciti. Sicché non sono state considerate come artifici operazioni di borsa in sé lecite ma poste in essere a seguito di informazioni illecitamente ottenute dall'agente. È stata in altra occasione - e sempre dalla giurisprudenza, - considerata artificio anche una espressione di pensiero quale è una "critica": ma solo perché composta di elementi e dati falsi o subdolamente utilizzati. Diversamente, per la dottrina, l'attenzione non deve essere rivolta al mezzo in quanto tale, ma, piuttosto, alla sua idoneità a produrre il rialzo o ribasso dei prezzi verso cui fraudolentemente è indirizzato l'agente. Talché quest'ultimo può commettere il delitto di che trattasi anche adoperando mezzi non illeciti. E, sempre per la dottrina - in linea, nel caso, con l'indirizzo espresso in proposito dal guardasigilli nella sua relazione preparatoria - la locuzione "mercato interno" compresa nel dettato della norma porta che quest'ultimo vada nettamente distinto dal mercato straniero e dal mercato meramente locale. Se ne deduce che il delitto di aggiotaggio non si configura quando la condotta criminosa dell'agente, ancorché possa comprendere in sé tutti gli altri estremi previsti per essa dalla norma, - si eserciti esclusivamente in ambito ristretto e locale . Da ultimo, le circostanze aggravanti. La norma ne prevede tre. La prima consiste nell'effettiva verificazione dell'aumento o diminuzione del prezzo delle merci e dei valori. La seconda prevede che l'agente commettendo il reato, si prefigga lo scopo di favorire interessi stranieri. La terza interviene quando la condotta criminosa di quest'ultimo provochi un deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli di Stato ovvero il rincaro di merci di comune e largo consumo. La prima, dunque, che è il portato dell'effettiva idoneità del delitto a produrre, in concreto, gli effetti verso cui è indirizzato, ha carattere oggettivo. È circostanza aggravante perché la consumazione del delitto stesso coincide, già prima, con il pericolo, ad esso intrinseco, della sua verificazione. La seconda ha carattere soggettivo perché attribuisce la commissione del reato ad un "cittadino". La terza circostanza, come la prima, ha carattere oggettivo. Si tratta, infine, di circostanze aggravanti tra le quali potrà esservi concorso fatta eccezione della prima con la terza rimanendo, in questo caso, l'una necessariamente assorbita dall'altra. Mette conto rilevare, in epilogo, che il delitto in questione è stato escluso dai benefici previsti dal decreto di amnistia18 dicembre 1981, n. 774 per la particolare rilevanza del bene giuridico tutelato dall'articolo. Fabio Guarna

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Ulderico Nisticò su Rai 2

Appuntamento mattutino su RAI 2, domenica prossima alle 8,30 con lo storico Ulderico Nisticò ospite della trasmissione “Mattina in famiglia”. Nisticò parlerà di classi miste e ci ha anticipato la sua tesi secondo la quale, nel mondo della scuola, sono le donne in genere a prevalere sui coetanei maschietti dal punto del rendimento scolastico e più in genere in vari settori della vita. Questo vantaggio viene colmato negli anni successivi alla maturità, a giudizio dello storico soveratese, quando gli studenti (ormai ex) fanno ingresso nel mondo del lavoro. Fabio Guarna

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Il "caso" Matteotti arriva a Roma

Interrogazione ministeriale del deputato Nesi sul cambiamento dell'intitolazione della piazza IL "CASO" MATTEOTTI ARRIVA A ROMA Chiesto l'intervento del Viminale sulla decisione della giunta comunale Soverato non può cancellare Matteotti e la sua storia. Un imperativo divenuto irrinunciabile per Carlo Mellea, Presidente dell'Osservatorio Falcone-Borsellino-Scopelliti fin dal giorno in cui la giunta Soveratese di Raffaele Mancini decise attraverso una delibera di rimuovere l'intitolazione di una piazza Soveratese dedicata alla vittima del fascismo. E la battaglia di Mellea è andata avanti fino ad arrivare sul tavolo del Ministro degli interni per mezzo di Nerio Nesi, deputato del Parlamento, il quale attraverso una interrogazione ha chiesto al rappresentante del Viminale chiarimenti dopo avere premesso come si legge dagli atti parlamentari che "la giunta del Comune di Soverato (in provincia di Catanzaro) ha deliberato di togliere da una piazza della città il nome di Giacomo Matteotti alla quale la piazza stessa era dedicata". Nesi ha rilevato che "il Ministro interrogato, in analoghe questioni, ha fornito risposte antitetiche (si vedano le risposte alle interrogazioni n. 4-4348 e n. 4-2370), in ordine alla vigenza del regio decreto n. 1158 del 1923 (convertito dalla legge n. 473 del 1925) e della legge n. 1188 del 1927". Pertanto il parlamentare ha chiesto di sapere se il vertice del Viminale "ritenga tuttora vigente la richiamata normativa e - in caso affermativo - quali valutazioni il Ministro interrogato esprima e quali iniziative intenda adottare in ordine ad un atto che all'interrogante appare gravemente lesivo della storia del nostro Paese, della quale Giacomo Matteotti - assassinato dalla teppaglia fascista nel 1924 - è uno dei più alti e luminosi rappresentanti". Nell'apprezzare la sensibilità dell'On.le Nerio Nesi per la problematica, il presidente dell'Osservatorio non ha mancato di ricordare la grande figura del martire del fascismo, il cui gesto di cancellarne la memoria nella cittadina jonica merita un profondo sdegno. Matteotti racconta Mellea va ricordato a fronte dei meriti democratici e del coraggio dimostrato. "Il deputato socialista denunziò con vigore in Parlamento, nel 1924 i brogli elettorali che avevano consentito la vittoria al movimento fascista. Per questo - sottolinea il Presidente dell'Osservatorio - fu sequestrato (su ordine, peraltro controverso, di Mussolini) dagli scherani del duce sul lungotevere e subito dopo malmenato sino alla morte o addirittura deliberatamente ucciso. Mussolini - continua Mellea - negò sempre ogni responsabilità ma l'indignazione nel Paese fu enorme tanto che l'opposizione abbandonò il Parlamento e simbolicamente si ritirò sull'Aventino. Prolungandosi l'Aventino, Mussolini che per un momento rischiò il tracollo del suo regime si riprese con il famoso discorso sull'aula sorda e grigia (il Parlamento) di cui avrebbe potuto fare "un bivacco di manipoli"; si assunse la responsabilità dell'evento ("ebbene se il fascismo è un'associazione a delinquere io sono il capo dell'associazione; mi assumo tutta la responsabilità politica, morale e storica di quanto è accaduto") e istituì il regime imponendo la censura e quant'altro". Intanto la targa Piazza Matteotti ancora non è stata rimossa e le speranze di Mellea e tanti cittadini è che essa possa restare al suo posto affinché il nome del martire fascista non venga cancellato dalla toponomastica cittadina. Fabio Guarna (Fonte: il Quotidiano della Calabria)

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Hiroshima, a Fabio Guarna risponde Sergio Romano sul Corriere della Sera

Tratto dal Corriere della Sera del 23 luglio 2005 Hiroshima 60 anni dopo: rimorsi, indifferenza, cinismo Si narra, e la stampa in passato se ne è occupata con autorevoli firme, che uno fra coloro che lanciarono la bomba su Hiroshima decise di ritirarsi nella Certosa di Serra S. Bruno e di trascorrere nelle vesti di certosino il resto dei suoi giorni in regime di clausura. Lei ne sa qualcosa? E in caso di risposta negativa, sa almeno qualcosa più in generale di ciò che fu di coloro che sganciarono la bomba? Fabio Guarna, Soverato (Cz) Caro Guarna, alla sua domanda sul pilota divenuto trappista non so rispondere. Ma posso cercare di dare una risposta al suo secondo quesito ricavando qualche informazione dal libro dello scrittore e regista inglese Stephen Walker (Appuntamento a Hiroshima) apparso ora presso Longanesi. Al momento della pubblicazione del libro in inglese i superstiti dell'Enola Gay (l'aereo che lanciò la prima bomba atomica il 6 agosto 1945) erano tre: Paul Tibbets, Dutch Van Kirk e Morris Jepson. Il primo aveva novant'anni e ha sempre dichiarato di non avere alcun rimorso: «Mi avevano ordinato di farlo. Se mi ordinassero oggi di fare una cosa simile, mi comporterei come mi hanno insegnato in tutti questi anni di servizio militare, cioè obbedirei senza problemi». Walker ricorda che nel 1976 Tibbets suscitò scandalo volando su un bombardiere B29 restaurato, durante una manifestazione aerea nel Texas, e simulando il lancio di un ordigno nucleare. A terra, non appena la falsa bomba toccò il suolo, un gruppo di artificieri confezionarono una esplosione a forma di fungo di fronte a quarantamila persone. Il sindaco di Hiroshima disse che lo spettacolo era grottesco, il governo giapponese protestò, il governo americano presentò le sue scuse e Tibbets disse di non riuscire a «capire il motivo di tutto quel polverone». Il secondo, Van Kirk, aveva ottantaquattro anni e non ha mai avuto rimpianti. «Non ho bisogno di scusarmi, dice, perché in tutta onestà credo che la bomba abbia salvato molte vite». Il terzo, Jepson, ha detto di essere d'accordo con Van Kirk, ma in una intervista, molti anni fa, dichiarò che sarebbe stato possibile usare la bomba per dare una lezione ai giapponesi «senza distruggere una città». Un membro dell'equipaggio morto qualche anno fa, il mitragliere di coda dell'aereo Bob Caron, disse di avere provato, guardando le fotografie della distruzione, «un po' di senso di colpa». In un'altra occasione, quando era più avanti negli anni, disse anche: «Quando penso alle bombe a fissione o a fusione di oggi mi chiedo se non stiamo inoltrandoci nel territorio di Dio». Queste sono le reazioni e i ricordi di alcuni fra coloro che parteciparono al primo bombardamento atomico della storia. Fra quanti erano stati direttamente o indirettamente coinvolti nell'operazione, le reazioni furono diverse. Al ritorno nella base del 509° gruppo aereo, da cui era partito, l'equipaggio dell'Enola Gay ebbe un'accoglienza trionfale e venne festeggiato, applaudito, decorato, filmato e fotografato. Il generale Leslie R. Groves, direttore del Progetto Manhattan, rimase fino alla fine della sua vita un «accanito sostenitore della bomba». Non aveva alcuna intenzione di scusarsi: «Non siamo stati noi a cominciare la guerra ». Alcuni scienziati (Leo Szilard, J. Robert Oppenheimer) e uomini politici (il segretario di Stato alla Guerra Henry Stimson) provarono una sorta di rimorso. Non ebbe rimpianti invece il presidente degli Stati Uniti Harry Truman. Quando il Consiglio federale delle Chiese di Cristo in America gli manifestò con un telegramma una decisa ostilità all'uso delle armi atomiche, Truman rispose: «Nessuno è più turbato di me, ma sono stato molto turbato anche dall'attacco arbitrario dei giapponesi a Pearl Harbor e dal fatto che abbiano ucciso prigionieri di guerra». Ripeté grosso modo gli stessi concetti nella lettera con cui rispose nel 1958 a un messaggio del sindaco di Hiroshima. La firmò e la dette al suo segretario con queste parole: «La manderemo per posta aerea (il corsivo è mio, s.r.). Assicurati che sia opportunamente affrancata». Sergio Romano

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Linea ferroviaria ionica – interrogazione del Senatore Nuccio Iovene

COMUNICATO STAMPA ----------------------------- LINEA FERROVIARIA IONICA E SOPPRESSIONE FERMATE: IOVENE, RIVEDERE LA POLITICA DI TRENITALIA IN CALABRIA Interrogazione a risposta scritta Iovene. - Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti - Premesso: - che in Calabria, e soprattutto sulla linea ionica, numerose sono state in questi anni le soppressioni sia di treni a lunga percorrenza che di quelli locali senza tenere conto dei bisogni e delle esigenze delle popolazioni e dei territori; - che i trasporti ferroviari in Calabria mantengono ancora oggi un'assoluta importanza sia per le varie esigenze dei cittadini che per lo sviluppo e l'economia dei territori; - che con le scelte compiute nel settore dei trasporti si mortifica il Mezzogiorno e si rende sempre più marginale la Calabria, soprattutto nel suo versante ionico; - che in Calabria c'è forte preoccupazione per il progressivo depauperamento della linea ferroviaria ionica tanto che nel corso degli ultimi anni si stati numerosi gli incontri e le iniziative da parte dei cittadini, amministratori locali e comitati per la difesa ed il potenziamento della linea ferroviaria ionica; - che con l'entrata in vigore dell'orario estivo Trenitalia ed Rfi (Rete ferroviaria italiana) hanno deciso la cancellazione di alcune fermate dei treni a carattere regionale lungo la linea ionica catanzarese con la conseguente chiusura di molte stazioni lungo la linea (Squillace, Montepaone, S. Andrea J., Badolato, S. Caterina J, Guardavalle); - che la soppressione delle fermate ha riguardato nella tratta Catanzaro Lido - Reggio Calabria i seguenti treni regionali: 34839, 8529, 35013, 34817, 34775, 34833, 34753; e nella tratta Reggio Calabria - Catanzaro Lido i seguenti treni: 34838, 34842, 12714, 8532, 34846, 34848, 35012, 34750, 34836, 35018; - che tale soppressione comporta notevoli disagi ai cittadini della zona nel raggiungere il capoluogo di Regione, Catanzaro, Lamezia Terme e i treni a lunga percorrenza. Per fare un esempio il treno per Lamezia Terme da Soverato parte alle ore 9.10 e arriva alle ore 11.07, l'Eurostar (treno 9384)per Roma parte da Lamezia alle ore 11.04; - che tale decisione priva di un servizio di enorme utilità i comuni costieri e montani della fascia ionica calabrese in pieno periodo turistico, nonché le migliaia di turisti che ogni anno raggiungono Squillace, S. Andrea J., Montepaone, Badolato, S. Caterina J., Guardavalle in provincia di Catanzaro e le vicine località di villeggiatura, tutte zone ad alta vocazione turistica; - che risulta allo scrivente che non sono stati attivati collegamenti sostitutivi su gomma; considerato - che la linea ferroviaria ionica decretata nel 1862, un anno dopo l'Unità d'Italia, fu la prima ferrovia della Calabria; - che già nel 1864 aprirono i primi cantieri, nel 1867 entrarono in servizio i primi treni e nel 1890, attraverso la diramazione Metaponto-Battipaglia, si misero in comunicazione la Calabria (e la Sicilia) con Napoli, Roma ed il nord d'Italia; - che la linea ferroviaria ionica oltre che mezzo di comunicazione importante per l'intera regione, anche perché la linea tirrenica è stata costruita parecchio tempo dopo, rappresentò un grande fattore di sviluppo per le coste dell'antica Magna Grecia; - che già dalla metà degli anni ottanta anziché provvedere all'elettrificazione complessiva ed al raddoppio dei binari, per ammodernare una linea ferroviaria ormai centenaria, le Ferrovie dello Stato optarono per il lento e graduale impoverimento della ferrovia ionica; - che la zona ionica meridionale della Calabria ha un bacino di utenza superiore ai 300.000 abitanti e da anni è mal collegata al resto d'Italia; - che il mancato collegamento ferroviario con la fascia ionica calabrese oltre ad arrecare un danno alle popolazioni residenti arreca un danno agli operatori turistici della zona; - che da anni il servizio offerto da Trenitalia nella zona ionica calabrese è carente con continue soppressioni di servizi, ritardi alcune volte incalcolabili, carrozze non adeguate, stazioni chiuse; - che i continui cambi di orario, la soppressione di treni e la cancellazione di alcune fermate creano numerosi problemi ai viaggiatori sia pendolari che occasionali; - che occorre che tutte le parti in causa collaborino al fine di mettere in atto una concreta politica dei trasporti in grado di garantire un sistema di mobilità integrata; si chiede di sapere - se non si ritenga la scelta di Trenitalia di cancellare alcune fermate dei treni a carattere regionale lungo la linea ionica catanzarese con la conseguente chiusura di molte stazioni lungo la linea (Squillace, Montepaone, S. Andrea J., Badolato, S. Caterina J, Guardavalle) proprio durante il periodo estivo una scelta sbagliata; - quali iniziative si intendono mettere in atto al fine di far recedere la società Trenitalia dalla decisione adottata e ripristinare le fermate soppresse; - quali iniziative si intendono mettere in atto affinché la società Trenitalia garantisca un servizio adeguato tenendo conto anche delle caratteristiche di quella particolare area geografica, la vastità dell'utenza, la condizione socio-economica e il periodo estivo.

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La gastronomia finlandese promossa da un sito amatoriale

Soverato - Mentre sembra essere caduto nel dimenticatoio l'incidente diplomatico fra l'Italia e la Finlandia, Soverato News (www.soveratonews.com), il sito amatoriale messo in rete da un gruppo di giovani della città, lancia la gastronomia finlandese. E lo fa dopo avere ricevuto una nota stampa dell'Ente nazionale del turismo finlandese, pubblicata in questi giorni sulla home page del sito. E così dopo il peperoncino Calabrese e la cipolla di Tropea da Soverato parte un messaggio di promozione per i prodotti del baltico. L'evento gastronomico si terrà ad Helsinki dal 21 al 25 settembre nell'ambito dell'iniziativa Eat & Joy organizzata - spiega la nota stampa - "in collaborazione con la settimana del Design di Helsinki". In questo ultimo caso l'opportunità di essere a Helsinki in quei giorni potrebbe rappresentare per tanti Soveratesi, specie imprenditori del settore ristorativo, l'occasione non solo di conoscere nuove pietanze ma anche di studiare l'innovativo design finlandese che caratterizza l'estetica dei locali. "Parte dell'iniziativa Eat & Joy - spiega la nota stampa - comprenderà il progetto "The Best of Finland": l'idea di fondo è di informare circa la disponibilità e le infinite possibilità di utilizzo dei prodotti agricoli locali di alta qualità - verdura, pesce, carne, funghi, frutta, e così via - che la terra finlandese generosamente offre. L'attenzione è puntata sui sapori caratteristici e genuini del posto, che regalano un delizioso gusto Nordico ai piatti preparati: come nei ravioli con funghi colti dai boschi della Finlandia che portano in tavola i profumi e le sfumature della selvaggia e incontaminata natura finlandese". Va detto che ad Helsinki nel 2002, l'Ipssar di Soverato, organizzò una manifestazione di cucina calabrese. Presenziarono oltre all'allora ambasciatore d'Italia, Pietro Lonardo, diversi imprenditori finnici, che non mancarono di esaltare il gusto e le qualità dei prodotti della nostra terra. Adesso è giusto ricambiare. Ad "Eat & Joy" saranno presenti chef di fama internazionale che parteciperanno alle serate di gala. Fra i piatti tipici che potremmo trovarci ad assaggiare ne citiamo uno, forse più vicino ai nostri gusti mediterranei. Si tratta del Karjalanpaisti (stufato careliano) uno spezzato di manzo e maiale cotto in acqua con pepe aromatico, carote e cipolle. Viene servito con patate intere bollite e burro. Appuntamento ad Helsinki dunque. Per maggiori informazioni è possibile consultare i siti www.eatandjoy.com; www.finfood.fi/helsinkimenu; www.vacanzeinfinlandia.it. Fabio Guarna (Fonte: il Quotidiano della Calabria)

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Comunismo e capitalismo a Fabio Guarna risponde Sergio Romano sul Corriere

29 giugno 2005 tratto dal Corriere della Sera Perón, un caudillo fra comunismo e «capitalismo yankee» Sto leggendo «Le interpretazioni del fascismo» di Renzo De Felice. Tra le tante domande che sfogliando le pagine mi vado ponendo ne vorrei girare una a lei e cioè: «dove collocherebbe il peronismo?». Nel libro viene riportata l'opinione di Gino Germani, sociologo italoamericano, che mi è rimasta molto impressa. Scrive Germani: «La principale differenza del peronismo rispetto al fascismo italiano consistette, a nostro avviso, nella classe da cui furono tratte le masse mobilitate e nel tipo di mobilitazione. La mobilitazione in Argentina fu primaria e la classe mobilitata fu quella inferiore». (Annoto tra parentesi che per primaria s'intende la mobilitazione che ha luogo in una struttura tradizionale o non industriale, mentre secondaria è quella che avviene in una società industriale più moderna). Fabio Guarna - Soverato (Cz), Caro Guarna, Gino Germani, di cui Renzo De Felice ebbe grande stima, fu uno dei fondatori della moderna sociologia argentina. Nacque a Roma nel 1911, fece studi di ragioneria, s'iscrisse alla facoltà di Economia e commercio e fu arrestato nel 1930 mentre distribuiva propaganda antifascista. Inviato al confino per più di un anno, si trasferì dopo la morte del padre in Argentina, dove vivevano alcuni parenti della madre, e fece studi filosofici all'università di Buenos Aires. Ma fu attratto dalle scienze sociali e cominciò a lavorare con Ricardo Levene, allora titolare della sola cattedra di sociologia del Paese. Nel 1957, quando si era ormai imposto come studioso e traduttore della migliore sociologia internazionale, l'università di Buenos Aires creò per lui un corso di studi nella sua disciplina e gli affidò la direzione di un Istituto. Qualche anno dopo, alla vigilia del colpo di Stato del generale Ongania, Germani si trasferì a Harvard dove venne accolto come uno dei più attenti conoscitori delle società latinoamericane. Nel 1976 tornò in Italia e insegnò a Napoli sino alla morte, nel 1979. Ma dovette scontrarsi con il modesto interesse del mondo accademico italiano per le società e i sistemi politici dell'America del Sud. Fu De Felice, per l'appunto, che si accorse dell'importanza dei suoi studi e diffuse la conoscenza del suo lavoro. L'analisi che Germani fece del movimento creato da Perón è sociologica e certamente calzante. Su un piano politico, invece, il peronismo appartiene alla famiglia di quelle correnti, molto diffuse in Europa dopo la Grande guerra e la crisi del 1929, che proclamarono la necessità di una «terza via» fra il capitalismo e il comunismo: fascismo, nazionalsocialismo, corporativismo, falangismo, con una riccagamma di sfumature rosse e nere. Nel suo libro su «I caudillos», pubblicato da Corbaccio nel 1994, Ludovico Incisa di Camerana ricorda che il giovane Perón, brillante ufficiale di stato maggiore, fu inviato in Italia nel 1938 per studiare l'organizzazione e le tecniche delle truppe alpine. Più di trent'anni dopo, nel 1969, ricordò quel periodo con queste parole: «Lì si stava facendo un esperimento. Era il primo socialismo nazionale che appariva nel mondo. Non voglio esaminare i mezzi di esecuzione che potevano essere difettosi. Ma l'importante era questo: un mondo già diviso in imperialismi e un terzo dissidente che dice: "No, né con gli uni né con gli altri, siamo socialisti, ma socialisti nazionali". Era una terza posizione tra il socialismo sovietico e il capitalismo yankee». Come altri movimenti di terza via, il peronismo divenne rapidamente populista, demagogico, poliziesco e repressivo.Ecome altre forze politiche della stessa famiglia si divise in due correnti, una di sinistra, l'altra di destra. Ma godette, grazie al carisma di Evita, moglie di Perón, di larghi consensi ed è da allora una componente della vita politica argentina. Quando ritornò trionfalmente a Buenos Aires nel 1971, dopo il lungo esilio spagnolo, Perón fu accolto entusiasticamente da due gruppi di seguaci che si odiavano e si combattevano: i montoneros, guerriglieri del peronismo rivoluzionario, e i nazional- sindacalisti di José Ignacio Rucci. Lo slogan dei primi era «Perón, Evita, la patria socialista »; lo slogan dei secondi «Perón, Evita, la patria peronista ». Ciascuno dei due gruppi aveva le sue armi e le usò: tredici morti e qualche centinaio di feriti, tutti peronisti. Sergio Romano (Fonte: il Corriere della Sera)

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L'edilizia scolastica e il bilancio della provincia

Le cronache riferiscono di una sostanziale riduzione degli impegni finanziari della Amministrazione Provinciale di Catanzaro rispetto ai programmi di edilizia scolastica nel nostro comprensorio. Così tutte le scuole di competenza della Provincia - e cioè gli Istituti di istruzione secondaria di 2° grado - dovranno continuare a lavorare nelle condizioni di precarietà a tutti note e che erano state oggetto di solenni impegni soprattutto in campagna elettorale. L'ampliamento del Liceo Scientifico non riguarderà la totalità del progetto generale esecutivo ( 25 aule, laboratori, uffici, auditorium e palestra); non saranno realizzati i completamenti dell'Istituto Alberghiero con il Convitto, dell'Istituto Tecnico Commerciale e dell'Istituto Tecnico per Geometri; non sarà costruita la nuova sede dell'Istituto Professionale di S.Andrea. Il Presidente Traversa e l'assessore Mirarchi, (non per la delega a lui assegnata, ma per essere l'unico membro della Giunta Provinciale del nostro territorio) ci verranno a spiegare che la riduzione dei programmi di investimenti è l'effetto della legge finanziaria che prevede minori trasferimenti di risorse agli Enti Locali, i quali pertanto sono costretti a rivedere i loro programmi restringendo gli impegni finanziari previsti. Tralasciando il rilievo che il governo di centro destra si è ormai caratterizzato per una politica di chiusura rispetto alle attese e alle prospettive di sostegno degli Enti Locali per i loro interventi in materia di servizi fondamentali, non si può dimenticare che per l'edilizia scolastica sono state emanate specifiche norme che prevedono la ripartizione tra le regioni di fondi da assegnare agli enti locali per gli interventi di rispettiva competenza. Per quanto riguarda la Calabria il Decreto ministeriale 21 aprile 2001 n. 23.ha previsto una assegnazione di fondi per £. 46.833.300.000, mentre il D.M.30 ottobre 2003 all'art.3 prevede un'assegnazione di €. 7.551.365,00 e all'art. 4 di €. 23.854.702,00 e all'art.7 indica alle regioni come criterio per la programmazione degli interventi quello "della celerità d'esecuzione degli stessi, con particolare riguardo alla sussistenza di progettazione esecutiva e disponibilità delle aree nonché all'assenza di vincoli di carattere normativo", condizioni tutte presenti nella situazione di Soverato dove le aree con i relativi progetti esecutivi sono a disposizione della Provincia. L'art.8 dello stesso D.M. 30 ot. 2003 conferma "in quanto compatibili con il presente provvedimento, ogni altra disposizione, modalità, termine, indirizzo, finalità o criterio contemplati nei precedenti decreti 18 aprile 1996, n. 152 e 6 settembre 1999, nonché 8 giugno 1998, 6 aprile 2000 e 23 aprile 2001 indicati nelle premesse, che integralmente vengono richiamate nel presente dispositivo." La domanda, a questo punto, è: che cosa ha disposto la giunta Chiaravalloti per la programmazione dei fondi del 2001 e di quelli del 2003? E ancora: il presidente Traversa si è accorto di queste assegnazioni alla regione Calabria e quali iniziative ha assunto per partecipare alla ripartizione a livello regionale? I cittadini del Soveratese dovrebbero essere informati. Gerardo Pagano

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Trasformata via Tubarisc. Sarà ancora ricordata con quel nome?

Viale Aldo MoroSoverato - Un intero quartiere si è chiesto per tanto tempo perché l'arredamento urbano di un viale stava per essere cancellato. Un viale che dopo un articolo del 1996 di Vincenzo Guarna era diventato comunemente e ironicamente noto come via Tubarisc per i suoi sedili realizzati con tubi e che fece molto discutere in merito al suo stile architettonico. E nel momento in cui a Soverato si discute di intitolazione di via e Piazze quella che nel linguaggio comune era diventata Via Tubarisc ora ha cambiato stile, dopo il rifacimento voluto dall'attuale amministrazione. Ma Via Tubarisc resterà Via Tubarisc anche se ha cambiato stile? Se lo chiedono in tanti e c'è qualche maligno che tenta di inventarsi altri nomi. Via Tubarisc risale al 1996, ma sarebbe, a questo punto meglio chiamarla Viale Aldo Moro, con il suo vero nome. Fu una di quelle vie che insieme a tante altre nuove opere pubbliche furono messe in campo, all'epoca, dall'Amministrazione di Pedalando Volare. Il volto della città in quegli anni fu rivoluzionato. Forse, almeno per lo stile, Viale Aldo Moro non fu uno degli elaborati migliori, a giudizio di tanti. Ma quella via ancora oggi viene riconosciuta col nome di Via Tubarisc. Chissà per quanto ancora? Nel 2004 infatti, via Tubarisc con l'Amministrazione Mancini è tornata alla ribalta. Il primo cittadino con la sua giunta ha deciso di abbatterla e rifarla a nuovo. Detto fatto. Una delle ragioni è stata probabilmente quella di renderla più bella bonificando contemporaneamente il sottosuolo. Insomma- come ha più volte ribadito il primo cittadino - l'intervento ha avuto carattere estetico non meno che igienico/sanitario. Quest'ultima ragione - a dire il vero - non ha convinto molti, specie i suoi avversari. Distruggere Via Tubarisc e rifarla ex novo è costato tanto (più di un milione di euro). Forse sarebbe bastato fare qualche modifica: ad esempio rimuovere i tubi eccedenti sostituendoli con delle panchine meno ingombranti. Fabio Guarna (Fonte: il Quotidiano della Calabria)

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