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Sila in Festa edizione 2006

Comunicato stampa. SilaInFesta 2006 Lorica-Camigliatello 20 agosto-25 agosto Riparte la carovana di suoni, immagini e colori di SilaInFesta che, collocandosi nel solco di un intrigante “meticciato” culturale, richiama ogni anno migliaia di appassionati nel cuore del Parco Nazionale della Sila, tra suggestivi laghi d'alta quota e millenarie distese di pini. Si parte il 20 agosto a Lorica con Roy Paci & Aretuska per una serata ad altissima intensità ritmica in cui la vulcanica tromba siciliana, protagonista all'ultima edizione di Zelig, proporrà la sua singolare miscela di suoni ska e reggae. Il 21 agosto uno spettacolo originale, Per ghironde e zampogne, con Raffaello Simeoni, ex leader dei Novalia, e la ghironda multitimbrica del bretone Stephane Durand, a evidenziare le segrete affinità che legano mondi lontani, dal saltarello laziale alle danze celtiche.Il 22 agosto gli appuntamenti di Lorica si chiuderanno all'insegna della pizzica con il gruppo di Uccio Aloisi, icona vivente del fenomeno salentino, che obbligherà il pubblico a muoversi al ritmo dei tarantolati. Il 23 agosto il festival si sposta a Camigliatello con una star del calibro di Carlos Núñez, il “Jim Hendrix of The Pipes”, con la sua esplosiva combinazione di melodie celtiche con suoni e ritmi del mediterraneo, dalla musica sufi al flamenco. Il 24 agosto gli Indaco, una delle formazioni più originali della scena musicale italiana, dialogherà con solisti d'eccezione come Rosie Wierdeker degli Agricantus e Francesco Di Giacomo del Banco del Mutuo Soccorso. Il 25 agosto il festival chiuderà facendo ritorno a casa con un concerto originale, Daniele Sepe e Otello Prefazio, in cui il geniale folletto della musica italiana, accompagnato dalla sua nuova formazione, Rote Jazz Fraktion, reinterpreterà alcuni brani del repertorio dell'antesignano del folk revival, insignito di recente del Premio alla Carriera all'ultimo festival di Roano. Suonatori tradizionali saranno i protagonisti della vigilia, il 19 agosto, quando il corso di Camigliatello sarà animato dai suoni di chitarre battenti, zampogne e tamburi che annunceranno il concerto dei Cugini Nigro, pastori-musicisti, depositari di un'articolata tradizione per voce e chitarra battente che caratterizza la Valle del Trionto. Le tradizioni locali saranno oggetto di una mostra fotografica, La capra che suona. Immagini della musica popolare in Calabria di Antonello Ricci che raccoglie i risultati di una trentennale ricerca sul campo svolta assieme a Roberta Tucci: la mostra sarà arricchita da strumenti tradizionali tipici dell'area, quali in particolari le zampogne costruite dagli stessi cugini Nigro e i tamburi militari e le grancasse di Ippolito Reda, che continua una secolare tradizione artigianale di una vasta area che dai Casali cosentini giunge fino al cuore della Sila Grande. Un'altra mostra fotografica, Nel paese dei cupa cupa. Immagini della tradizione lucana di Stefano Vaja, fotografo della Compagnia della Fortezza, e Nicola Scaldaferri, etnomusicologo dell'università di Milano, offrirà una rappresentazione in presa diretta di una delle realtà musicali più vivaci e articolate. Ancora, un articolato piano di escursioni paesaggistico ambientali, itinerari artigianali e produttivi e percorsi storico-artistici promossi d'intesa con Altipiani e molto altro… Ingresso gratuito agli spettacoli con inizio alle ore 21,30. Info Altrosud tel 0984 578154 fax 0984 578766 www.altrosud.it

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Festa di Portosalvo: la fanfara in piazza Vespucci

Soverato - “Le Fanfare, comuni a tutti gli eserciti europei, hanno radici antichissime – si legge in una nota del 12° Battaglione Carabinieri “Sicilia” - che risalgono alla funzione pratica dell'antica musica militare: trasmettere i segnali di comando e le cadenze di marcia sul campo di battaglia”. E questi splendidi suoni potranno essere ascoltati e apprezzati, in Piazza Vespucci giovedì 10 agosto dalle ore 21,30 dove si terrà il concerto della Fanfara dei Carabinieri 12° BTG “Sicilia”. Si tratta di un evento da non perdere sia per la qualità della musica e sia per le sensazioni che l'arma dei carabinieri riesce a trasmettere al pubblico con la sua perfetta armonia di suoni e di immagini, attraverso la Fanfara. Istituita nel novembre del 1993, la “Fanfara del 12° BTG “Sicilia”, ha nel suo vasto repertorio musica militare e anche brani di validissimi autori dall'ottocento ad oggi. La “Fanfara”, si legge nella nota “è costituita da 30 elementi provenienti da complessi musicali o diplomati presso conservatori italiani, tutti Carabinieri, che svolgono anche il normale servizio d'Istituto”. Il successo ottenuto, dalla “Fanfara” durante i concerti eseguiti prevalentemente nell'Italia meridionale, rendono l'iniziativa particolarmente interessante. Una iniziativa che arricchisce e valorizza il programma civile della Festa Maria SS. di Portosalvo per il centenario della chiesetta Maria SS. di Portosalvo, all'interno del quale il concerto è inserito. L'attività musicale della “Fanfara” conclude la nota: “ si svolge soprattutto in cerimonie militari e importanti manifestazioni di carattere patriottico e sociale. Attualmente è diretta dal Maresciallo Capo Paolo Sena”. Fabio Guarna (Fonte: il Quotidiano della Calabria)

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Appello per il referendum di Gianni Pittella (DS)

Dopo il significativo risultato delle amministrative che ha premiato il centrosinistra, il 25 giugno saremo chiamati alle urne per la consultazione referendaria sul progetto di riforma costituzionale approvato nella scorsa legislatura dalla Casa delle Libertà. La cosiddetta "Devolution" è qualcosa in più di un semplice trasferimento di poteri e funzioni dal centro alla periferia. Le pressioni politiche e le minacce della Lega Nord, le ritorsioni di AN, la concezione privatistica e dirigista delle Istituzioni Repubblicane mostrata da Silvio Berlusconi, hanno alla fine prodotto un mostruoso ridisegno dell'architettura costituzionale che indebolisce il ruolo di garanzia del Capo dello Stato, assegna impropri poteri di scioglimento delle Camere al Presidente del Consiglio, rende impossibile la normale attività legislativa del Parlamento, spacca il Paese in due, in spregio ad ogni principio perequativo di federalismo solidale. Non a caso un pezzo significativo della stessa ex maggioranza di governo ha annunciato che voterà contro al Referendum confermativo, e tutti i maggiori costituzionalisti -indipendentemente dalla propria collocazione politica- hanno espresso le proprie perplessità su un testo di riforma scellerato che renderebbe più fragili le nostre istituzioni. Nell'anno in cui si celebra il sessantesimo anniversario dell'Assemblea Costituente, non possiamo consentire alle destre di smontare l'assetto costituzionale costruito dai Padri costituenti all'indomani della lotta di liberazione dal nazifascismo. Il centro sinistra saprà modernizzare il Paese, affrontare i nodi della stabilità e della governabilità nel rispetto del pluralismo e delle assemblee rappresentative, trovare il giusto equilibrio tra potere centrale e autonomie locali. Intanto bocciamo la riforma del Governo Berlusconi, poi riprenderemo il percorso di riforme avviato con la modifica del Titolo V della Costituzione, varata dall'Ulivo nel 2001. C'è bisogno, ancora una volta, del vostro sostegno Gianni Pittella

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La Libera Università ricorda il preside Vincenzo Guarna

Non è stato certamente un incontro improntato alla retorica ed alle frasi fatte, quello che la Libera Università Popolare Cassiodoro ha organizzato per ricordare il preside Vincenzo Guarna, scomparso da poco, ma un'esplosione sincera e spontanea di ricordi da parte di chi ha conosciuto l'uomo, il preside, l'amico e lo ha testimoniato nella maniera migliore che si potesse fare: raccontando episodi vissuti assieme, episodi dai quali sono emerse la grande umanità di Guarna, la sua cultura, la sua professionalità e, cosa non certamente facile da incontrare, l'intelligente ironia con la quale dimostrava il suo distacco dalle cose e che lo aiutava a superare le cose brutte della vita. (), e per completare il suo breve, ma sentito intervento, Grisafi ha ricordato l'intellettuale e l'amico, l'uomo legato a due grandi passioni, la scuola e la famiglia. Poi il numeroso pubblico di familiari, amici, docenti, molti dell'Alberghiero, l'istituto di Soverato, che sotto al sua dirigenza era diventato un Istituto conosciuto in tutta Italia ed anche all'estero, ha assistito alla proiezione di un filmato riguardante il viaggio d'istruzione fatto dall'Alberghiero a Copenaghen, quando Guarna si esibì davanti al Console ed all'ambasciatore in una performance esilarante, raccontando una delle sue storiche (leggi ironiche ed intelligenti) barzellette. In quell'occasione Guarna esportò la professionalità degli studenti e dei professori dell'Alberghiero e la gastronomia calabrese, che, assieme al suo senso dell'humor, ebbero un indimenticabile successo. È toccato a Gerardo Pagano, collega ed amico, tracciare il profilo di Vincenzo Guarna; visibilmente commosso Pagano ha espresso la difficoltà di dire i suoi pensieri su un uomo che resterà sempre nel pensiero di chi l'ha conosciuto,come l'amico, l'uomo dalla cultura vasta ed affinata, il letterato, il poeta, la personalità in cui la cultura è un modo di essere. Elegia al padre, poesia narrativa, il suo capolavoro in cui attraverso la vita del padre scorre quasi un secolo, il 900, Diario 92-93, gli scritti in prosa, che dimostrano tutta la sua abilità nell'uso della lingua, l'ironia verso tutto e tutti, l'autoironia in cui fu abilissimo fino alla fine, una fine di cui avvertì l'avanzare lento e inarrestabile. La professoressa Marisa Gualtieri ha letto l'opera più famosa del suo preside. Elegia al padre, ma anche una originale circolare scolastica che l'ironia ed il buon senso del preside fecero un piccolo capolavoro. Moltissime le testimonianze, ognuna delle quali ha comunicato episodi e ricordi vissuti con l'amato preside, innovatore ante litteram, legato alla famiglia ed al suo lavoro, cultore dell'amicizia, amante dello studio e con una sola terribile debolezza, la sigaretta: Sina Montebello, Domenico Corigliano, Domenico Tirinato, Silvana Montesano, Tonino Brescia, Rodolfo Correale, Carlo Mellea (quest'ultimo ha proposto l'istituzione di una Fondazione Guarna), Nicola Limardo, Maria Palazzo, Ulderico Nisticò, Piero Martelli.Tante testimonianze, tutte personali e diverse ma con un comune denominatore: Ed il Consiglio d'Istituto dell'Alberghiero - lo ha comunicato il professore Piero Martelli - ha votato una delibera a favore dell'intitolazione della scuola ad Enzo Guarna il preside, prima dell'ITC, poi dell'Alberghiero che ha lasciato un segno indelebile ed un grande vuoto. Viviana Santoro

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Vacanze suggerimenti

Lo staff di Soverato News invita coloro che hanno deciso di passare le festività all'estero a visitare la magica terra del nord. La Finlandia. Foto e curiosità le potete trovare al seguente indirizzo  Taivasalla.net

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Soriero, il Ds Dipietrista: la Quercia mi caccia? Ricorro a Strasburgo

IN CALABRIA / Tessera da 31 anni, correrà con l'ex pm: il mio partito ha sbagliato tutto, in lista nomi imposti come la vedova Calipari Soriero, il ds-dipietrista: la Quercia mi caccia? Ricorro a Strasburgo C'è una Terza via di Anthony Giddens e una di Giuseppe Soriero, detto Pino: «La mia teoria è che uno in politica o sta fermo nella continuità o fa il salto della quaglia. E poi c'è la terza via, quella mia: sono candidato indipendente al Senato qui in Calabria, con l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, però mantengo in tasca la tessera ds, che possiedo da 31 anni». Pino Soriero, segno del Leone, classe '55, ex sottosegretario ai Trasporti, con delega al porto di Gioia Tauro, è il protagonista dello «scandalo» politico calabrese di questi giorni. Lui, diessino, correrà da indipendente con l'ex pm senza lasciare la Quercia: semplicemente, si tiene la tessera. La sua federazione lo ha espulso, ma lui resiste, appellandosi all'articolo 4 dello statuto interno. E, nel frattempo, fa campagna elettorale da ds-dipietrista, fregandosene delle polemiche. Soriero, proprio nessun imbarazzo? In fin dei conti corre con un altro partito, ma presentandosi come diessino. «Il travaglio c'è, certo, sono tormentato. Ma imbarazzato... no. Perché non sono uno come Lanfranco Turci, che ha sbattuto la porta e se n'è andato con la Rosa nel pugno. Io sto vivendo una condizione sperimentale: dirigente nazionale ds, partito al quale sono iscritto da 31 anni, nella direzione nazionale dal 1988, farò il candidato indipendente per Di Pietro. Ma resto diessino». E i suoi però l'hanno espulsa dalla Quercia. Usando parole forti: irresponsabile, strumentale... «Ah, questa dell'espulsione è fantastica. Loro parlano dell'articolo 3 dello statuto. Bene, io ho chiesto un parere autorevole al presidente emerito della Corte costituzionale, Corasaniti. E lui si è studiato la situazione e mi ha detto che grazie all'articolo 4 dello stesso statuto posso correre con Italia dei valori e mantenere la tessera: è un partito alleato. Insomma, io resto. Sono pronto a ricorrere in ogni sede, fino alla Corte europea dei diritti umani a Strasburgo». Sicuro? «Sicurissimo . Tra l'altro in Umbria c'è un caso identico al mio, ma lì nessun problema perché è stato concordato. Qui, invece, mi fanno dispettucci paesani perché dò fastidio». A chi? «Ai mammasantissima che stanno distruggendo l'Ulivo calabrese. Due nomi? Marco Minniti e Nicola Adamo. Hanno fatto una lista per le politiche funzionale a logiche burocratiche di vertice. In base alla quale io, che rappresento un valore aggiunto per la Calabria, sono stato escluso senza neppure una telefonata. E invece sono stati imposti Nicola Latorre come capolista e, con tutto il rispetto, la vedova Calipari. Una roba assurda». Dunque per lei non esiste un «caso Soriero»? «No, semmai esiste un caso Unione, in Calabria. Il segretario della Cgil, Fernando Pignataro, è andato via dai Ds e corre con Diliberto. Il Rettore dell'Università di Reggio Calabria, Ferdinando Bianchi, anche lui dirigente nazionale ds, ha sbattuto la porta e si candida con i Verdi. Per non parlare della lista Loiero con i Codacons. Minniti e Adamo stanno distruggendo il partito e la coalizione: se ne dovrebbero andare loro, dal partito, e non io». Della sua decisione ha parlato con i vertici ds? «Ho inviato il parere di Corasaniti a Fassino e Chiti, e loro non hanno detto nulla. Quindi, per me, è tutto a posto. Sono tre anni che lavoro per il partito democratico e con la mia associazione, "Il Campo", perseguo gli obiettivi di Romano Prodi. Insomma, resto ds. I conti, coi compagni, li faremo ai prossimi congressi». Angela Frenda (Fonte: il Corriere della Sera del 18 marzo 2006)

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Con la morte di Vincenzo Guarna è in lutto la cultura calabrese

Sono trascorsi tre mesi dalla scomparsa di Vincenzo Guarna. Vogliamo ricordarlo attraverso la testimonianza di Pietro Melia pubblicata sull'ultimo numero di Punto e a Capo che di seguito vi riportiamo Con la morte di Vincenzo Guarna è in lutto la cultura Calabrese Per anni ho “inseguito” il preside Vincenzo Guarna. Volevo riportarlo alla scrittura. M'interessava e m'intrigava, il suo modo di raccontare, l'ironia nella quale intingeva la penna, la sua conoscenza delle “cose di casa nostra”. Inventò quel viale Tubarisc” (da tubi, ovviamente tradotti dal…russo!) che rimarrà nella storia della nuova “toponomastica” di Soverato. Lo incontravo, puntuale quasi ogni mattina, all'edicola di Domenico Corapi: acquistava giornali ed allegati, le “collane” di libri in offerta (relativa) dei più grandi quotidiani del paese, riviste di largo e modesto interesse. E puntualmente gli chiedevo: Preside, Punto&@Capo aspetta i vostri contributi, di qualunque genere e su qualsiasi argomento. Saranno sempre graditi. E lui, che era di poche parole: vedremo, vedremo. Non senza aver ringraziato per l'attenzione. Trascorrevano mesi. E articoli non ne arrivavano. Finché un giorno Domenico mi consegna una busta gialla. L'ha lasciata il Professore … Fabio, il figlio, che è nostro collaboratore a fasi alterne, quando gli gira, istrione ed ironico quasi quanto il padre, me lo aveva anticipato al telefono: a Papà è forse venuta la voglia di scrivere una storia di Satriano, il paese d'origine, ma stai attento che gli è venuta un po' lunga… Bene, riposi. Semmai la utilizzeremo in due puntate, in due numeri. E cosi è stato. Orgogliosamente ritirai la busta e orgogliosamente pensai: forse sono state anche le mie insistenze a farlo cedere. E se ha ceduto una volta, chissà che adesso non ci provi gusto… Qualche mese fa chiamo Fabio per sollecitargli una collaborazione professionale. Mi dice che non può, è per strada, diretto al nord, suo papà ricoverato. M'informo delle condizioni, capisco dalla voce di Fabio che la situazione è grave, se non disperata. Il Professore non ce la farà a recuperare. E con lui, intellettuale piuttosto contro che pro, ci lascia un pezzo importante della cultura di questa regione. Ma per me è come se non fosse morto. E ogni mattina, all'appuntamento con l'edicola, m'illudo di poterlo rivedere. Sempre col suo fascio di giornali e riviste, gadget compresi, premurosamente sottobraccio (piemme). di Pietro Melia

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Il delitto d'aggiotaggio

Innanzi ad un mercato azionario che coinvolge sempre più italiani ritengo sia opportuno analizzare gli strumenti che il nostro legislatore ha predisposto per prevenire alcune ipotesi delittuose configurabili come l'aggiotaggio. E questo soprattutto perché il reato di aggiotaggio presente nel nostro Codice Penale fin dalla sua promulgazione ha trovato sempre difficile applicazione stante il carattere macroscopico del dolo che la norma prefigura. Alla luce anche delle vicende che attualmente stanno investendo il mondo finanziario italiano può apparire attuale il contenuto di uno studio condotto in passato dal sottoscritto e che di seguito si riporta. Recita l'Art. 501 del C.P. RIALZO E RIBASSO FRAUDOLENTO DI PREZZI SUL PUBBLICO MERCATO O NELLE BORSE DI COMMERCIO.- Chiunque, al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica o altrimenti divulga notizie false, esagerate o tendenziose o adopera altri artifici atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili sul pubblico mercato, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da uno a cinquanta milioni51di lire. Se l'aumento o la diminuzione del prezzo delle merci o dei valori si verifica, le pene sono aumentate. Le pene sono raddoppiate: 1°) Se il fatto è commesso dal cittadino per favorire interesse stranieri; 2°) Se dal fatto deriva un deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli di Stato ovvero il rincaro di merci di comune e largo consumo. Le pene stabilite nelle disposizioni precedenti si applicano anche se il fatto è commesso all'estero in danno della valuta nazionale o di titoli pubblici italiani. La condanna importa interdizione dai pubblici uffici Anche questo articolo, come altri presenti nel libro II titolo VIII del C.P. "Dei Delitti contro l'Economia Pubblica", presenta, nella fattispecie incriminatrice, il connotato di "gigantismo" che ne rende estremamente difficile l'applicazione. Quest'ultimo, in particolare, si connette con il "dolo". Che si palesa chiaramente come "dolo specifico" posto che l'azione criminosa voluta e/o intrapresa dall'agente (pubblicazione o, comunque, diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, ovvero ricorso ad altri artifici atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato) deve avere il "fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci". Un "dolo specifico", dunque, che, come tale, necessariamente deve essere ricercato e accertato in sede giudiziaria. Il che non è, né appare, certamente, facile. Anche perché chi, nella realtà, ponga in essere la condotta criminosa di che trattasi lo fa soprattutto (se non esclusivamente) per servire e perseguire un suo interesse privato e non già per il fine astratto di recare turbativa alla quotazione dei valori e delle merci, ossia all'economia nazionale. Proprio sulla base di queste considerazione e, contestualmente, per prospettare una concreta operatività della norma, qualcuno, in sede interpretativa, ha suggerito/valutato che il fine di recare turbamento al mercato sia compreso nella condotta fraudolenta e truffaldina dell'agente nonché nella consapevolezza e volontà da cui essa non può non discendere; e che esso non esiga pertanto ulteriori accertamenti. Altri Autori, invece, muovendo dalla medesima volontà di rendere praticabile la norma, ma ritenendo, più correttamente, non potersi, stante il suo dettato, rimuovere, per via interpretativa, la necessità dell'accertamento, nell'agente, del fine di turbare il mercato interno dei valori e delle merci, ossia il "dolo specifico", né altrimenti e in sostanza assumere l'equivalenza di questo con il "dolo generico", arrivano a suggerire una riscrittura della fattispecie incriminatrice di che trattasi in cui chiaramente il primo risulti assolto e assorbito nel secondo Infine, ad abundatiam, il Fornasari dopo aver fatto riferimento alla legge 17 Maggio 1991, n. 157 sulla disciplina penale dell'INSIDER TRADING e delle frodi mobiliari e, più precisamente all'art. 556 di detta legge il quale comprende nei primi tre commi tre distinte ipotesi di pratiche fraudolente e manipolatrici del mercato mobiliare (che, sono assimilabili "al genus dell'aggiotaggio") osserva che, ivi, il legislatore significativamente ha previsto il dolo specifico (lo stesso dell'aggiotaggio comune) sia nel secondo che nel terzo comma mentre non lo ha previsto nell'ipotesi base del primo comma. A suo giudizio, questa circostanza, che non lascia spazio a distinte interpretazioni, porta - "anche alla luce del fatto che l'art. 5, 1° comma, a parte il silenzio sul dolo specifico, ricalca esattamente, diminuendo la pena inflitta, la fattispecie dell'art. 501 c.p. " - ad una sola conclusione, quella, cioè, da cui discende la definitiva conferma che "il fine di turbamento del mercato interno delle merci o dei valori non può essere legittimamente estromesso dal novero degli elementi di fattispecie dell'art. 501, visto che il legislatore del 1991 ha consapevolmente optato per una distinzione tra ipotesi a dolo generico e a dolo specifico ed ha cancellato la previsione di questo, con rilevanti conseguenze sul piano del trattamento sanzionatorio, laddove ha voluto prescinderne". A dire il vero, l'argomento utilizzato dal Fornasari a sostegno della sua interpretazione in ordine all'ineludibile presenza nella previsione di fattispecie dell'art. 501, del "dolo specifico" - interpretazione che, peraltro, sentiamo di condividere in pieno - ci appare, absit iniuria verbis, piuttosto debole e opinabile. Anche perché sarebbe agevole pervenire a conclusioni opposte alle sue utilizzando gli stessi argomenti ma richiamandosi, il luogo che alla legge n. 157 del 17 maggio 1991 al 1° coma dell'art. 501 bis del c.p. in cui il legislatore del 1976 (tutto sommato coevo a quello del 1991), rappresentando una condotta criminosa decisamente simile a quella prevista nella fattispecie del precedente art. 501, non la connette al dolo specifico ma chiaramente la situa nell'ambito del dolo generico. Dei restanti nodi interpretativi che la norma in esame presenta - tutti, del resto, concorrenti col primo del quale abbiamo sin qui discusso - uno riguarda la configurazione del reato. Per la giurisprudenza, - ristretta, peraltro, all'esiguo numero dei casi esaminati - si tratta di un reato di "pericolo". Concorda con questo indirizzo il Manzini che però preferisce qualificare il pericolo come "presunto". "Si tratta di pericolo presunto dalla legge, come risulta dal testo dell'art. 501, perché non si richiede la prova che un pericolo effettivo sia corso o sia stato corso, in quanto l'art. 501 fa consistere la pericolosità del fatto per l'economia nazionale nell'uso di mezzi atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato". Altri Autori, invece, come il Pedrazzi, il Polvani, la Bertolino, il Fiandaca-Musco, il Fornasari ritengono non doversi valutare, nel caso, la concretezza del pericolo e, per questo, hanno elaborato il concetto di pericolo "astratto"66 bis. Per essi dunque, la condotta criminosa non deve contenere in sé, se non in astratto, l'attitudine a causare l'evento; è sufficiente, insomma, che essa sia tipicamente orientata a produrre un rialzo o un ribasso dei prezzi. Se così non fosse, d'altronde, se fosse, cioè, necessario accertare in concreto la sua pericolosità, la novità legislativa di cui l'art. 501 è portatore per il fatto che la sua formulazione non adegua l'usato disegno dei resti di danno, perderebbe la ragion d'essere. Senza contare che, in conseguenza, verrebbe meno ogni reale possibilità di perseguire i reati di aggiotaggio. Difforme è, per contro, l'interpretazione che della natura del pericolo, nella norma di che trattasi, danno il Conti, l'Azzali, il La Cute ed il Mazzacuva. Per questi autori esso sussiste soltanto quando si a "concreto", quando, cioè, la condotta criminosa abbia effettivamente in sé la capacità di produrre il danno. Per il Mazzacuva, inoltre, è solo assumendo la sua concretezza che si rispetta il principio costituzionale della necessaria lesività delle fattispecie penali. Non è mancato, infine, chi, in materia, ha tentato una terza via ipotizzando il pericolo concreto generico. Un altro nodo che l'interpretazione della norma in esame rappresenta è costituito dal cosiddetto "tentativo" che, per alcuni Autori, "trattandosi di delitto a consumazione anticipata … non è ammissibile", mentre, per altri qualche volta può esserlo. E questo accade quando la dinamica del delitto in questione si presenta scomponibile, ad esempio, in due fasi successive una delle quali può coincidere, appunto, con il tentativo e l'altra con la consumazione vera e propria. Non esistono, invece, sostanziali contrapposizioni nella dottrina, e tra quest'ultima e la corrispondente giurisprudenza, per quanto riguarda, ad esempio, l'individuazione dell'oggetto giuridico (del quale abbiamo implicitamente parlato nelle precedenti pagine trattando del "dolo") che la norma tutela. Si tratta, in questo caso, dell'economia nazionale ossia dell'interesse pubblico o collettivo che con questa coincide e cui il rialzo ed il ribasso, artificialmente creato, dei prezzi delle merci e dei valori recherebbe sicuro nocumento. La giurisprudenza contigua (ci riferiamo, segnatamente, alla sentenza della Corte Costituzionale 20 maggio 1976) ha espresso analogo orientamento sostenendo che la norma ha lo scopo di evitare il possibile pregiudizio, mediante una determinazione fraudolenta dei prezzi delle quotazioni, dell'interesse economico legato alla circolazione ed allo scambio delle merci e dei valori. Per la Corte Costituzionale, l'art. 501 ha uno specifico referente "nell'art. 47 Cost. nelle parti in cui si pongono tra i fini della Repubblica l'incoraggiamento e la tutela del risparmio, la disciplina, il coordinamento ed il controllo dell'esercizio del credito, il favore per il diretto ed indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese". Si tratta di un doppio riconoscimento. Il primo riguarda l'interesse collettivo, (dunque l'economia nazionale) e la sua prevalenza sugli interessi dei singoli operatori economici; per il secondo la corretta determinazione delle quotazioni di mercato deriva oltre che dal concorso e dalla competizione, tra di loro, delle forze economiche (secondo lo schema liberista), anche dai legittimi interventi che lo Stato adotta a tutela dei prezzi ricadenti sotto il suo controllo. Ancora: non esistono sostanziali difformità di vedute, in dottrina, per quanto riguarda - a parte il "dolo" dell'agente - la percezione della condotta incriminata o l'individuazione dell'oggetto materiale del reato o la definizione dell'evento. Né per quanto riguarda il significato da annettere e il campo di azione e/o interazione da attribuite al verbo "pubblica" o al successivo verbo "divulga", nonché agli aggettivi "falso", "esagerato", "tendenzioso" e alla locuzione "altri artifici". Semmai si nota qualche differenza di valutazione tra giurisprudenza e dottrina nella valutazione di alcuni casi particolari.. Come quando, ad es. la prima ritiene che la semplice comunicazione di notizie false ad una o più persone determinate non integri gli estremi del reato; mentre, al contrario, per le seconde quegli estremi possono sussistere e la comunicazione può assumere valenza di "artificio" se essa si dimostra capace di suscitare, nel prosieguo, la propagazione della notizia di cui è portatrice. Del pari, la giurisprudenza ritiene/ha ritenuto che un mezzo in sé lecito non possa essere considerato un "artificio" risalendo alle intenzioni fraudolente dell'agente che lo adopera. Può assumere il carattere di "artificio" solo se e quando si componga di elementi oggettivamente ed intrinsecamente illeciti. Sicché non sono state considerate come artifici operazioni di borsa in sé lecite ma poste in essere a seguito di informazioni illecitamente ottenute dall'agente. È stata in altra occasione - e sempre dalla giurisprudenza, - considerata artificio anche una espressione di pensiero quale è una "critica": ma solo perché composta di elementi e dati falsi o subdolamente utilizzati. Diversamente, per la dottrina, l'attenzione non deve essere rivolta al mezzo in quanto tale, ma, piuttosto, alla sua idoneità a produrre il rialzo o ribasso dei prezzi verso cui fraudolentemente è indirizzato l'agente. Talché quest'ultimo può commettere il delitto di che trattasi anche adoperando mezzi non illeciti. E, sempre per la dottrina - in linea, nel caso, con l'indirizzo espresso in proposito dal guardasigilli nella sua relazione preparatoria - la locuzione "mercato interno" compresa nel dettato della norma porta che quest'ultimo vada nettamente distinto dal mercato straniero e dal mercato meramente locale. Se ne deduce che il delitto di aggiotaggio non si configura quando la condotta criminosa dell'agente, ancorché possa comprendere in sé tutti gli altri estremi previsti per essa dalla norma, - si eserciti esclusivamente in ambito ristretto e locale . Da ultimo, le circostanze aggravanti. La norma ne prevede tre. La prima consiste nell'effettiva verificazione dell'aumento o diminuzione del prezzo delle merci e dei valori. La seconda prevede che l'agente commettendo il reato, si prefigga lo scopo di favorire interessi stranieri. La terza interviene quando la condotta criminosa di quest'ultimo provochi un deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli di Stato ovvero il rincaro di merci di comune e largo consumo. La prima, dunque, che è il portato dell'effettiva idoneità del delitto a produrre, in concreto, gli effetti verso cui è indirizzato, ha carattere oggettivo. È circostanza aggravante perché la consumazione del delitto stesso coincide, già prima, con il pericolo, ad esso intrinseco, della sua verificazione. La seconda ha carattere soggettivo perché attribuisce la commissione del reato ad un "cittadino". La terza circostanza, come la prima, ha carattere oggettivo. Si tratta, infine, di circostanze aggravanti tra le quali potrà esservi concorso fatta eccezione della prima con la terza rimanendo, in questo caso, l'una necessariamente assorbita dall'altra. Mette conto rilevare, in epilogo, che il delitto in questione è stato escluso dai benefici previsti dal decreto di amnistia18 dicembre 1981, n. 774 per la particolare rilevanza del bene giuridico tutelato dall'articolo. Fabio Guarna

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Ulderico Nisticò su Rai 2

Appuntamento mattutino su RAI 2, domenica prossima alle 8,30 con lo storico Ulderico Nisticò ospite della trasmissione “Mattina in famiglia”. Nisticò parlerà di classi miste e ci ha anticipato la sua tesi secondo la quale, nel mondo della scuola, sono le donne in genere a prevalere sui coetanei maschietti dal punto del rendimento scolastico e più in genere in vari settori della vita. Questo vantaggio viene colmato negli anni successivi alla maturità, a giudizio dello storico soveratese, quando gli studenti (ormai ex) fanno ingresso nel mondo del lavoro. Fabio Guarna

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