Quando il Papa venne in Calabria – Una testimonianza dall'alberghiero

QUANDO IL PAPA VENNE IN CALABRIA - IN TANTI LO RICORDANO ALL'ISTITUTO ALBERGHIERO CHE PREPARÃ’ IL PRANZO A SUA SANTITÀ CAROL WOYTILA SOVERATO - Momenti di apprensione in tutto il mondo per la sorte del Pontefice. E anche a Soverato l'angoscia è tanta. A Soverato e precisamente all'Istituto Alberghiero lo ricordano in tanti quando nel 1984 fu proprio la scuola soveratese diretta da un giovane preside, Vincenzo Guarna, provvide a preparare il pranzo a Sua Santità. Fu Un menù semplice quello servito al Pontefice. Erano gli anni in cui l'Istituto Alberghiero di Soverato si incamminava verso un percorso che l'avrebbe visto vent'anni dopo come una delle scuole più numerose di Soverato, palestra per quei giovani divenuti oggi la classe dirigente degli operatori del settore alberghiero e ristorativo. Era il 1984 e alla scuola che si consolidava come una delle più promettenti della nostra Regione giunse la richiesta dalla Curia Arcivescovile di Catanzaro di farsi carico di provvedere alla realizzazione del pranzo che Carol Woytila, Pontefice Massimo in visita in Calabria, avrebbe consumato nel grande refettorio del seminario arcivescovile della città capoluogo insieme a tutto il clero di Calabria. In detto seminario, l'Alberghiero di Soverato, dunque, preparò, utilizzando le vecchie ma mastodontiche cucine il pranzo e lo presentò a Sua Santità e al vasto seguito. Fu un successo. Furono scattate diverse foto. Per l'istituto soveratese si curò uno dei docenti della scuola versato nella materia, il Prof. Giuseppe Saliceti, munito di regolare accredito in qualità di reporter. Fra le foto conservate negli archivi della scuola ve n'è una, in particolare, nella quale si vede il Papa in mezzo ai giovani dell'Alberghiero, al dirigente scolastico dell'epoca Vincenzo Guarna, al vicepreside Nicola Carnà e tanti docenti. Fra questi ultimi il papà dell'On.le Agazio, ossia il Cavaliere Prof. Francesco Loiero chef storico della scuola ormai non più fra noi. Una di queste foto ben incorniciata è stata donata lo scorso anno a Sua Santità Papa Giovanni Paolo II, in occasione dell'incontro che l'associazione nazionale cuochi ha avuto in Vaticano con il Pontefice. La visita del Papa in Calabria e la preparazione del pranzo fu un evento molto importante per i cuochi e il personale di sala ( durante il pranzo sua Santità affettuosamente si intrattenne e interrogò il maitre Franco Screnci che svolgeva il suo servizio al tavolo dove Egli sedeva). Molti studenti che all'epoca concorsero alla realizzazione dell'evento, sono ora validi insegnanti dell'Istituto soveratese e non possono non ricordare con orgoglio e soddisfazione lo storico episodio che li vide protagonisti. Fabio Guarna (Fonte: il Quotidiano della Calabria)

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Satriano, Gianni Calabretta in piazza

Gianni CalabrettaSATRIANO COMIZIO IN PIAZZA DI GIANNI CALABRETTA, LO PRESENTANO VINCENZO GUARNA, PASQUALE ALCARO E ROMILDA CURCIO Satriano - Una giovane donna insegnante e appassionata lettrice de "Il Manifesto", Romilda Curcio, un preside rappresentante del mondo della cultura, Vincenzo Guarna e un medico con doppia laurea sempre impegnato nel sociale, Pasquale Alcaro. I tre sono accomunati dalle origini satrianesi e nell'occasione di ieri (domenica scorsa ndr)dall'essere i presentatori del comizio di progetto Calabrie di Gianni Calabretta tenutosi domenica mattina nella centralissima Piazza Spirito Santo di Satriano. Romilda Curcio ha introdotto gli interventi sottolineando le ragioni e il progetto della candidatura di Calabretta, Vincenzo Guarna, dopo avere spiegato di sentirsi un satrianese doc nonostante sia vissuto tanti anni in quella che ha scherzosamente definito la periferia di Satriano, ovvero Soverato, ha elogiato la figura di Calabretta come amministratore e il rigore morale delle sue condotte politiche che lo vedono candidato con progetto Calabrie per le prossime regionali. Una lista ha proseguito, meritevole di fiducia per la vigorosa sostanza culturale e programmatica su cui poggia e per le prospettive di crescita e di sviluppo della Calabria che la sostanziano. Pasquale Alcaro ha rimarcato le ragioni del sì a Calabretta e ha invitato gli elettori a votare questo candidato non tanto per fare un favore a lui, quanto a se stessi. Quindi è intervenuto Gianni Calabretta che non ha mancato di suscitare l'interesse e l'attenzione del numeroso pubblico presente illustrando con competenza e chiarezza i punti salienti del programma di progetto calabrie di cui è portatore e rappresentante. Si tratta di un progetto i cui punti programmatici dottamente e sinteticamente non meno che efficacemente enucleati sono, una Regione: leggera e plurale; al femminile; ecologica; garante della legalità e della partecipazione; della solidarietà e del lavoro; della tutela del diritto alla salute; dell'ospitalità e dell'accoglienza; della ricerca e dell'arte; di un efficace sistema educativo; dotato di una politica industriale per l'innovazione; delle professioni e delle competenze; laboratorio del mediterraneo e, infine, Regione della speranza. Fabio Guarna (Fonte: il Quotidiano della Calabria)

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Comunicato stampa Teatro del Grillo

La DoppiaEffe, Compagnia di Prosa Mariano Rigillo presenta FRATELLI D'ITALIA ideato e diretto da Francesco Frangipane dal 22 al 23 marzo 2005 Proseguono gli appuntamenti della Stagione Teatrale 2005 del Teatro del Grillo, martedì 22 marzo 2005 alle ore 21.00 (e repliche il 23 marzo alle ore 17.00 e 21.00) con la DoppiaEffe – Compagnia di Prosa Mariano Sigillo - che presenta Fratelli d'Italia, uno spettacolo ideato e diretto da Francesco Frangipane. In scena daranno vita alla pièce Francesco Cutrupi, Massimiliano Benvenuto, Francesco Frangipane, Martino Duane, Luca lamberti, Liliana Massari, Lorenzo Praticò, Michele Amadori, con la video-partecipazione di Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini. Le scene sono a cura di Tiziano Fario, le luci di Christian Ascione, i costumi di Laura Fronzi, i rumori e le elaborazioni musicali di Michele Amadori. Le riprese video, curate da Lorenzo Cicconi Massi, sono state effettuate da Giuseppe Di Monaco e montate da Nando e Raffaele Scalamandrè. È difficile mostrare quanto profonda possa essere la lacerazione prodotta nel tessuto sociale italiano dalle minacce di secessione. Fratelli d'Italia è uno psicodramma d'attualità, che ben illustra il sintomo e il decorso, senza indicarne, giustamente, alcuna terapia. Uno spettacolo di giovani che sottolinea, sufficientemente, l'incedere del trauma, pur solo ipotizzato e non consumato. Il 22 dicembre 1947, con la promulgazione della Costituzione Italiana, l'Italia raggiunse la massima espressione d'unità nazionale. Ciò che doveva essere l'inizio di una coesione sempre più forte e radicata, divenne, nell'arco di qualche decennio, l'apice di una vorticosa discesa verso una nuova disgregazione, molto più articolata e pericolosa della precedente. Allora l'inno di Mameli, simbolo e caposaldo della nostra unità nazionale, diviene, nella messinscena dello spettacolo, la colonna sonora di una lenta ma progressiva spaccatura, che raggiunge, nell'unità di tempo e di luogo scenici, una profonda frattura tra nord e sud, del tutto insanabile. È qui che ha inizio lo spettacolo: un viaggio in un'ipotetica secessione italiana del tutto assurda e surreale, ma per nulla improbabile, dove la problematica linguistica, dovuta all'incomunicabilità dialettale e ad una massiccia, intrusiva presenza multimediale, diventano i principali ingredienti di questo irresistibile gioco teatrale. Una pièce ironica e divertente, che però conduce lo spettatore in un continuo inquietante interrogativo: “E se fosse realtà?”. Proprio quest'interrogativo, sempre più ingombrante e presente, trasforma quell'iniziale clima di commedia in un meccanismo assurdo e grottesco, dove il divertimento e la leggerezza lasciano il posto alla paura e al dramma, per approdare alla consapevolezza finale dell'atrocità della guerra. Fratelli d'Italia, ideato e diretto da Francesco Frangipane Teatro del Grillo - Soverato 22 marzo ore 21.00 – 23 marzo ore 17.00 e ore 21.00 Turni abbonati: 22 marzo Turno B – 23 marzo Turno A

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Una curiosità – Leggere attentamente

LEGGERE ATTENTAMENTE Sneocdo uno sdtiuo dlel'Untisverià di Cadmbrige, non irmptoa cmoe snoo sctrite le plaroe, tutte le letetre posnsoo esesre al pstoo sbgalaito, è ipmtortane sloo che la prmia e l'umltia letrtea saino al ptoso gtsiuo,il rteso non ctona. Il cerlvelo è comquune semrpe in gdrao di decraifre tttuo qtueso coas, pcheré non lgege ongi silngoa ltetrea, ma lgege la palroa nel suo insmiee... vstio?

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Dove il cielo va a finire, una storia per Mia Martini

COMUNICATO STAMPA Teatro del Grillo Giovedi 17 marzo 2005 – ore 21.00 La CompagniaTeatro Giocosa di Ivrea in Dove il cielo va a finire Una storia per Mia Martini di Piergiorgio Paterlini Regia di Bruno Montefusco Un omaggio del tutto inedito a Mia Martini, sotto forma di monologo con canzoni. Gianluca Ferrato racconta una storia che incrocia, in modo misterioso e inaspettato, quella della cantante. La vicenda di fantasia e quella biografica, sono toccate dagli stessi temi, rivisitati direttamente dalla tragedia greca: la lotta dell'uomo col destino, il rifiuto della resa pur sapendo che alla fine vincerà il fato. Una storia tragica nel senso classico del termine, raccontata con la leggerezza di cui scrive Italo Calvino, intesa come “qualità morale” e conquista di una vita che ha fatto pace con se stessa e con il proprio destino. Con la regia di Bruno Montefusco, la direzione musicale di Maurizio Fabrizio, gli arrangiamenti di Enzo De Rosa, le musiche eseguite da Enzo De Rosa (tastiere), Giuseppe Tortora (violoncello), Ferruccio Corsi (fiati). Un solo spettacolo alle ore 21.00 Prenotazioni al Botteghino del Teatro Tel. 0967 23156 Prevendita FotoArte Sestito Tel. 0967 521514 Biglietto € 20.00 – Ridotto per gli abbonati alla stagione teatrale € 10.00.

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Archeologia subacquea

Archeoclub d'Italia - Sede di Soverato 2005. 3° Campo-Scuola di Archeologia Subacquea in collaborazione col Diving "Almost Blue" Attività previste Corsi introduttivi all'Archeologia Subacquea. Le attività si svolgeranno nel bacino facente parte del Golfo di Squillace ed antistante il Comune di Soverato. Possibilità di ottenere: - Brevetto di 1° livello (abilitazione immersione in coppia profondità massima18 mt) - Corso Open-Water Diver didattica SSI - Specialità di Archeologia Subacquea didattica SSI - Deep - Fotografia - Navigazione - Notturna Turni 1 turno dal 1 agosto al 10 agosto 2005 1 turno dal 11 agosto al 20 agosto 2005 1 turno dal 21 agosto al 31 agosto 2005 Quota di partecipazione: € 500,00 - Open water + 1 (una) specialità Quota di partecipazione già brevettati: € 200 - 1 (una) specialità Quota di partecipazione già brevettati: € 525 - 4 (quattro) specialità Alla prenotazione andrà versata la somma di €150,00 a mezzo vaglia postale intestato all'Archeoclub d'Italia sede di Soverato presso AlmostBlue-dc via Papa Giovanni XXIII, 9 - 88060 Marina di Davoli (CZ), entro 15 giorni dall'inizio del turno al quale si vuole partecipare. Tale acconto verrà restituito solo in caso di annullamento del turno di attività. La quota comprende il vitto, l'alloggio a Petrizzi (CZ) in una struttura autogestita, trasporti in loco ed Assicurazione DAN EUROPE. ------------------------------------------------------------------------------- Attrezzatura individuale: - Asciugamano e necessaire da bagno - Sacco letto (2 lenzuola e federa). -------------------------------------------------------------------------------- Per informazioni e adesioni: Archeoclub d'Italia Sede di Soverato Contrada Lustra snc - 88060 - Gagliato (CZ) Tel.: 339.4875959 - 340.8132393 Tel.: 0967.97226 (dalle 20,00 alle 22,00)

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Satriano Marina, protesta al Residence Leotta

Satriano. Singolare protesta di un cittadino: per difendere il verde dalle ruspe si è incatenato a una palma «Questa aiuola non si tocca» Il sindaco Battaglia rassicura: «L'albero non sarà abbattuto» Satriano -Ieri mattina le telefonate ai giornalisti locali non sono mancate. «Venite c'è un uomo al residence Leotta di Satriano Marina che si è legato ad una palma, per protestare in difesa del verde minacciato dall'avanzare di alcune ruspe in procinto di rimuovere le circostanti aiuole». L'uomo è Franco Leotta, 64 anni costruttore dell'elegante omonimo residence e condomino dello stesso che sostenuto da diversi abitanti del quartiere (poi arriveranno politici, consiglieri comunali di minoranza ed altri) ha inscenato una clamorosa protesta per sensibilizzare l'opinione pubblica su quello che a suo giudizio potrebbe rivelarsi come un vero e proprio disastro per lo splendido villaggio, conosciuto non solo come centro residenziale ma anche per la innovativa urbanistica, un po' all'americana, con cui è stato progettato e realizzato. Accanto a Francesco Leotta tanti abitanti del quartiere ed un cartello con tante firme nel quale si leggeva: "Questa aiuola è nata come zona verde, approvata a suo tempo dal Comune di Satriano e facente parte dell'intero comprensorio. Noi cittadini, in vista dell'uso che se ne vorrà fare ci opponiamo affinché non venga destinata a parcheggio distruggendo un ambiente destinato a verde pubblico con l'abbattimento di alberi sacri e monumentali e la difenderemo con tutti i mezzi istituzionali e democratici a nostra disposizione, affinché l'attuale assetto non venga modificato, deturpandolo, con la disposizione a parcheggio". Cartello, preparato per difendere un'altra aiuola del residencee di cui è primo firmatario Antonio Riverso. La decisione assunta da Leotta era nata quando al far del mattino degli operai di una ditta incaricata dal Comune si sono presentati per iniziare alcuni lavori che riguardavano la zona. Dell'iniziativa si era già parlato in una assemblea di quartiere, presenti residenti e alcuni amministratori e tecnici comunali di qualche mese fa. In quell'occasione era stata valutata la possibilità di regolamentare il traffico di accesso al residence destinando al Viale in cui insiste l'aiuola e l'albero fatti oggi oggetto del contendere, solo quello proveniente dal lato est della SS182 e convogliando, per contro, quello proveniente da ovest (Satriano o paesi delle Serre e Pre-Serre) in altra direzione. Nell'assemblea era emersa la volontà dei residenti di consentire al Viale, come era sino a quel momento, il doppio senso di marcia ossia quello di accesso e di uscita dal residence. Si era piuttosto manifestato il proposito di risolvere con altro escamotage l'inconveniente rappresentato dall'accesso dei veicoli provenienti da ovest e da quello dei veicoli in uscita dal residence e diretti a est. Il profilo dell'intervento messo a regime ieri è stato interpretato da alcuni condomini che hanno immediatamente avvertito Francesco Leotta come un atto che potesse pregiudicare la bellezza dell'abitato. Da qui la reazione del Leotta e dei residenti del quartiere e la loro volontà di contrastare con mezzi pacifici ma determinati l'indirizzo dei lavori evidentemente in programma. Sono intervenute le forze dell'ordine che per motivi di sicurezza hanno disposto l'interruzione dei lavori mentre il 118 ha prestato soccorso a Francesco Leotta, visibilmente affaticato e stremato. Ma le iniziative di protesta di Francesco Leotta e del comitato che lo sostiene non sembrano finire qui. Infatti, quest'ultimo dichiara sin d'ora che non accetterà alcun intervento che possa pregiudicare la vita delle palme e la bellezza delle aiuole, ­ né aggiunge un eventuale abbassamento delle aiuole oltre che esteticamente inaccettabile potrà tenere in vita gli alberi, in quanto riduce il terreno su cui essi insistono e vengono alimentati." Dall'altro lato, il sindaco Battaglia, a sua volta, contattato telefonicamente, ha così dichiarato: «si tratta di esecuzione di lavori già intrapresi per eliminare i pericoli cui vanno incontro i pedoni che transitino lungo i marciapiedi di Via Drosi e Via Russomanno, in prossimità degli incroci tra l'altro poco visibili a causa, per uno, di un'aiuola la cui bordatura è troppo alta e per l'altro a causa di parcheggi selvaggi da parte degli automobilisti che ne occludono la visuale. Quanto all'albero di palma, nessun problema. Non sarà abbattuto ma anzi nella zona ne saranno piantati altri. Soltanto si procederà, dunque, all'abbassamento dell'aiuola che lo contiene senza con questo che sia arrecato alcun nocumento alla sua sopravvivenza. L'aiuola sarà, per contro, abbassata perché così come è oggi ostruisce la visuale ai pedoni e agli automezzi provenienti dalla SS182». Intanto nella giornata di ieri è stato indetto un incontro nel centro residenziale Leotta per discutere di quanto avvenuto. Fabio Guarna (Fonte: il Quotidiano della Calabria)

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Il caffé

Storia e leggenda del caffè. L'origine della piantina verde del caffè si perde nella storia. Accanto a citazioni fatte nella Bibbia e dal sommo poeta greco Omero, ci sono leggende popolari che descrivono gli ignari consumatori delle bacche rossastre rinvigoriti e sollevati. È del 1400 una curiosa storia che narra di un pastore yemenita il quale, osservando delle capre che avevano appena brucato bacche rossastre da una pianta erano diventate irrequiete ed eccitatissime. Volle riferire l'accaduto ad un monaco. Questi dopo aver bollito le bacche, ne ricavò una bevanda amara ma ricca di forza tanto da fugare sonno e stanchezza. Forse non c'è molto di vero in questa storia, ma sotto inesattezze storiche c'è un fondo di verità. Il caffè, lo sappiamo bene dalla nostra quotidiana esperienza, ha la capacità di svegliare la mente, di renderla più pronta e di dare al nostro pensiero lucidità forza e chiarezza. L'occidente scopre il caffè verso la fine del 1600, sembra, grazie ad alcuni sacchi dimenticati dai turchi in ritirata da Vienna, ma nel mondo arabo era una bevanda diffusa fin dagli anni 1000. L'uso si estende a tutto l'islam e forse i mercanti veneziani lo introdussero in Europa ben prima della battaglia di Vienna. E proprio in occidente, alla sua introduzione ebbe alterne fortune. La Chiesa lo accusò di essere la "bevanda del diavolo", finché Papa Clemente VIII, decise di santificarne l'uso. Da allora il caffè si sparse ovunque, ed i consumatori divennero milioni sia in Europa che in America. Sempre nel 1600 anche gli scienziati vollero dire la loro e asserirono che il caffè era un veleno, aggiungendo che "il giorno del Giudizio Universale chi lo aveva bevuto sarebbe uscito dalle tombe nero come i fondi del caffè". Senza volerlo, fu re Gustavo III di Svezia che provò al mondo "l'innocenza" di questa bevanda e che se ne poteva bere in gran quantità, senza star male. Il re, infatti, firmò una condanna a morte da eseguirsi mediante somministrazione di caffè. Si racconta che, nonostante cospicue dosi, i colpevoli vissero fino a più di 80 anni. E così la bevanda fu assolta. Agronomia del caffè. La preziosa pianta del caffè è nata nell'altopiano di Kaffa, in Etiopia, e di li si diffuse nello Yemen e poi in tutto il mondo arabo. E proprio dal turco "Kahve" deriva il suo nome, che significa, appunto, bevanda eccitante. Il caffè è un arbusto sempreverde appartenente alla famiglia delle rubiacee, che vegeta nelle regioni tropicali ad un'altezza che varia dai 600 ai 2000 metri. La pianta del caffè raggiunge un'altezza che varia dai tre ai dodici metri, ma mediante potatura viene mantenuta a livelli che rendono agevole la raccolta dei frutti. La forma della pianta è generalmente conica con rami flessibili, radici fittonanti e poco profonde. Le foglie di un bel verde lucente sono simili a quelle dell'alloro, di lunghezza massima di 20 cm. I fiori solitamente in gruppo, sono bianchi dall'intenso profumo di gelsomino. Il periodo di fioritura varia da zona a zona ed è molto breve. I frutti sono piccole bacche verdi che maturando acquistano le dimensioni di una ciliegia, assumendone il colore rossastro. La polpa molle e giallastra racchiude due grani, entrambi protetti da una membrana e da una sottile pellicola argentea. I semi sono di forma piatta, con un solco longitudinale sulla parte interna e convessi dalla parte esterna. La grandezza dei semi varia nelle 80 specie di Coffea che si conoscono. Le più diffuse commercialmente sono due: La Coffea Arabica (originaria dell'Arabia) più pregiata per gusto e aroma, che necessita di suoli ricchi di minerali, con una temperatura costante sui venti gradi e di un'altitudine delle piantagioni superiore ai 600 metri, e la Coffea Robusta. Quest'ultima specie, più resistente alle variazioni climatiche, ha anche un'aroma più intenso di caffeina. Per queste ragioni la Coffea Robusta si trova sul mercato a quotazioni più basse. Coltivazione. Per le sue caratteristiche botaniche, la pianta del caffè, che ha una lunga radice verticale, richiede un suolo profondo e ben drenato: i terreni eccessivamente compatti, argillosi o con acqua stagnante comportano seri rischi di putrefazione per le delicate radici della pianta. I terreni vulcanici sono perciò quelli più adatti alla crescita dell'arbusto, perché porosi e ricche di riserve nutritive, come azoto, potassio e fosforo. La fascia dei Tropici rappresenta la condizione climatica migliore, con temperature tra i 15 ed i 25 gradi. Le piogge devono essere abbondanti ma ben separate dalle stagioni secche: la pianta soffre il vento, il gelo e la brina o l'eccessivo calore. Dopo aver preparato il terreno in appositi semenzai di chicchi accuratamente scelti, che vanno posti nel terreno ad una profondità di due centimetri. Trascorse 6/8 settimane fuoriescono dal terreno peduncoli con in testa il seme. La piantina genera poi le prime foglie, che s'infoltiscono via via. Passato un anno e avendo raggiunto un'altezza di 30-50 centimetri le piante vengono trapiantate a dimora fissa e cioè nelle piantagioni vere e proprie. La pianta del caffè inizia a fruttificare regolarmente a circa tre anni d'età: sui rami compaiono grappoli di drupe prima verdi e poi progressivamente sempre più rosso ciliegia, che giungono a perfetta maturazione nell'arco di circa sette mesi. Raccolta Dopo la prima fioritura inizia il ciclo produttivo della pianta, che varia dai tre ai cinque chilogrammi di caffè e che mantiene produttiva per circa 15-20 anni. Fioriture e fruttificazione si susseguono nell'arco dell'anno, e questa continua attività vegetale richiede da parte dell'uomo un costante controllo. Il rischio maggiore è costituito dalla compresenza di chicchi di diverso livello di maturazione in uno stesso raccolto. Per questo tra i sistemi di raccolta è da preferire quello di picking a quello di stripping. Infatti, nel primo caso gli addetti girano per la piantagione esaminando le piante, e con occhio esperto scelgono e raccolgono solo le ciliegie giunte alla giusta maturazione, in modo da ottenere un raccolto perfettamente omogeneo. Il sistema di stripping invece è più economico, ma in una partita possono trovarsi sia chicchi perfettamente maturi, sia chicchi ancora acerbi o già fermentati, perché dagli alberi vengono strappate tutte le ciliegie del caffè non appena è trascorso il tempo necessario ad una maturazione media totale. Trattamento del caffè. Dai frutti appena raccolti bisogna estrarre i chicchi nel giro di pochi giorni, altrimenti il prodotto ne soffre. Si tratta quindi di eliminare la polpa e le varie pellicole che circondano i chicchi. Anche questo lavoro ha diverse fasi: (pulitura, cernita, lavaggio, essiccazione) che se ben eseguite determinano il successo finale del raccolto. I tipi di lavorazione per ricavare i semi puliti sono due: 1°) procedimento a secco, che da origine ai caffè naturali; 2°) procedimento ad umido, che da origine ai caffè lavati. Il primo, molto più economico, consiste nell'eliminare per prima cosa i corpi estranei ( pezzi di legno, pietre e sabbia) passando i frutti attraverso setacci e getti d'aria. A questo punto resta soltanto da separare la polpa dal pergamino. Per fare questo è necessario che la bacca venga essiccata al sole. Il caffè viene rimosso continuamente per mezzo di pale o altri sistemi: Quando la ciliegia è secca si procede alla separazione della buccia, della polpa e del pergamino dal chicco, facendo passare il frutto attraverso una macchina decortatrice, in questo modo esso verrà spaccato permettendo la fuoriuscita dei chicchi. Il metodo alternativo è quello ad umido, che consiste nel far passare le ciliegie appena raccolte attraverso un dispolpatore che ha il compito di spaccare i frutti; lacerando la buccia tra un disco rotante e una lama fissa. Separati così i semi dalla polpa, si ha il così detto caffè in "pergamino". I semi del caffè, ancora racchiusi nel pergamino, sono quindi messi in vasche di fermentazione per un periodo che va dalle 36 alle 72 ore, per mondarli dalla restante "mucillagine"della polpa. Il trattamento, oltre ad eliminare la polpa residua, procura al chicco una serie di reazioni chimiche che n'esaltano le qualità aromatiche ed il gusto. A questo punto non resta che asciugarlo tramite macchine o stendendolo al sole su aree antistanti la fattoria. Dopo che il caffè ha subito uno di questi due trattamenti, viene selezionato per grandezza o per calibro ed insaccato in unità di 60 Kg, per essere poi spedito ai mercati di destinazione. I Paesi produttori di caffè. Viene stimato che i paesi produttori di caffè consumino solo il 16/20% del raccolto annuale. L'esportazione tranne qualche periodo di stasi è stata in continua ascesa. Tuttavia non sempre i raccolti sono stati completamente esportati; questo ha comportato per i paesi produttori un accumulo di giacenze. Tale ragione, insieme alla produzione eccessiva verificatasi in alcuni anni, ha reso necessario la stipulazione di un accordo fra paesi produttori e consumatori. Si definisce perciò, anno per anno ( in seno all'organizzazione ICO ) la quantità di caffè crudo che può essere esportata, e fissata la politica dei prezzi con un meccanismo tendente a limitare sbalzi improvvisi e non giustificabili. AFRICA: la maggior parte dei paesi africani (zone più temperate) produce caffè di tipo robusta, ma in alcune aree è notevole la quantità e la qualità di caffè tipo Arabica, che viene coltivata con cura particolare. AMERICA CENTRALE E CARAIBI: da Panama al Messico e nelle varie isole le coltivazioni del caffè hanno assunto un'importanza strategica per le economie di questi paesi, la produzione e generalmente d'alta qualità. AMERICA DEL SUD: in quest'area il Brasile con oltre 30 milioni di sacchi di raccolto annuale è il paese più importante nella produzione mondiale, seguono poi Colombia, Venezuela, Perù ed Ecuador. ASIA: in India, Indonesia e Malesia le piantagioni di caffè sono in grand'ascesa per la diffusione e la modernizzazione delle coltivazioni. I caffè della specie Arabica rappresentano il 70% del mercato, i Robusta il 30%. I Paesi importatori e consumatori. Gli Stati Uniti e L'Europa sono i principali mercati di destinazione del caffè crudo, seguiti a ruota dal Canada. In Europa il nostro paese si colloca al terzo posto tra i principali importatori di caffè crudo, dopo Germania e Francia. Tuttavia nei consumi pro-capite l'Italia è soltanto all'undicesimo posto continentale, con circa quattro Kg annui di consumo a testa. Il caffè in Italia, per il 92% giunge via mare a vari porti italiani (soprattutto Trieste), mentre il restante giunge dal nord Europa via TIR. Nel nostro paese le aziende che importano caffè sono oltre 300: di queste una cinquantina commercializza esclusivamente il caffè crudo, le altre sono costituite da torrefazioni di varia dimensione, che lavorano in proprio il caffè. Si calcola che i torrefattori tra grandi, medi e piccoli siano oltre 1200. Lavorazione e torrefazione. Ecco la fase più importante nel passaggio dei chicchi dalle piantagioni ai banconi del bar: la torrefazione. È l'operazione di trasformazione che dà ai chicchi l'aspetto che siamo abituati a vedere. Durante la tostatura il chicco si apre, e dilata la tipica fessura centrale; perde in peso circa il 18-20%, mentre aumenta in volume del 60%. Cambia gradatamente il suo colore, ma soprattutto è sottoposto a reazioni fisico-chimiche assai complesse: un chicco di caffè contiene oltre 700 diverse sostanze rinchiuse nelle cellule. La pressione esercitata dalla tostatura sulle pareti cellulari e l'anidride carbonica che si sviluppa all'interno dei chicchi è assai forte: per questa ragione non si possono superare i 230 gradi centigradi, che devono essere ridotti a 150° C nella fase finale. Il grado di torrefazione viene regolato tenendo conto dei gusti del consumatore e della zona di destinazione: tostare al sud Italia è cosa diversa che tostare per il nord. Nessuna macchina, nessun computer può sostituire l'occhio e la mente dell'esperto tostatore. Il grado di torrefazione è la base di ogni miscela: gli Arabica richiedono sempre una tostatura più chiara affinché non vengano alterati gli aromi delicati che li distinguono, mentre per i robusta è indispensabile una tostatura leggermente più scura per coprire le loro caratteristiche di legnosità. Quella della tostatura è la fase produttiva ove negli ultimi anni si sono ottenuti i progressi tecnologici più significativi, però solo l'esperienza del torrefattore riesce ad esaltare la qualità del caffè crudo che lui stesso ha scelto. Le miscele. Il perfetto equilibrio di una miscela è forse il pregio più difficile da riscontrare poiché richiede l'impiego di qualità pregiate, giusto dosaggio delle stesse, perfetto grado di tostatura. La fase della miscelazione, è dunque quella in cui nasce il carattere, il valore di una marca di caffè, quella che ne determina l'immagine e che influisce direttamente sulla "fama" di un bar: armonia sofisticata del gusto, aroma generoso, corpo nobile costituiscono la strategia vincente per una miscela destinata ad imporsi. La produzione può essere divisa in tre grandi classi: CANEPHORA-ROBUSTA: di produzione africana e asiatica con gusto neutro, meno aromatica delle altre; MILDS: caffè dolci e soavi, esclusivamente prodotti dalla coffea arabica, del centro e del sud America; BRASILIANI: nonostante la stessa origine botanica, si distinguono per le proprietà aromatiche differenziate. Bisogna tenere presente che ogni tipologia risponde in modo diverso alle temperature e alle pressioni necessarie per l'espresso e si comporta in modo diverso in tostatura ed in macinazione. Occorre perciò una grande sapienza una profonda esperienza, una conoscenza certa del prodotto e dei processi di trasformazione per ottenere una miscela perfetta. Gli italiani sono considerati i più grandi miscelatori del mondo. Infatti, pochi caffè l'insieme dei caratteri che danno alla tazza le impressioni gustative ricercate: aroma, sapore e pienezza. Questa è la ragione per cui si associano nelle miscele più tipi giudiziosamente scelti, i cui pregi si fondono armoniosamente. Abbinamento Cibo-Vino | La corretta alimentazione | Lo stress | Il melone A cura del prof. Michele Mirante docente IPSSAR In collaborazione con: Torrefazione caffè New York S.p.a. Viale Adua, 5/7 - 51100 Pistoia- Tel. 0573 364562 Per approfondimenti su questo ed altri argomenti: [email protected]

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Montepaone, incendio al Marina Blu e furto al San Felice

Venerdì scorso al Lido S.Felice di Montepaone Lido è stato perpetrato un furto da ignoti. Sono stati rubati arredi, attrezzature per il ristorante in funzione anche durante la stagione invernale e generi alimentari. Il danno è stato stimato in circa 15.000 euro. ------- Domenica mattina intorno alle ore 6,30 al Lido Marina Blu di Montepaone Lido un incendio ha distrutto una parte del parquet. Non si esclude l'origine dolosa dell'incendio che fortunatamente non ha distrutto completamente la struttura in quanto i titolari sono intervenuti in tempi rapidi dopo essere stati allertati da alcuni conoscenti che hanno visto del fumo alzarsi dallo stabilimento balneare. Le fiamme quindi sono state domate grazie all'impianto antincendio. Sul fatto indagano i carabinieri della compagnia di Soverato.

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Valle dell'Ancinale – Valorizziamola

VALORIZZIAMO LA VALLE DELL'ANCINALE INTERVISTA A GIUSEPPE VOCI INGEGNERE Satriano - L'acqua è una risorsa importante per l'uomo, lo è stata in passato quando fioriva la civiltà e lo è all'inizio del terzo millennio. Lo sa bene, Giuseppe Voci, ingegnere, il quale dopo essersi dichiarato favorevole ad una conurbazione fra i Comuni di Soverato e Satriano, spiega quanto potrebbe essere utile per favorire questo processo, la valorizzazione del fiume Ancinale, che tocca alla sua foce i territori dei Comuni di Satriano e Soverato. Quanto è importante il fiume Ancinale per lo sviluppo del territorio che su di esso insiste? Il fiume Ancinale, anziché essere considerato come elemento di sviluppo, purtroppo è stato spesso destinato a ricettacolo di rifiuti di ogni genere. Considerato che oggi non si può pensare allo sviluppo socio economico di un comprensorio senza prescindere dal valorizzare e dare il giusto risalto alla risorsa fiume, è il caso di ricordare che il fiume Ancinale, insieme al fiume Crati e Neto, è l'unico corso d'acqua a garantire portate significative anche nei mesi estivi. E questo è giusto sottolinearlo perché non tutti si rendono conto della importanza che ha la disponibilità dell'acqua nei mesi estivi: essa rappresenta il volano fondamentale per l'agricoltura e per qualsiasi attività produttiva. Devo rilevare però un certo disinteresse da parte delle amministrazioni locali verso questo bacino al quale si sono aggiunti da parte di alcuni soggetti, dei progetti la cui realizzazione non ha prodotto risultati positivi per la gente del posto. Come potrebbe essere valorizzata la valle dell'Ancinale? Bisognerebbe valorizzare le risorse potenzialmente fruibili. Partendo dal fatto che le uniche risorse presenti sul territorio sono il turismo e l'agricoltura, bisognerebbe convogliare le risorse e le intelligenze in tale direzione. Relativamente al settore dell'agricoltura, si era pensato in passato di sollecitare la realizzazione di una vasca di accumulo di notevole capacità bastevole per l'irrigazione della pianura costiera dei Comuni di Satriano, Davoli e S.Sostene. Ebbene da più anni tutto tace! E gli imprenditori agricoli nei periodi estivi sono costretti a sforzi economici notevoli con dispendio di energie e di tempo notevoli. Questo per il settore agricolo e per quello turistico invece? Turisticamente il fiume presenta notevoli potenzialità. E questo in considerazione del fatto che per circa 4 Km a partire dalla foce, il letto del fiume presenta della pendenze verso destra che consentono di fatto la realizzazione di percorsi per il trekking, lungo le sponde di esso. Ma non potrebbero essere costruiti solo percorsi di Trekking lungo le sponde, ma anche, viste le piccole pendenze e le grandi anse, sarebbe possibile la realizzazione di vasche naturali per la creazione di bacini per la pesca sportiva. Come si evince sono tutte iniziative che non provocano alcuna perturbazione dell'ambiente e rappresentano iniziative ecocompatibili di grande valenza naturalistica. Oltre a ciò si potrebbe pensare alla realizzazione di bacini per gare di canottaggio, di canoa etc. Ecco perché vorrei lanciare un invito agli amministratori a voler dare il giusto peso alle potenzialità del territorio. E questo è possibile farlo privilegiando le risorse presenti, difendendole e salvaguardandole. I fiumi non sono ricettacolo di rifiuti di ogni genere o collettori fognari; sono viceversa forme di vita ed occasioni di sviluppo e di risorsa economica. L'occasione oggi è più che mai propizia; sono in corso i lavori di sistemazione a cura del genio civile di Catanzaro, c'è una grande sensibilità verso le problematiche ambientali. Bisogna coinvolgere tutte le risorse sane e gli enti preposti obbligando ognuno al rispetto delle proprie competenze e non rifuggendo da responsabilità piccole o grandi. Fabio Guarna (Fonte: il Quotidiano della Calabria)

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