Il caffé

Storia e leggenda del caffè. L'origine della piantina verde del caffè si perde nella storia. Accanto a citazioni fatte nella Bibbia e dal sommo poeta greco Omero, ci sono leggende popolari che descrivono gli ignari consumatori delle bacche rossastre rinvigoriti e sollevati. È del 1400 una curiosa storia che narra di un pastore yemenita il quale, osservando delle capre che avevano appena brucato bacche rossastre da una pianta erano diventate irrequiete ed eccitatissime. Volle riferire l'accaduto ad un monaco. Questi dopo aver bollito le bacche, ne ricavò una bevanda amara ma ricca di forza tanto da fugare sonno e stanchezza. Forse non c'è molto di vero in questa storia, ma sotto inesattezze storiche c'è un fondo di verità. Il caffè, lo sappiamo bene dalla nostra quotidiana esperienza, ha la capacità di svegliare la mente, di renderla più pronta e di dare al nostro pensiero lucidità forza e chiarezza. L'occidente scopre il caffè verso la fine del 1600, sembra, grazie ad alcuni sacchi dimenticati dai turchi in ritirata da Vienna, ma nel mondo arabo era una bevanda diffusa fin dagli anni 1000. L'uso si estende a tutto l'islam e forse i mercanti veneziani lo introdussero in Europa ben prima della battaglia di Vienna. E proprio in occidente, alla sua introduzione ebbe alterne fortune. La Chiesa lo accusò di essere la "bevanda del diavolo", finché Papa Clemente VIII, decise di santificarne l'uso. Da allora il caffè si sparse ovunque, ed i consumatori divennero milioni sia in Europa che in America. Sempre nel 1600 anche gli scienziati vollero dire la loro e asserirono che il caffè era un veleno, aggiungendo che "il giorno del Giudizio Universale chi lo aveva bevuto sarebbe uscito dalle tombe nero come i fondi del caffè". Senza volerlo, fu re Gustavo III di Svezia che provò al mondo "l'innocenza" di questa bevanda e che se ne poteva bere in gran quantità, senza star male. Il re, infatti, firmò una condanna a morte da eseguirsi mediante somministrazione di caffè. Si racconta che, nonostante cospicue dosi, i colpevoli vissero fino a più di 80 anni. E così la bevanda fu assolta. Agronomia del caffè. La preziosa pianta del caffè è nata nell'altopiano di Kaffa, in Etiopia, e di li si diffuse nello Yemen e poi in tutto il mondo arabo. E proprio dal turco "Kahve" deriva il suo nome, che significa, appunto, bevanda eccitante. Il caffè è un arbusto sempreverde appartenente alla famiglia delle rubiacee, che vegeta nelle regioni tropicali ad un'altezza che varia dai 600 ai 2000 metri. La pianta del caffè raggiunge un'altezza che varia dai tre ai dodici metri, ma mediante potatura viene mantenuta a livelli che rendono agevole la raccolta dei frutti. La forma della pianta è generalmente conica con rami flessibili, radici fittonanti e poco profonde. Le foglie di un bel verde lucente sono simili a quelle dell'alloro, di lunghezza massima di 20 cm. I fiori solitamente in gruppo, sono bianchi dall'intenso profumo di gelsomino. Il periodo di fioritura varia da zona a zona ed è molto breve. I frutti sono piccole bacche verdi che maturando acquistano le dimensioni di una ciliegia, assumendone il colore rossastro. La polpa molle e giallastra racchiude due grani, entrambi protetti da una membrana e da una sottile pellicola argentea. I semi sono di forma piatta, con un solco longitudinale sulla parte interna e convessi dalla parte esterna. La grandezza dei semi varia nelle 80 specie di Coffea che si conoscono. Le più diffuse commercialmente sono due: La Coffea Arabica (originaria dell'Arabia) più pregiata per gusto e aroma, che necessita di suoli ricchi di minerali, con una temperatura costante sui venti gradi e di un'altitudine delle piantagioni superiore ai 600 metri, e la Coffea Robusta. Quest'ultima specie, più resistente alle variazioni climatiche, ha anche un'aroma più intenso di caffeina. Per queste ragioni la Coffea Robusta si trova sul mercato a quotazioni più basse. Coltivazione. Per le sue caratteristiche botaniche, la pianta del caffè, che ha una lunga radice verticale, richiede un suolo profondo e ben drenato: i terreni eccessivamente compatti, argillosi o con acqua stagnante comportano seri rischi di putrefazione per le delicate radici della pianta. I terreni vulcanici sono perciò quelli più adatti alla crescita dell'arbusto, perché porosi e ricche di riserve nutritive, come azoto, potassio e fosforo. La fascia dei Tropici rappresenta la condizione climatica migliore, con temperature tra i 15 ed i 25 gradi. Le piogge devono essere abbondanti ma ben separate dalle stagioni secche: la pianta soffre il vento, il gelo e la brina o l'eccessivo calore. Dopo aver preparato il terreno in appositi semenzai di chicchi accuratamente scelti, che vanno posti nel terreno ad una profondità di due centimetri. Trascorse 6/8 settimane fuoriescono dal terreno peduncoli con in testa il seme. La piantina genera poi le prime foglie, che s'infoltiscono via via. Passato un anno e avendo raggiunto un'altezza di 30-50 centimetri le piante vengono trapiantate a dimora fissa e cioè nelle piantagioni vere e proprie. La pianta del caffè inizia a fruttificare regolarmente a circa tre anni d'età: sui rami compaiono grappoli di drupe prima verdi e poi progressivamente sempre più rosso ciliegia, che giungono a perfetta maturazione nell'arco di circa sette mesi. Raccolta Dopo la prima fioritura inizia il ciclo produttivo della pianta, che varia dai tre ai cinque chilogrammi di caffè e che mantiene produttiva per circa 15-20 anni. Fioriture e fruttificazione si susseguono nell'arco dell'anno, e questa continua attività vegetale richiede da parte dell'uomo un costante controllo. Il rischio maggiore è costituito dalla compresenza di chicchi di diverso livello di maturazione in uno stesso raccolto. Per questo tra i sistemi di raccolta è da preferire quello di picking a quello di stripping. Infatti, nel primo caso gli addetti girano per la piantagione esaminando le piante, e con occhio esperto scelgono e raccolgono solo le ciliegie giunte alla giusta maturazione, in modo da ottenere un raccolto perfettamente omogeneo. Il sistema di stripping invece è più economico, ma in una partita possono trovarsi sia chicchi perfettamente maturi, sia chicchi ancora acerbi o già fermentati, perché dagli alberi vengono strappate tutte le ciliegie del caffè non appena è trascorso il tempo necessario ad una maturazione media totale. Trattamento del caffè. Dai frutti appena raccolti bisogna estrarre i chicchi nel giro di pochi giorni, altrimenti il prodotto ne soffre. Si tratta quindi di eliminare la polpa e le varie pellicole che circondano i chicchi. Anche questo lavoro ha diverse fasi: (pulitura, cernita, lavaggio, essiccazione) che se ben eseguite determinano il successo finale del raccolto. I tipi di lavorazione per ricavare i semi puliti sono due: 1°) procedimento a secco, che da origine ai caffè naturali; 2°) procedimento ad umido, che da origine ai caffè lavati. Il primo, molto più economico, consiste nell'eliminare per prima cosa i corpi estranei ( pezzi di legno, pietre e sabbia) passando i frutti attraverso setacci e getti d'aria. A questo punto resta soltanto da separare la polpa dal pergamino. Per fare questo è necessario che la bacca venga essiccata al sole. Il caffè viene rimosso continuamente per mezzo di pale o altri sistemi: Quando la ciliegia è secca si procede alla separazione della buccia, della polpa e del pergamino dal chicco, facendo passare il frutto attraverso una macchina decortatrice, in questo modo esso verrà spaccato permettendo la fuoriuscita dei chicchi. Il metodo alternativo è quello ad umido, che consiste nel far passare le ciliegie appena raccolte attraverso un dispolpatore che ha il compito di spaccare i frutti; lacerando la buccia tra un disco rotante e una lama fissa. Separati così i semi dalla polpa, si ha il così detto caffè in "pergamino". I semi del caffè, ancora racchiusi nel pergamino, sono quindi messi in vasche di fermentazione per un periodo che va dalle 36 alle 72 ore, per mondarli dalla restante "mucillagine"della polpa. Il trattamento, oltre ad eliminare la polpa residua, procura al chicco una serie di reazioni chimiche che n'esaltano le qualità aromatiche ed il gusto. A questo punto non resta che asciugarlo tramite macchine o stendendolo al sole su aree antistanti la fattoria. Dopo che il caffè ha subito uno di questi due trattamenti, viene selezionato per grandezza o per calibro ed insaccato in unità di 60 Kg, per essere poi spedito ai mercati di destinazione. I Paesi produttori di caffè. Viene stimato che i paesi produttori di caffè consumino solo il 16/20% del raccolto annuale. L'esportazione tranne qualche periodo di stasi è stata in continua ascesa. Tuttavia non sempre i raccolti sono stati completamente esportati; questo ha comportato per i paesi produttori un accumulo di giacenze. Tale ragione, insieme alla produzione eccessiva verificatasi in alcuni anni, ha reso necessario la stipulazione di un accordo fra paesi produttori e consumatori. Si definisce perciò, anno per anno ( in seno all'organizzazione ICO ) la quantità di caffè crudo che può essere esportata, e fissata la politica dei prezzi con un meccanismo tendente a limitare sbalzi improvvisi e non giustificabili. AFRICA: la maggior parte dei paesi africani (zone più temperate) produce caffè di tipo robusta, ma in alcune aree è notevole la quantità e la qualità di caffè tipo Arabica, che viene coltivata con cura particolare. AMERICA CENTRALE E CARAIBI: da Panama al Messico e nelle varie isole le coltivazioni del caffè hanno assunto un'importanza strategica per le economie di questi paesi, la produzione e generalmente d'alta qualità. AMERICA DEL SUD: in quest'area il Brasile con oltre 30 milioni di sacchi di raccolto annuale è il paese più importante nella produzione mondiale, seguono poi Colombia, Venezuela, Perù ed Ecuador. ASIA: in India, Indonesia e Malesia le piantagioni di caffè sono in grand'ascesa per la diffusione e la modernizzazione delle coltivazioni. I caffè della specie Arabica rappresentano il 70% del mercato, i Robusta il 30%. I Paesi importatori e consumatori. Gli Stati Uniti e L'Europa sono i principali mercati di destinazione del caffè crudo, seguiti a ruota dal Canada. In Europa il nostro paese si colloca al terzo posto tra i principali importatori di caffè crudo, dopo Germania e Francia. Tuttavia nei consumi pro-capite l'Italia è soltanto all'undicesimo posto continentale, con circa quattro Kg annui di consumo a testa. Il caffè in Italia, per il 92% giunge via mare a vari porti italiani (soprattutto Trieste), mentre il restante giunge dal nord Europa via TIR. Nel nostro paese le aziende che importano caffè sono oltre 300: di queste una cinquantina commercializza esclusivamente il caffè crudo, le altre sono costituite da torrefazioni di varia dimensione, che lavorano in proprio il caffè. Si calcola che i torrefattori tra grandi, medi e piccoli siano oltre 1200. Lavorazione e torrefazione. Ecco la fase più importante nel passaggio dei chicchi dalle piantagioni ai banconi del bar: la torrefazione. È l'operazione di trasformazione che dà ai chicchi l'aspetto che siamo abituati a vedere. Durante la tostatura il chicco si apre, e dilata la tipica fessura centrale; perde in peso circa il 18-20%, mentre aumenta in volume del 60%. Cambia gradatamente il suo colore, ma soprattutto è sottoposto a reazioni fisico-chimiche assai complesse: un chicco di caffè contiene oltre 700 diverse sostanze rinchiuse nelle cellule. La pressione esercitata dalla tostatura sulle pareti cellulari e l'anidride carbonica che si sviluppa all'interno dei chicchi è assai forte: per questa ragione non si possono superare i 230 gradi centigradi, che devono essere ridotti a 150° C nella fase finale. Il grado di torrefazione viene regolato tenendo conto dei gusti del consumatore e della zona di destinazione: tostare al sud Italia è cosa diversa che tostare per il nord. Nessuna macchina, nessun computer può sostituire l'occhio e la mente dell'esperto tostatore. Il grado di torrefazione è la base di ogni miscela: gli Arabica richiedono sempre una tostatura più chiara affinché non vengano alterati gli aromi delicati che li distinguono, mentre per i robusta è indispensabile una tostatura leggermente più scura per coprire le loro caratteristiche di legnosità. Quella della tostatura è la fase produttiva ove negli ultimi anni si sono ottenuti i progressi tecnologici più significativi, però solo l'esperienza del torrefattore riesce ad esaltare la qualità del caffè crudo che lui stesso ha scelto. Le miscele. Il perfetto equilibrio di una miscela è forse il pregio più difficile da riscontrare poiché richiede l'impiego di qualità pregiate, giusto dosaggio delle stesse, perfetto grado di tostatura. La fase della miscelazione, è dunque quella in cui nasce il carattere, il valore di una marca di caffè, quella che ne determina l'immagine e che influisce direttamente sulla "fama" di un bar: armonia sofisticata del gusto, aroma generoso, corpo nobile costituiscono la strategia vincente per una miscela destinata ad imporsi. La produzione può essere divisa in tre grandi classi: CANEPHORA-ROBUSTA: di produzione africana e asiatica con gusto neutro, meno aromatica delle altre; MILDS: caffè dolci e soavi, esclusivamente prodotti dalla coffea arabica, del centro e del sud America; BRASILIANI: nonostante la stessa origine botanica, si distinguono per le proprietà aromatiche differenziate. Bisogna tenere presente che ogni tipologia risponde in modo diverso alle temperature e alle pressioni necessarie per l'espresso e si comporta in modo diverso in tostatura ed in macinazione. Occorre perciò una grande sapienza una profonda esperienza, una conoscenza certa del prodotto e dei processi di trasformazione per ottenere una miscela perfetta. Gli italiani sono considerati i più grandi miscelatori del mondo. Infatti, pochi caffè l'insieme dei caratteri che danno alla tazza le impressioni gustative ricercate: aroma, sapore e pienezza. Questa è la ragione per cui si associano nelle miscele più tipi giudiziosamente scelti, i cui pregi si fondono armoniosamente. Abbinamento Cibo-Vino | La corretta alimentazione | Lo stress | Il melone A cura del prof. Michele Mirante docente IPSSAR In collaborazione con: Torrefazione caffè New York S.p.a. Viale Adua, 5/7 - 51100 Pistoia- Tel. 0573 364562 Per approfondimenti su questo ed altri argomenti: michele12@interfree.it

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Montepaone, incendio al Marina Blu e furto al San Felice

Venerdì scorso al Lido S.Felice di Montepaone Lido è stato perpetrato un furto da ignoti. Sono stati rubati arredi, attrezzature per il ristorante in funzione anche durante la stagione invernale e generi alimentari. Il danno è stato stimato in circa 15.000 euro. ------- Domenica mattina intorno alle ore 6,30 al Lido Marina Blu di Montepaone Lido un incendio ha distrutto una parte del parquet. Non si esclude l'origine dolosa dell'incendio che fortunatamente non ha distrutto completamente la struttura in quanto i titolari sono intervenuti in tempi rapidi dopo essere stati allertati da alcuni conoscenti che hanno visto del fumo alzarsi dallo stabilimento balneare. Le fiamme quindi sono state domate grazie all'impianto antincendio. Sul fatto indagano i carabinieri della compagnia di Soverato.

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Valle dell'Ancinale – Valorizziamola

VALORIZZIAMO LA VALLE DELL'ANCINALE INTERVISTA A GIUSEPPE VOCI INGEGNERE Satriano - L'acqua è una risorsa importante per l'uomo, lo è stata in passato quando fioriva la civiltà e lo è all'inizio del terzo millennio. Lo sa bene, Giuseppe Voci, ingegnere, il quale dopo essersi dichiarato favorevole ad una conurbazione fra i Comuni di Soverato e Satriano, spiega quanto potrebbe essere utile per favorire questo processo, la valorizzazione del fiume Ancinale, che tocca alla sua foce i territori dei Comuni di Satriano e Soverato. Quanto è importante il fiume Ancinale per lo sviluppo del territorio che su di esso insiste? Il fiume Ancinale, anziché essere considerato come elemento di sviluppo, purtroppo è stato spesso destinato a ricettacolo di rifiuti di ogni genere. Considerato che oggi non si può pensare allo sviluppo socio economico di un comprensorio senza prescindere dal valorizzare e dare il giusto risalto alla risorsa fiume, è il caso di ricordare che il fiume Ancinale, insieme al fiume Crati e Neto, è l'unico corso d'acqua a garantire portate significative anche nei mesi estivi. E questo è giusto sottolinearlo perché non tutti si rendono conto della importanza che ha la disponibilità dell'acqua nei mesi estivi: essa rappresenta il volano fondamentale per l'agricoltura e per qualsiasi attività produttiva. Devo rilevare però un certo disinteresse da parte delle amministrazioni locali verso questo bacino al quale si sono aggiunti da parte di alcuni soggetti, dei progetti la cui realizzazione non ha prodotto risultati positivi per la gente del posto. Come potrebbe essere valorizzata la valle dell'Ancinale? Bisognerebbe valorizzare le risorse potenzialmente fruibili. Partendo dal fatto che le uniche risorse presenti sul territorio sono il turismo e l'agricoltura, bisognerebbe convogliare le risorse e le intelligenze in tale direzione. Relativamente al settore dell'agricoltura, si era pensato in passato di sollecitare la realizzazione di una vasca di accumulo di notevole capacità bastevole per l'irrigazione della pianura costiera dei Comuni di Satriano, Davoli e S.Sostene. Ebbene da più anni tutto tace! E gli imprenditori agricoli nei periodi estivi sono costretti a sforzi economici notevoli con dispendio di energie e di tempo notevoli. Questo per il settore agricolo e per quello turistico invece? Turisticamente il fiume presenta notevoli potenzialità. E questo in considerazione del fatto che per circa 4 Km a partire dalla foce, il letto del fiume presenta della pendenze verso destra che consentono di fatto la realizzazione di percorsi per il trekking, lungo le sponde di esso. Ma non potrebbero essere costruiti solo percorsi di Trekking lungo le sponde, ma anche, viste le piccole pendenze e le grandi anse, sarebbe possibile la realizzazione di vasche naturali per la creazione di bacini per la pesca sportiva. Come si evince sono tutte iniziative che non provocano alcuna perturbazione dell'ambiente e rappresentano iniziative ecocompatibili di grande valenza naturalistica. Oltre a ciò si potrebbe pensare alla realizzazione di bacini per gare di canottaggio, di canoa etc. Ecco perché vorrei lanciare un invito agli amministratori a voler dare il giusto peso alle potenzialità del territorio. E questo è possibile farlo privilegiando le risorse presenti, difendendole e salvaguardandole. I fiumi non sono ricettacolo di rifiuti di ogni genere o collettori fognari; sono viceversa forme di vita ed occasioni di sviluppo e di risorsa economica. L'occasione oggi è più che mai propizia; sono in corso i lavori di sistemazione a cura del genio civile di Catanzaro, c'è una grande sensibilità verso le problematiche ambientali. Bisogna coinvolgere tutte le risorse sane e gli enti preposti obbligando ognuno al rispetto delle proprie competenze e non rifuggendo da responsabilità piccole o grandi. Fabio Guarna (Fonte: il Quotidiano della Calabria)

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Concorso in Accademia, le Fiamme Gialle fra gli studenti dell'ITC

Soverato - Le stellette sull'uniforme, un sogno per tanti giovani che potrebbe diventare realtà. Bisogna essere dotati di qualità, volontà, fermezza, preparazione e perché no, spirito di corpo. Quindi il concorso per entrare in Accademia. Una volta superato questo comincia la vita militare che porterà i tanto desiderati alti gradi d'ufficiale. Lo sanno bene, il tenente Andrea Fegatelli e il maresciallo capo Giovanni D'Ambra della Guardia di Finanza che per promuovere i prossimi concorsi in Accademia per il reclutamento dei nuovi ufficiali ieri sono stati a Soverato presso l'Istituto tecnico commerciale per presentare agli studenti il concorso bandito dal loro Corpo relativo al contingente ordinario (scadenza 7 marzo) e quello del ruolo aeronavale (scadenza 14 marzo). I militari sono stati introdotti dal dirigente scolastico dell'Itc Nicola Limardo il quale ha spiegato agli studenti l'importanza dell'incontro senza dimenticare di sottolineare il ruolo indispensabile al buon funzionamento della democrazia che nel nostro ordinamento svolge la Guardia di finanza. L'iniziativa si inquadra nell'ambito delle attività promosse dal Comando compagnia Pronto Impiego (baschi verdi) della Guardia di finanza di Lamezia terme indirizzate alla sensibilizzazione dei giovani verso le opportunità di carriera che le Fiamme gialle offrono. Il tenente Fegatelli servendosi di alcune diapositive ha illustrato agli studenti del Commerciale i percorsi formativi previsti durante la vita accademica che consistono in attività didattiche in senso stretto, fisiche, viaggi d'istruzione etc. Ha inoltre mostrato le foto dei centri dove si svolge l'addestramento dei futuri ufficiali senza omettere di significare che l'accesso alla professione di ufficiale non è dei più facili. E ciò per diverse ragioni fra cui la severa valutazione per accedere all'Accademia, durante le prove di selezione, dei requisiti dei candidati non solo fisici ma anche culturali (tema di attualità, prove di matematica, test psico-attitudinali etc.) e l'enorme mole di domande presentate che postula una accurata valutazione della qualità degli aspiranti alle stellette. Giova ricordare, come non ha mancato di fare l'ufficiale, che il 50% dei posti messi a concorso sono riservati alle donne. Queste ultime, del resto, stanno dimostrando molte attitudini attestandosi spesso nei primi posti delle graduatorie di valutazione. In merito ai temi trattati gli allievi del Commerciale hanno dimostrato interesse rivolgendo alcune domande ai militari e ricevendo da essi esaurienti risposte. Sono stati, quindi, distribuiti i modelli per partecipare al concorso in Accademia. Ulteriori informazioni sui bandi possono essere tratte o attraverso internet al sito www.gdf.it o rivolgendosi direttamente al Comando provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro. Inoltre nella giornata di ieri il tenente Andrea Fegatelli e il Maresciallo capo Giovanni D'Ambra hanno visitato l'Istituto tecnico per Geometri che ha sede in Satriano M.na e il Liceo scientifico di Soverato per parlare del concorso in Accademia agli studenti dei rispettivi istituti. Dulcis in fundo: se concesso, lo scrivente ha assistito con interesse e partecipazione all'incontro stante la sua discendenza da un graduato delle Fiamme gialle degli anni '30, suo nonno, il Maresciallo Francesco Guarna. Fabio Guarna (Fonte: il Quotidiano della Calabria)

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Eletti gli organi dell'ASAC

Eletti gli organi dell'Asac, l'Associazione delle scuole autonome della Calabria alla quale possono aderire le scuole autonome di cui all'articolo 21 della legge 59/97 e successivi provvedimenti attuativi, che si trovano nel territorio calabrese. Alla carica di presidente è stato eletto Francesco Scopacasa, dirigente scolastico del polo scolastico di Serra San Bruno e vicepresidente, la dirigente scolastica del liceo scientifico di Soverato, Maria Maglie mentre Giuseppe Mazza, dirigente a Vibo Valentia sarà il tesoriere. Fa parte del collegio sindacale fra gli altri la dirigente dell'Istituto comprensivo di Chiaravalle, Caterina Galasso. Fra le attività sono previste iniziative di formazione del personale, sperimentazione e ricerca educativa e didattica, arricchimento dell'offerta formativa nel territorio, la stipula di contratti, accordi o convenzioni con enti esterni, pubblici e privati, l'interlocuzione con le forze politiche, sindacali ed associative. Fabio Guarna (Fonte: il Quotidiano della Calabria)

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Manifesto di Progetto Calabrie

Vi alleghiamo il Manifesto di "Progetto Calabrie" - "La regione che vogliamo". Riteniamo che possa essere un utile spunto di riflessione in occasione delle prossime elezioni regionali che vedranno presenti anche i candidati di questo movimento...

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SS 106, incidente mortale

Un terribile incidente si è verificato venerdì pomeriggio sulla SS106 nella galleria che si trova prima del bivio che svincola verso Satriano o Soverato Sud. È morto un extracomunitario, Chahar Abdel nato in Marocco e residente a Guardavalle che si trovava a bordo di una peugeot 305 scontratasi frontalmente con una Porche Cayenne. Per estrarre la vittima i vigili del fuoco sono stati costretti a usare la fiamma ossidrica. Ancora non sono note le cause dell'incidente.

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Il melone

Con l'arrivo dell'estate, soprattutto nelle giornate in cui il caldo torrido la fa da padrone, rendendoci la vita difficile, una bella e fresca fetta di melone ci disseta e ci rinfresca. Il melone, quello giallo e profumato come solo la nostra terra ci sa dare, oltre ad attenuare la sete rinfresca e tonifica. Esso è povero di calorie ( 33 Kcal per 100 grammi di parte edibile ), è ricco di acqua, potassio, di vitamine, di betacarotene ( utile per mantenere una bella abbronzatura della nostra pelle ), efficace nel contrastare i radicali liberi. Dal sapore aromatico si sposa bene sia con i sapori dolci che con quelli salati, tutti conosciamo bene il contrasto di gusto del prosciutto e melone, immancabile antipasto dei nostri menu estivi. Tra gli altri accostamenti ricordiamo bresaola e melone, melone col salmone affumicato, risotto al melone ecc... . Come dessert, oltre ad essere servito da solo al naturale, lo si può gustare nelle macedonie, nel gelato, nei semifreddi ecc..., lo si può far diventare un'ottima marmellata o gelatina. Quando si acquista un melone bisogna far attenzione al suo peso esso, infatti, deve essere superiore al suo volume; deve essere morbido ma non molle e senza macchie bluastre sulla buccia. Un buon melone deve essere profumato ma non in maniera eccessiva. In frigo si conserva bene ma ha la caratteristica (negativa) di trasferire il suo profumo agli altri alimenti acqua compresa e per questo si consiglia di metterlo in una busta di plastica. Da sapere Grazie alle sue sostanze emollienti il melone può essere un valido sostituto del balsamo per i capelli secchi e aridi. Frullare 200 grammi di melone di e aggiungere un cucchiaio di burro, fino a rendere il composto molto spumoso. Applicare sui capelli appena lavati e tenere l'impacco per circa dieci minuti. Sciacquare accuratamente e asciugare. Molto utile per chi ha i capelli danneggiati da tinture o dal cloro della piscina. Abbinamento Cibo-Vino | La corretta alimentazione | Lo stressIl Caffé Michele Mirante

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Abbinamento cibo vino

Il giusto abbinamento cibo - vino è un aspetto fondamentale per valorizzare un grande piatto, proporre un vino sbagliato su una determinata specialità gastronomica significa rendere un pessimo servizio ai commensali, facendo fare una pessima figura a chi, con tanto amore e passione, ha elaborato il piatto, senza valorizzare, altresì, il vino che offre. Bisogna poi sfatare il luogo comune che vuole deleterio per la nostra salute cambiare, nel corso dello stesso pranzo, più vini. Per un pranzo il cui menu si presenta elaborato e ricco di portate è possibile abbinare ad ogni portata un vino, in base alle caratteristiche organolettiche del piatto. Di solito i vini da abbinare sono al massimo tre, se si supera questo numero possiamo parlare di menu a degustazione. Vi proponiamo, ora, alcune semplici regole per effettuare un corretto abbinamento cibo - vino, anche se non sempre questa operazione risultata facile e per questo che occorre molta attenzione e competenza e anche un pizzico di buon gusto ed esperienza. Ricordiamoci innanzitutto che: - il vino leggero precede sempre il vino robusto; - il vino più giovane si serve prima di quello più vecchio; - il vino meno importante è servito prima di quello più importante. Sono regole molto semplici che vanno osservate anche nella composizione di un menù, di questo argomento, comunque, ne parleremo in un altro momento. ACCOSTAMENTI: - Vini bianchi secchi: Adatti per antipasti leggeri (di pesce, uova, prosciutto, patè); minestre leggere; molluschi e crostacei; pesce in bianco con maionese e altre salse leggere. Pasti completi con piatti leggeri in bianco. - Vini bianchi aromatici o morbidi : Antipasti vari non molto piccanti; minestre asciutte o in brodo non molto salate; pesci arrosto o alla griglia. - Vini spumanti: Se sono brut o demi-sec sono adatti come aperitivo e si possono servire anche con gli antipasti; gli spumanti di pregio, se non sono amabili, possono essere serviti a tutto pasto. - Vini rosati (rosé): Antipasti di salumi, carni e formaggi; minestre asciutte con sughi di carne; pesci al cartoccio, in umido, con aromi forti; carni bianche con salse leggere. - Vini rossi leggeri (generalmente giovani): Carni bianche e minestre asciutte con salse robuste. - Vini rossi corposi: Carni di maiale; bolliti misti; cacciagione; selvaggina di piccola taglia. - Vini rossi invecchiati: Grandi arrosti e grigliate miste; carni rosse in genere; selvaggina nobile. La corretta alimentazione | Lo stress | Il melone | Il Caffé Michele Mirante michele12@interfree.it

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La corretta alimentazione

La qualità di ciò che mangiamo assume oggi un'importanza notevole per noi italiani. In questi ultimi anni, le aziende alimentari e i consumatori hanno guardato con ottiche diverse i vari requisiti degli alimenti, insieme stanno svolgendo un percorso di maturazione verso una visione più equilibrata e razionale della qualità alimentare. Tanti sono gli avvenimenti, anche drammatici, vedi Chernobyl e il vino al metanolo per non dimenticare la " mucca pazza", che hanno svegliato l'attenzione del consumatore. Le industrie alimentari vistosi responsabilizzate nei riguardi del consumatore mirano e lavorano per un futuro in cui si fa strada un'idea più articolata e completa alla qualità che comprende tutti gli aspetti che concorrono ad ottenerla. La certificazione di qualità è oggi l'unica garanzia che il consumatore ha per la tutela della propria salute. Di questo e di altre tematiche riguardanti la sana alimentazione, atta a dare quel benessere che serve ad appagare il nostro spirito oltre al nostro organismo, discuteremo insieme nelle pagine del sito e negli incontri che terremo in avanti con la collaborazione di esperti e operatori del settore. Affinché l'appagamento sia totale, però', occorre saper abbinare e proporre nel modo corretto le varie portate cercando di valorizzarle con l'abbinamento di un vino adeguato. Sono questi i primi argomenti che tratteremo di seguito, l'ordine corretto delle portate che compongono il nostro menu giornaliero e la scelta del vino giusto. Non sempre tutto ciò proponibile nelle nostre diete giornaliere, vuoi per il costo elevato di alcuni vini vuoi per l'impossibilità di reperire alcuni vini extra-regionali. Naturalmente il nostro consiglio è quello di privilegiare i prodotti a carattere strettamente biologico e, per fortuna, sono tante le aziende che si avvicinano con convinzione a questa pratica. Nel nostro percorso gastronomico andremo a conoscere e a farvi conoscere prodotti e produttori biologici e le tecniche utilizzate per produrre con questa tecnica quanto di buono il mercato ci offre. Ordine da rispettare per la compilazione del menu Servire i piatti che compongono il nostro menu nell'ordine che vi proponiamo e molto importante per il soddisfacimento totale del nostro palato. La regola è quella di servire per primo i piatti dal gusto leggero e delicato proseguendo, poi, in maniera graduale con le altre portate. Antipasti: Servono per stuzzicare l'appetito, dovrebbero essere serviti solo a pranzo, a cena solo in sostituzione del primo piatto. Si dividono in caldi e freddi, nell'ordine vanno serviti prima i freddi magri e poi quelli caldi, quelli a base e di pesce prima degli altri. Per il loro servizio si usano prevalentemente posate a dessert e piatti a dessert. Minestre in brodo: Comprendono tutte quelle preparazioni tipo: Consommè, creme, vellutate, zuppe e minestroni. Si servono per lo più alla sera ed aprono il menu. Vanno serviti tutti nel piatto fondo sorretti da un piatto piano ad eccezione Dei consommè i quali andranno serviti in tazza a due manici sorretta da Una sottotazza posta su un piatto piano e con cucchiaio a dessert. Minestre asciutte: Si intendono con questa definizione tutti quei primi piatti composti da farinacei in genere conditi con sughi e salse. I risotti non appartengono a questa definizione e pertanto in un menu vengono serviti prima dei farinacei. Si servono per lo più a pranzo e nei piatti piani. Uova: Si servono nelle varie preparazioni dopo le minestre specie quando sostituiscono il secondo. Pesci: Vengono serviti prima tutte quelle preparazioni fredde seguendo l'ordine seguente: Molluschi, crostacei, ed infine pesce. Si servono con le apposite posate e su piatti piani. Carni: Vengono servite sempre dopo il pesce con il seguente ordine: Carni bianche (pollo, coniglio, e animali da cortile, selvaggina da pelo e da piuma), carni rosse (manzo, bue ecc.). Si servono per prima le preparazioni fredde e poi quelle calde nei piatti piani e con posate a carne. Legumi e verdure: Vengono abbinati ai vari piatti sia come guarnizione che come contorno; accompagnano sempre piatti caldi. Formaggi: Si servono sempre dopo i secondi piatti e prima dei dessert ma non sono dei dessert anche se si servono con posate a dessert e su piattino a dessert. Si distinguono in base ad una classificazione specifica (freschi, a pasta molle o Dura, stagionati, erborinati ecc.) Dessert: Si servono sempre alla fine del pranzo e comprendono: dolci: Vanno serviti a seconda delle occasioni e comprendono preparazioni vari di pasticceria; gelati: Variano nella qualità e nei gusti e caratterizzano la stagione calda; frutta: Da servire sia fresca al naturale che nelle varie elaborazioni nonché secca. Chiude sempre il pranzo anche se nelle nostre abitudini non è proprio così. Per quanto riguarda la scelta del vino giusto vi rimandiamo alla pagina dell'abbinamento Cibo-vino. Abbinamento Cibo-Vino | Lo stress | Il melone | Il Caffé

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