Soverato, controesodo? Meglio rientro.

Controesodo in atto? Forse la parola esodo, coi movimenti biblici, che evoca è da considerare nel nostro caso, eccessiva. Più propria è forse la parola rientro e non già dei turisti, altra parola grossa, ma piuttosto dei vacanzieri, alcuni residenti pochi chilometri oltre il territorio del soveratese. Essi spesso programmano le loro vacanze, fittando un appartamento in città o trasferendosi nella seconda abitazione, riconosciuta genericamente come la "casa a mare". Per il resto la vacanza è iperprogrammata e fatta di sole, mare, passeggiate sul lungomare e spettacolo o manifestazione ludica organizzata dalle locali associazioni o amministrazioni comunali. Poi ci sono i tanti emigranti che fanno ritorno per ritrovarsi con parenti e amici. Infine ci sono i turisti veri e propri, quelli che vengono da fuori regione o Italia, spesso giunti sulle nostre coste, grazie ad abili tour-operator che riescono a riempire i nostri villaggi. E nel residence estivo questi trascorrono gran parte del loro tempo, grazie ad animazioni e iniziative di intrattenimento. Per i restanti turisti che scelgono di vivere l'estate soveratese può accadere, e sembra in alcuni casi accaduto, di ritrovarsi a fare i conti con la "serendipity". Di cosa si tratta? Lo scrittore inglese Horace Walpole coniò un vocabolo: appunto "serendipity" che significa l'attitudine a trovare ciò che non si sta cercando. Ebbene sulle auto dei vacanzieri che fanno ritorno dalle ferie del soveratese di "serendipity" ce ne sarà stata tanta. Soprattutto se ci si ferma a guardare all'interno di esse e si scorgono signori di mezza età o famigliole tranquille e serene, tutte affannate a imboccare il segnale giusto che li porti sulla autostrada del sole, sperando che quest'ultimo magari non sia troppo forte. Così, chi era arrivato a godersi il mare e vivere all'insegna della serenità la sua vacanza, avrà fatto un'esperienza diversa da quella che aveva programmato e che certamente non stava cercando. Serenità e tranquillità necessitano di un sonno indisturbato e, a sentire le lamentele, sembra che i fastidi causati dall'alto livello acustico degli spettacoli notturni nella cittadina jonica quest'estate si siano ripetuti spesso. E questo altro non è se non "serendipity". Così come lo è quando il turista va a cercare un buon ristorante e invece scopre sulla costa una spiaggia fatta ad hoc per le sue abitudini, o quando il ragazzino rassegnato a dover stare lontano dai miti della televisione che tutto l'anno gli hanno tenuto compagnia, trova alla festa del paese invece della banda gli amici della De Filippi, con il dispiacere dei nonni che spesso devono accettare che anche le feste patronali sono cambiate. Ma da dove arriva questo termine, abbastanza di moda in America e che sembra fatto al caso nostro? La spiegazione la troviamo in uno scritto di Beppe Severgnini che dice: "secondo la leggenda, il sultano di Serendip (l'attuale Sri Lanka) partì per cercare l'oro. Si spinse lontano, attraverso' monti e vallate, ma non lo trovo'. Trovo invece tÈ di qualita' superba, che alla fine si rivelò più prezioso dell'oro. Basandosi su questo e altri racconti popolari dove gli eroi facevano scoperte per caso, lo scrittore inglese Horace Walpole (1717-1797) conio' il vocabolo 'serendipity' ". Ed allora se i nostri turisti non hanno trovato la tranquillità che cercavano ma hanno scoperto però uno splendido mare, delle manifestazioni culturali di qualità e degli ottimi piatti, soprattutto di pesce, sarebbe bello che portassero questi ricordi con loro, come il Tè di qualità che si rivelò più prezioso del metallo pregiato.Fabio Guarna (Fonte: il Quotidiano della Calabria)

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È morto in un incidente Lucio Moraca

Comunità soveratese sconvolta per il terribile incidente nel quale ha perso la vita domenica pomeriggio il giovane Lucio Moraca. Lucio si trovava a bordo della sua moto nella pre-sila quando per cause ancora da accertare è sbalzato dalla sella. Ci lascia un bravissimo ragazzo, un esperto in informatica, settore in cui Lucio operava con successo, un amico sincero e leale di cui Soverato sentirà per sempre la mancanza.

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Soverato, viabilità, rumori, analisi sulla ricettività

A Soverato non si risparmia su niente. Nemmeno sul senso del ridicolo. Che, anzi si spreca.. Ricordate la noiosa "querelle" sul nuovo regolamento stradale? Sono intervenuti sul tema i massimi strateghi della viabilità. Sarà meglio salire da via Cassiodoro e scendere da via Pitagora? O viceversa? Un dilemma a petto del quale quello d'Amleto diventa uno scherzo. Sapete tutti come è andata a finire. Da via Cassiodoro non si può ora né scendere né salire. E in via Pitagora sarà presto la stessa cosa. In via Miloni e sul marciapiede del lungomare è un'impresa camminare. Via S.Giovanni Bosco è una teoria ininterrotta di autoveicoli in sosta. Insomma l'area su cui sorge l'ex Comac è letteralmente assediata da bancarelle e autoveicoli. Il centro storico della nostra città è diventato un "suk" un bazar. E sarà così per tutta l'estate. E i rumori molesti. Gli abitanti di quel quartiere sono ridotti alla disperazione. Ma ora che ricordo, sull'area di quel fatiscente baraccone non doveva sorgere un Grand Hotel? Ed a proposito di alberghi penso che qualcuno non sia ancora a conoscenza d'una notizia che non mancherà di sorprenderlo. Il Dott. Caminiti, presidente della Federalberghi per la Calabria ha ritenuto non solo opportuno, ma doveroso rendere pubblica una verità che molti, certo in buona fede, continuano a non volere accettare. "La realtà, come diceva Aristotele, consiste nell'affermare quello che è, e negare quello che non è". Anche se come tutti sanno "La verità è figlia del tempo". Alla luce di queste ovvie considerazioni, sentiamo ora cosa dichiara il Dott. Caminiti. "Da una nostra indagine risulta che la Calabria è ai primi posti in Italia per numero di alberghi. Che in buona parte restano vuoti. È inutile perciò costruirne altri se mancano le presenze.Quelli esistenti bastano e avanzano. La nostra regione non ha bisogno di costruire altri alberghi. È come se un'industria riscontrasse d'avere i magazzini pieni di merce invenduta e decidesse di aumentare la produzione per risolvere il problema". Cosa diranno adesso coloro che vogliono farci credere che la costruzione di nuovi alberghi rappresenti la condizione indispensabile per un vero decollo turistico? Ed ecco che alla fine, l'alibi è miseramente crollato. Lo stesso rappresentante degli albergatori ha sfatato una leggenda. Non sono gli alberghi che mancano. Mancano solo quelli che hanno la capacità di riempirli. E vogliamo, per favore, mettere da parte la solita patetica retorica del patrimonio artistico,culturale,paesaggistico. Ne è piena l'Italia tutta di queste belle cose. Ma non dobbiamo scoraggiarci perché il futuro è quasi sempre diverso da come l'abbiamo immaginato.Adriano Pecci (Fonte: il Quotidiano della Calabria)

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Soverato. 2 appuntamenti

SOVERATO - "La città che vogliamo: Soverato, una stagione per pensare…insieme" è il tema del convegno che si terrà il primo agosto presso il Lido VerdeMare di Soverato alle ore 21,30. I lavori del convegno presentati da Pino Nucera e moderati da Matteo Caridi...

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Il "caso" Matteotti arriva a Roma

Interrogazione ministeriale del deputato Nesi sul cambiamento dell'intitolazione della piazza IL "CASO" MATTEOTTI ARRIVA A ROMA Chiesto l'intervento del Viminale sulla decisione della giunta comunaleSoverato non può cancellare Matteotti e la sua storia. Un imperativo divenuto irrinunciabile per Carlo Mellea, Presidente dell'Osservatorio Falcone-Borsellino-Scopelliti fin dal giorno in cui la giunta Soveratese di Raffaele Mancini decise attraverso una delibera di rimuovere l'intitolazione di una piazza Soveratese dedicata alla vittima del fascismo. E la battaglia di Mellea è andata avanti fino ad arrivare sul tavolo del Ministro degli interni per mezzo di Nerio Nesi, deputato del Parlamento, il quale attraverso una interrogazione ha chiesto al rappresentante del Viminale chiarimenti dopo avere premesso come si legge dagli atti parlamentari che "la giunta del Comune di Soverato (in provincia di Catanzaro) ha deliberato di togliere da una piazza della città il nome di Giacomo Matteotti alla quale la piazza stessa era dedicata". Nesi ha rilevato che "il Ministro interrogato, in analoghe questioni, ha fornito risposte antitetiche (si vedano le risposte alle interrogazioni n. 4-4348 e n. 4-2370), in ordine alla vigenza del regio decreto n. 1158 del 1923 (convertito dalla legge n. 473 del 1925) e della legge n. 1188 del 1927". Pertanto il parlamentare ha chiesto di sapere se il vertice del Viminale "ritenga tuttora vigente la richiamata normativa e - in caso affermativo - quali valutazioni il Ministro interrogato esprima e quali iniziative intenda adottare in ordine ad un atto che all'interrogante appare gravemente lesivo della storia del nostro Paese, della quale Giacomo Matteotti - assassinato dalla teppaglia fascista nel 1924 - è uno dei più alti e luminosi rappresentanti". Nell'apprezzare la sensibilità dell'On.le Nerio Nesi per la problematica, il presidente dell'Osservatorio non ha mancato di ricordare la grande figura del martire del fascismo, il cui gesto di cancellarne la memoria nella cittadina jonica merita un profondo sdegno. Matteotti racconta Mellea va ricordato a fronte dei meriti democratici e del coraggio dimostrato. "Il deputato socialista denunziò con vigore in Parlamento, nel 1924 i brogli elettorali che avevano consentito la vittoria al movimento fascista. Per questo - sottolinea il Presidente dell'Osservatorio - fu sequestrato (su ordine, peraltro controverso, di Mussolini) dagli scherani del duce sul lungotevere e subito dopo malmenato sino alla morte o addirittura deliberatamente ucciso. Mussolini - continua Mellea - negò sempre ogni responsabilità ma l'indignazione nel Paese fu enorme tanto che l'opposizione abbandonò il Parlamento e simbolicamente si ritirò sull'Aventino. Prolungandosi l'Aventino, Mussolini che per un momento rischiò il tracollo del suo regime si riprese con il famoso discorso sull'aula sorda e grigia (il Parlamento) di cui avrebbe potuto fare "un bivacco di manipoli"; si assunse la responsabilità dell'evento ("ebbene se il fascismo è un'associazione a delinquere io sono il capo dell'associazione; mi assumo tutta la responsabilità politica, morale e storica di quanto è accaduto") e istituì il regime imponendo la censura e quant'altro". Intanto la targa Piazza Matteotti ancora non è stata rimossa e le speranze di Mellea e tanti cittadini è che essa possa restare al suo posto affinché il nome del martire fascista non venga cancellato dalla toponomastica cittadina.Fabio Guarna (Fonte: il Quotidiano della Calabria)

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Satriano. È morto l'assessore Teodoro Matozzo

COLTO DA UN MALORE È MORTO TEODORO MATOZZO, ASSESSORE ALLE ATTIVITÀ PRODUTTIVESATRIANO - È stato un lunedì nero per la comunità satrianese. Nel primo pomeriggio, colto da un malore mentre si trovava nel suo appartamento, sito nella zona alta della città, è morto Teodoro Matozzo, assessore alle attività produttive della giunta Battaglia. I familiari accortisi delle condizioni dell'esponente politico, hanno immediatamente allertato il primo cittadino Domenico Battaglia medico di famiglia e sanitario del 118. Il sindaco, come egli stesso racconta, si trovava nella Marina di Satriano e ha in breve tempo raggiunto l'abitazione di Matozzo. Le condizioni dell'assessore sono subito apparse gravi e a nulla sono valsi i tentativi di rianimarlo attraverso un massaggio cardiaco. Intanto arrivava il 118, una circostanza notata nella piazza Spirito Santo del paese da molti cittadini, che si sono chiesti cosa fosse mai successo. E molti hanno pensato all'assessore Matozzo, vedendo che il mezzo d'emergenza si dirigeva verso la sua abitazione. Purtroppo l'equipe del 118, non ha potuto far altro che constatare il decesso dell'esponente politico. La notizia è rimbalzata da ogni parte del paese e ha gettato nello sconforto gli abitanti. Matozzo, molto conosciuto in città, era un militante storico di An. Stimato da tutti, da qualche anno era in pensione, dopo avere svolto per molto tempo, le funzioni di guardia comunale. "Moriu a guardia Matozzo" si diceva in Piazza come sempre accade in caso di morte improvvisa d'un soggetto cittadino molto noto e unanimamente apprezzato. Matozzo nato nel 1947 e quindi non ancora sessantenne era stato notato, in perfetto stato, muoversi in mattinata per le vie cittadine e attingere nel suo percorso vari negozi e servizi.Fabio Guarna (Fonte: il Quotidiano della Calabria)

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Hiroshima, a Fabio Guarna risponde Sergio Romano sul Corriere della Sera

Tratto dal Corriere della Sera del 23 luglio 2005 Hiroshima 60 anni dopo: rimorsi, indifferenza, cinismoSi narra, e la stampa in passato se ne è occupata con autorevoli firme, che uno fra coloro che lanciarono la bomba su Hiroshima decise di ritirarsi nella Certosa di Serra S. Bruno e di trascorrere nelle vesti di certosino il resto dei suoi giorni in regime di clausura. Lei ne sa qualcosa? E in caso di risposta negativa, sa almeno qualcosa più in generale di ciò che fu di coloro che sganciarono la bomba?Fabio Guarna, Soverato (Cz)Caro Guarna, alla sua domanda sul pilota divenuto trappista non so rispondere. Ma posso cercare di dare una risposta al suo secondo quesito ricavando qualche informazione dal libro dello scrittore e regista inglese Stephen Walker (Appuntamento a Hiroshima) apparso ora presso Longanesi. Al momento della pubblicazione del libro in inglese i superstiti dell'Enola Gay (l'aereo che lanciò la prima bomba atomica il 6 agosto 1945) erano tre: Paul Tibbets, Dutch Van Kirk e Morris Jepson. Il primo aveva novant'anni e ha sempre dichiarato di non avere alcun rimorso: «Mi avevano ordinato di farlo. Se mi ordinassero oggi di fare una cosa simile, mi comporterei come mi hanno insegnato in tutti questi anni di servizio militare, cioè obbedirei senza problemi». Walker ricorda che nel 1976 Tibbets suscitò scandalo volando su un bombardiere B29 restaurato, durante una manifestazione aerea nel Texas, e simulando il lancio di un ordigno nucleare. A terra, non appena la falsa bomba toccò il suolo, un gruppo di artificieri confezionarono una esplosione a forma di fungo di fronte a quarantamila persone. Il sindaco di Hiroshima disse che lo spettacolo era grottesco, il governo giapponese protestò, il governo americano presentò le sue scuse e Tibbets disse di non riuscire a «capire il motivo di tutto quel polverone». Il secondo, Van Kirk, aveva ottantaquattro anni e non ha mai avuto rimpianti. «Non ho bisogno di scusarmi, dice, perché in tutta onestà credo che la bomba abbia salvato molte vite». Il terzo, Jepson, ha detto di essere d'accordo con Van Kirk, ma in una intervista, molti anni fa, dichiarò che sarebbe stato possibile usare la bomba per dare una lezione ai giapponesi «senza distruggere una città». Un membro dell'equipaggio morto qualche anno fa, il mitragliere di coda dell'aereo Bob Caron, disse di avere provato, guardando le fotografie della distruzione, «un po' di senso di colpa». In un'altra occasione, quando era più avanti negli anni, disse anche: «Quando penso alle bombe a fissione o a fusione di oggi mi chiedo se non stiamo inoltrandoci nel territorio di Dio». Queste sono le reazioni e i ricordi di alcuni fra coloro che parteciparono al primo bombardamento atomico della storia. Fra quanti erano stati direttamente o indirettamente coinvolti nell'operazione, le reazioni furono diverse. Al ritorno nella base del 509° gruppo aereo, da cui era partito, l'equipaggio dell'Enola Gay ebbe un'accoglienza trionfale e venne festeggiato, applaudito, decorato, filmato e fotografato. Il generale Leslie R. Groves, direttore del Progetto Manhattan, rimase fino alla fine della sua vita un «accanito sostenitore della bomba». Non aveva alcuna intenzione di scusarsi: «Non siamo stati noi a cominciare la guerra ». Alcuni scienziati (Leo Szilard, J. Robert Oppenheimer) e uomini politici (il segretario di Stato alla Guerra Henry Stimson) provarono una sorta di rimorso. Non ebbe rimpianti invece il presidente degli Stati Uniti Harry Truman. Quando il Consiglio federale delle Chiese di Cristo in America gli manifestò con un telegramma una decisa ostilità all'uso delle armi atomiche, Truman rispose: «Nessuno è più turbato di me, ma sono stato molto turbato anche dall'attacco arbitrario dei giapponesi a Pearl Harbor e dal fatto che abbiano ucciso prigionieri di guerra». Ripeté grosso modo gli stessi concetti nella lettera con cui rispose nel 1958 a un messaggio del sindaco di Hiroshima. La firmò e la dette al suo segretario con queste parole: «La manderemo per posta aerea (il corsivo è mio, s.r.). Assicurati che sia opportunamente affrancata».Sergio Romano

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La città onora l'opera di papa Wojtyla

Inaugurato il nuovo tratto di lungomare dedicato al Pontefice scomparso LA CITTÀ ONORA L'OPERA DI PAPA WOJTYLA Taglio del nastro per mano del sindaco Raffaele ManciniSOVERATO - C'era la banda città di Soverato, le forze dell'ordine al completo con l'intero corpo dei Vigili Urbani all'inaugurazione del nuovo tratto di lungomare intitolato a Giovanni Paolo II. Nell'occasione è stata presentata dal comandante Francesco Battaglia anche la nuova doblò fiat 1900 jtd in dotazione al comando dei vigili urbani di Soverato. Si tratta di un mezzo trasformato in ufficio mobile e dotato di diversi servizi fra cui un defribrillatore. È toccato al vicesindaco Pietro Matacera tagliare il nastro e dichiarare, fra gli applausi, ufficialmente in funzione questa nuova autovettura. Quindi si è passati all'intitolazione del nuovo tratto di lungomare. Presenti, come dicevamo autorità militari, civili e religiosi. Fra queste il sindaco di Squillace Guido Rodio, l'assessore provinciale Giovanni Mirarchi e il consigliere regionale Fausto Talarico. Il sindaco di Soverato, Raffaele Mancini dopo una splendida esibizione della banda musicale ha spiegato, ringraziando l'architetto Paolo Maida, il significato simbolico dell'opera e dei disegni che rendono la pavimentazione di questo nuovo tratto di lungomare particolarmente suggestiva. Un moto ondoso farà dunque da battistrada per tutti coloro che passeggeranno sul lungomare Giovanni Paolo II. Un percorso che sembra quasi un continuum con la riva del mare. Raffaele Mancini ha ringraziato Don Italo Sammarro dicendo che egli rappresenta il faro dell'umanesimo di Soverato così come Papa Giovanni Paolo II ha rappresentato il faro dell'umanesimo del mondo. Ha lasciato la parola quindi al parroco di Soverato, il quale nel suo breve ed efficace intervento, con commozione rivolgendosi ai fedeli ha detto: "Giovanni Paolo II vi ama e noi - ha continuato - amiamo Giovanni Paolo II". Un grande applauso ha accolto le parole di Don Italo, il quale ha recitato il Padre Nostro e benedetto il nuovo tratto. Il classico taglio del nastro è stato opera del primo cittadino, visibilmente soddisfatto. Insieme a lui, naturalmente, la giunta cittadina.Fabio Guarna (Fonte: il Quotidiano della Calabria)

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Linea ferroviaria ionica – interrogazione del Senatore Nuccio Iovene

COMUNICATO STAMPA ----------------------------- LINEA FERROVIARIA IONICA E SOPPRESSIONE FERMATE: IOVENE, RIVEDERE LA POLITICA DI TRENITALIA IN CALABRIAInterrogazione a risposta scritta Iovene. - Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti - Premesso: - che in Calabria, e soprattutto sulla linea ionica, numerose sono state in questi anni le soppressioni sia di treni a lunga percorrenza che di quelli locali senza tenere conto dei bisogni e delle esigenze delle popolazioni e dei territori; - che i trasporti ferroviari in Calabria mantengono ancora oggi un'assoluta importanza sia per le varie esigenze dei cittadini che per lo sviluppo e l'economia dei territori; - che con le scelte compiute nel settore dei trasporti si mortifica il Mezzogiorno e si rende sempre più marginale la Calabria, soprattutto nel suo versante ionico; - che in Calabria c'è forte preoccupazione per il progressivo depauperamento della linea ferroviaria ionica tanto che nel corso degli ultimi anni si stati numerosi gli incontri e le iniziative da parte dei cittadini, amministratori locali e comitati per la difesa ed il potenziamento della linea ferroviaria ionica; - che con l'entrata in vigore dell'orario estivo Trenitalia ed Rfi (Rete ferroviaria italiana) hanno deciso la cancellazione di alcune fermate dei treni a carattere regionale lungo la linea ionica catanzarese con la conseguente chiusura di molte stazioni lungo la linea (Squillace, Montepaone, S. Andrea J., Badolato, S. Caterina J, Guardavalle); - che la soppressione delle fermate ha riguardato nella tratta Catanzaro Lido - Reggio Calabria i seguenti treni regionali: 34839, 8529, 35013, 34817, 34775, 34833, 34753; e nella tratta Reggio Calabria - Catanzaro Lido i seguenti treni: 34838, 34842, 12714, 8532, 34846, 34848, 35012, 34750, 34836, 35018; - che tale soppressione comporta notevoli disagi ai cittadini della zona nel raggiungere il capoluogo di Regione, Catanzaro, Lamezia Terme e i treni a lunga percorrenza. Per fare un esempio il treno per Lamezia Terme da Soverato parte alle ore 9.10 e arriva alle ore 11.07, l'Eurostar (treno 9384)per Roma parte da Lamezia alle ore 11.04; - che tale decisione priva di un servizio di enorme utilità i comuni costieri e montani della fascia ionica calabrese in pieno periodo turistico, nonché le migliaia di turisti che ogni anno raggiungono Squillace, S. Andrea J., Montepaone, Badolato, S. Caterina J., Guardavalle in provincia di Catanzaro e le vicine località di villeggiatura, tutte zone ad alta vocazione turistica; - che risulta allo scrivente che non sono stati attivati collegamenti sostitutivi su gomma; considerato - che la linea ferroviaria ionica decretata nel 1862, un anno dopo l'Unità d'Italia, fu la prima ferrovia della Calabria; - che già nel 1864 aprirono i primi cantieri, nel 1867 entrarono in servizio i primi treni e nel 1890, attraverso la diramazione Metaponto-Battipaglia, si misero in comunicazione la Calabria (e la Sicilia) con Napoli, Roma ed il nord d'Italia; - che la linea ferroviaria ionica oltre che mezzo di comunicazione importante per l'intera regione, anche perché la linea tirrenica è stata costruita parecchio tempo dopo, rappresentò un grande fattore di sviluppo per le coste dell'antica Magna Grecia; - che già dalla metà degli anni ottanta anziché provvedere all'elettrificazione complessiva ed al raddoppio dei binari, per ammodernare una linea ferroviaria ormai centenaria, le Ferrovie dello Stato optarono per il lento e graduale impoverimento della ferrovia ionica; - che la zona ionica meridionale della Calabria ha un bacino di utenza superiore ai 300.000 abitanti e da anni è mal collegata al resto d'Italia; - che il mancato collegamento ferroviario con la fascia ionica calabrese oltre ad arrecare un danno alle popolazioni residenti arreca un danno agli operatori turistici della zona; - che da anni il servizio offerto da Trenitalia nella zona ionica calabrese è carente con continue soppressioni di servizi, ritardi alcune volte incalcolabili, carrozze non adeguate, stazioni chiuse; - che i continui cambi di orario, la soppressione di treni e la cancellazione di alcune fermate creano numerosi problemi ai viaggiatori sia pendolari che occasionali; - che occorre che tutte le parti in causa collaborino al fine di mettere in atto una concreta politica dei trasporti in grado di garantire un sistema di mobilità integrata; si chiede di sapere - se non si ritenga la scelta di Trenitalia di cancellare alcune fermate dei treni a carattere regionale lungo la linea ionica catanzarese con la conseguente chiusura di molte stazioni lungo la linea (Squillace, Montepaone, S. Andrea J., Badolato, S. Caterina J, Guardavalle) proprio durante il periodo estivo una scelta sbagliata; - quali iniziative si intendono mettere in atto al fine di far recedere la società Trenitalia dalla decisione adottata e ripristinare le fermate soppresse; - quali iniziative si intendono mettere in atto affinché la società Trenitalia garantisca un servizio adeguato tenendo conto anche delle caratteristiche di quella particolare area geografica, la vastità dell'utenza, la condizione socio-economica e il periodo estivo.

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